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News e appuntamenti


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IN LIBRERIA

18 maggio 2008

Intervista al bambino nel documentario D'Amore Si Vive (1984) di Silvano Agosti

Cosa ne pensate?
Tutta farina del suo sacco? :)

16 maggio 2008

Markette



Il paese a forza di fare markette, è andato a puttane.

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14 maggio 2008

Forma e sostanza

Passato il lunedì - ho avuto una discussione riguardo il solito trito e ritrito argomento forma-sostanza.

Parliamo nel genere letterario per il momento leviamo di mezzo le alte forme "artistiche" - le persone con cui ho avuto la discussione sostenevano che se uno scrive bene, ma dice delle "banalità" - il prodotto non è valido. E va bene, fino qui potremo essere d'accordo, almeno parzialmente. Però, se io dico delle scemenze tipo metti caso "i bacherozzi affogati nel miele", mettiamo sempre caso eh - la forma in cui lo dico - condiziona chi legge, questo credo sia indubbio. Dà eventualmente forma anche all'irrilevante, facendo dell'irrilevante qualcos'altro.

L'architettura di una frase, di un racconto, di un romanzo, è o non è, quella che dovrebbe dare il tipo di emozione che noi stessi che scriviamo, pretenderemo di dare a chi legge? Possimo avere molte pretese in questo senso e più ci sentiamo "affinati nell'animo" in positivo o i negativo - più ci rendiamo conto quanto lavoro (di cuore, di testa e di penna) c'è da fare per poter rendere l'idea di un sentire, e l'idea la puoi rendere mescolando il sentimento alla tecnica, non c'è pezza.

Dobbiamo in fin dei conti aver a che fare con tutte le altre percezioni che derivano da storie differenti - se non teniamo conto di questo il nostro è un lavoro fallimentare già in partenza, e non parlo di "compiacere il lettore". Ma sto andando fuori tema come si dice.

Al di là del dettaglio da rendere - credo che anche parlando del quotidiano - saper scrivere sia tra tante altre cose - la capacità di rendere straordinario un evento ordinario. In questo caso, davvero la forma diviene sostanza anche quando la sostanza sembra non esserci, come credo che cose importanti se sono scritte nel modo sbagliato vengano declassate della loro potenzialità.
Ne sapeva qualcosa Queneau quando ha scritto esercizi di stile - dove l'autore svolge in moltissimi modi differenti l'avvenimento di un tizio che a bordo di un autobus, a mezzogiorno, un uomo si lamenta per le spinte e la folla. Appena può si siede. Più tardi, racconta il tutto ad un amico, che gli dice di mettere un bottone sul suo soprabito.

Quindi mi son sentita dire che scrivere scemenze scritte "bene" è una bestemmia. Va bene, io dico che ci sono bestemmie peggiori, ci son scemenze scritte in maniera scema, e anzi io credo ancora peggio come già dicevo - eventi significativi scritti in maniera accademica che è il più gran torto che uno che scrive può fare essere schiavo delle accademie, e degli insegnamenti che cerca di eseguire perché senza questi si sentirebbe perduto. Lo metto alla stregua di chi compra vestiti costosi, perché si affida ad un ipotetico valore del soldo che fa da garante, supplisce ad un'incapacità di sentire cosa sia "il buon gusto" che magari si può rimeditare tranquillamente ai mercatini.

"Scritto bene" ecco poi bisogna sempre capire cosa significa bene. io bene intendo con una voce propria,a quel punto anche una scemenza scritta bene, ha un senso. Altri contenuti più complessi, invece cedo proprio possano assolutamente prescindere una certa struttura articolata per essere espressi, parlo soprattutto a un certo tipo di filosofia dove alcuni filosofia Deleuze Deridda Guattari ecc...ma anche altra filosofia - quelli hanno fatto del proprio linguaggi il linguaggio, o poi è anche vero che certe complessità non si possono esprimere a loro volta con un linguaggio semplice, perché partono già da delle strutture complesse.

L'altra obiezione che mi è stata fatta: io sostengo che la scrittura sia come le altre arti un insieme di tecnica e significato, invece pure qui a dire che se nelle altre forme artistiche come pittura, scultura ad esempio, la forma diviene il tutto (il che è un falso anche questo), invece nella scrittura essendoci la semantica di mezzo non si può pensare alla scrittura come un'arte data dalla forma, ma la priorità è il contenuto. Io beh vi lascio la palla a voi, si parlava l'atro giorno del lire se quella frase l'avesse detta pinco pallino anziché Carmelo bene. Ma teniamo fuori dal gioco la letteratura sperimentale, non vale.

12 maggio 2008

Sol che passi il lunedì - bacherozzi a colazione

Ieri capita che come capita ogni domenica sera vado a Bologna, arrivo a Bologna che lì ci sto 3 giorni a settimana, e dormo a casa della fidanzata del mio ex preferito.
A parte che è sempre un casino il lunedì lì a Bologna - perché viene la donna delle pulizie che fa un gran casino nel pomeriggio, e io nel pomeriggio devo dormire assolutamente - e mi rovina il sonno che c'ha quel minchione di aspirapolvere che mi passa sopra il sonno.

Allora tipo due settimane fa di lunedì - ho detto "c'ho sonno" se vien la filippina con l'aspirapolvere sta volta io la pago perché lasci la casa sporca - allora ho preferito tornare a Modena - che ho detto adesso dormo a casa, anche se faccio 50 minuti di treno in più, ma dormo che dormo. Arrivo a casa e c'erano di fuori nei viali quelli che tagliavano gli alberi con la motosega. Mi è venuto un nervoso, che io non so mica eh

Comunque questo è niente. La settimana scorsa sempre di lunedì ho detto, ah c'è la filippina che mi passa l'aspirapolvere sopra il sonno, "ah che sonno che c'ho che sonno, ma proprio un sonno da far invidia alla morte". Che di notte specifico non dormo molto che scrivo, allora poi è un casino di giorno dico .
Arrivo a Modena, arrivo davanti casa, mi rendo conto che non ho le chiavi per entrare. Ah bene bene, non ho le chiavi. E io c'avevo un gran sonno eh.

Comunque poi mi è venuto in mente che una copia delle chiavi le avevo lasciate al mio amico che scrive anche Gianfranco Mammi, - così lo chiamo e gli dico "sgrunt son rimasta fuori c'hai le chiavi?"
Lui era al lavoro che è in una biblioteca, allora m'ha detto "mezz' ora arrivo in bici in centro che vado in casa e te le porto".
Bene allora! nella sfiga che culo dico. Però un caldo boia e c'avevo la giacca che colava e anche il computer su una spalla che mi colava la spalla, e allora io camminavo tutta storta sotto il sole che lui mi è venuto in contro con le chiavi.

Allora da lì torno sulla via Giardini di Modena e arrivo davanti casa e apro il cancello e arrivo al 2 piano, metto dentro le chiavi che mi ha dato Gianfri e non girano un cazzo, e le ho girate così tanto quelle chiavi che mi son quasi storta una mano. E dire che c'avevo sonno.
Poi allora ho detto, eh n! adesso chiedo alla padrona che abita davanti il mio interno - che saprà di sicuro sta bazza delle chiavi. Allora suono alla vecchietta.
Mi apre e mi dice, signorina c'è giusto da pagare la luce e la pulizia delle scale.
E io le dico sì che le pago, ma che ho bisogno della chiave, e dice che non ce l'ha mica la chiave, che mi ha dato tutte le copie.

Allora poi gli mostro quella che mi ha dato il mio amico e mi dice battendoci su con l'unghia ricurva- che quella è mancante di un dentello - che è per la donna delle pulizie che apre solo da dentro. io non ho mica capito, ma perché mi ha smollato una chiave che non apre, pensa che abbi anche i soldi per una donna delle pulizie, che per di più mi frattura i maroni come fa la filippina Bologna? In ogni caso anche se fosse, metti caso mai, con quella copia che apre solo da dentro, ma come cazzo fa ad entrare la donna delle pulizie, insomma? Non c'era verso.

Poi allora che lei è calma tanto non fa 'na minchia tutto il giorno, e mi dice ancora che c'è da pagare al luce e le pulizie delle scale, io le dico di sì che adesso i soldi glieli do, prima che mi si colino entro la giacca - e la badante che è scaltra - le fa notare che c'ho fretta, che visto che aveva capito la situazione, qui senza chiave dovevo tornare indietro. E dire che c'avevo sonno.
Allora la vecchietta mi dice, ma non è che magari hai lasciato una finestra aperta?
Io allora m'illumino, (non d'immenso ve lo poso garantire) vado giù a vedere se c'è una finestra aperta - scendo e c'era nel cortile uno con la barba che pare Hemingway che era lì che spazzava le foglie (lo fa sempre), e gli chiedo se al secondo piano vede una finestra aperta...
Lui continua spazzare le foglie, po quando vede che trastullo il braccio colato - poi mi dice che è sordo.
Allora una finestra aperta c'era, e io torno dalla signora e le dico: signora c'è una finestra aperta, dalla parte della strada, lei mi dice, ah mi son ricordata che la scala arriva solo fino al 1 piano.

Ah va bene allora torno a Bologna. Che mi sarei buttata sotto una pianta a dormire, che tanto i rami li avevano segati la settimana prima.

Sera ormai - salgo sull'autobus - arrivo in stazione prendo il treno arrivo a Bologna, che non ce la facevo più, sempre con la spalla che mi colava sempre di più - c'è il portiere che ci prova sempre, ma visto che ero mal messa ha fatto meno complimenti del solito, invece di dirmi signorina com'è distrutta l'aiuto. No! me lo dice quando son messa bene che non ne ho bisogno.
Arrivo su in casa piano 7 e trovo la la filippina che se ne andava - senza aspirapolvere eh. la casa odorava di pulito, e gli avrei sbattuto mastrolindo in culo, visto che era tutta colpa sua se avevo deciso di tornare a casa.

Vedo che le chiavi le avevo lasciate in camera a della casa a Bologna e poi la sera arriva anche e la Luisa che è la morosa del mio ex, e anche incazzata mi dice che son troppo disordinata e dice che la settimana indietro ho lasciato il miele aperto e ci son andati dentro 2 bacherozzi, due scarafaggi che son morti dentro il miele.
allora io gli ho detto

"Hai visto? volevano fare gli ingordi, e son morti di glicemia"

C'era anche il mio ex che gli veniva da ridere anche a lui - che però era anche incazzato che no si lascia il miele aperto, però gli faceva ridere dei bacherozzi e la glicemia. Allora lei se l'è presa che anche a lui veniva da ridere, e si è chiusa in camere a due mandate. E lui mi diceva dài dille qualcosa, e a me veniva ancora da ridere, che ero disperata in realtà.
Che io non ce la faccio chiudere i barattoli di miele. Mi dimentico.
Poi è uscita dalla camera che gli era passata l'incazzatura, e siamo andati a mangiare un gelato al pistacchio. Oh ma quei bacherozzi, gli è esplosa la vena del glucosio.

Comunque in genere, tutto questo per dire che il lunedì non è un gran giorno.

11 maggio 2008

Qualcosa sul femmnile da Carmelo Bene


Io, non c'è un niente da fare, mi rendo conto che son la prima ad avere degli stereotipi piantati nella testa che la donna bella, e bella quando è giovane e bella, poi può diventare anche affascinante - cioè poi "può essere anche bella" anche per altre cose, ma per altre cose.
A proposito di femminile rileggevo Carmelo Bene, il libro a cura di Giancarlo Dotto. Lascio a voi.

Domanda di Giancarlo Dotto

Lydia (Mancinelli) invecchiava e le donne che invecchiano sono per te uno spettacolo insostenibile

C.B. -
Non è questo. Lydia invecchiava bene, Forse l'ultimo anno un po' cominciava a risentirne. Dopo i quaranta, la donna attraversa una fase delicata. Non era facile chiudere così dopo anni ininterrotti, senza mai una piega. Dove anche le risse erano unione. E poi, cinicamente parlando, il fatto che si sia tolta allora, non convenne tanto a lei. Col fiscalista facemmo i conti residui della società, passai tutto, quel poco a Lydia e ricominciai da capo. Non era la prima volta, Continuavo impunito, lei cominciava a non tollerare più questi letti affollati con ragazze che sembravano bambine ma erano un'iradiddio...Lydia era Pentensilea, un'amazzone, invulnerabile, radiosa. L'età cominciò a fiaccarla e io...dovevo passare ad altro. (...)


09 maggio 2008

Non si diventa ciechi

Leggevo qui e là per il web discorsi riguardo la masturbazione, e trovo veramente incredibile l'ignoranza che c'è in giro.
Va bene che oggi i blog li tengono anche ragazzini di 12 anni e magari non si può certo pretendere espongano una visione del mondo più o meno reale, o chissà - però trovo davvero impressionante il fatto che si parli ancora di vergogna o riguardo la masturbazione femminile - o che si associ immediatamente solo a quella maschile .
O ancora queste frasi "sì, le donne lo fanno, ma non lo dicono - sono delle gran porche"
O che si dica che la psicologia umana non è normale, quindi le cose si fanno e non si dicono.
Cioè - allora dal mio punto di vista, è vero che in generale viene "più colpevolizzato" il piacere (fisico) femminile rispetto quello maschile - quindi la masturbazione che è meramente "eseguita" per il solo piacere fisico viene vista in maniera boh "peccaminosa" visto che on ci può essere nessun altro riscontro né procreatore, né di accondiscendenza del piacere maschile.

Davvero preoccupanti alcuni commenti, certo il web come il mondo è uno zavaglio. Poi cosa significa "porca non porca"? - cioè che una che gli piace godere è una porca? beh e se sì, allora? E poi come spesso accade si semplifica tutto, e si ragiona per genere M o F...

Poi esiste dal mio punto di vista la diversa complessità biochimica - ormonale - genitale, che nell'uomo mi pare sia più immediata anche proprio per una conformazione genitale - è lì... :) - e poi il condizionamento culturale che si riversa inevitabilmente anche sull'agire.
Conosco ragazze che effettivamente dicono di non masturbarsi perché non ci riescono, l'unico atto vero per loro è il rapporto con un compagno, perché non riescono all'idea. Son convinta che questa sì sia una deformazione culturale e non biologica - a meno che non ci siano difficoltà organiche - tipo dell'anorgasmia che condizionerebbe il desiderio, ma questo sarebbe riversato anche su di un eventuale partner.

Altra cosa strana che ho notato, che c'è anche chi vive la masturbazione dell'altro (nel caso della coppia) come una sorta di mancanza di rispetto tradimento (minore) naturalmente.
Ma non è così cavoli! La masturbazione è un rapporto intimo con se stessi. E a mio avviso non è certo un torto al partner (come non lo è affatto - ad esempio - il guardare della pornografia). Solo si ha piacere qualche volta di godere di sé, nei propri tempi, nelle proprie fantasie, senza dover rendere conto a nessuno e senza tradire nessuno, pensate voi se questo - nonostante "l'accompagnamento" non fosse possibile.

Io invece personalmente, trovo sopportabilissima l'astinenza fisica proprio per una possibile variante che è quella legata alla masturbazione: naturalmente credo anche in quella necessità sessuale, che nelle donne è - mi pare davvero - meno spiccata rispetto gli uomini, anche se come si vede dal sondaggio seppur in maniera minore, pure la frequenza maggiore indicata dalle donne stesse è il 29% contro il 50% maschile. Con abbastanza stupore invece leggo che c'è una minima parte circa uguale tra uomini e donne che praticano solo sesso fisico escludendo altre pratiche ad occhio e croce.

Insomma non si diventa ciechi - al limite ci si vede meglio.

08 maggio 2008

Storia fancazzista 3

Ogni tanto posto qualche storia fancazzista, prendetela per quello che è: una storia fancazzista.

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Dopo del tempo che me la menava sempre l’ho invitato a casa io. Meglio prendere l’iniziativa con quelli timorosi.

Allora dopo cena gli dico “bè dài allora arriviamo al dunque”

"Dunque… "dice lui.

"Ma Spogliati no. Vuoi trombare? Non vuoi trombare? Decideti, deciditi.Almeno spogliati".

Lui si è calato le braghe che prima non si era nemmeno levato le scarpe, ed era un po’ legato nei movimenti.

Mi siedo un attimo ha detto per acquistare un po’ di eleganza, sennò cadeva. Così si toglie le scarpe con le braghe calate e una volta spogliato ed è rimasto con i boxer.

Poi non ha detto niente.

Che ce l’aveva già fuori laterale, e un po’ di vergognava si vede che non diceva niente.

Io glielo ho guardato e vedo che c'ha l'uccello storto.

E dico, ma fa finta di niente, pensa che non me ne accorga che ce l'ha storto?

Allora gli chiedo, "he, ma com'è che ce l'hai storto?".

"Ah" dice, "sai quando ce l'ho nelle mutande lo tengo sempre dalla stessa parte".

"Tipo a sinistra gli dico?"

"Sì tipo a sinistra" mi risponde.E facendo così, si passa una mano nei capelli spostandosi il ciuffo a sinistra.

Allora dico, "come il ciuffo dei capelli insomma, che uno li porta come vuole. A destra o a sinistra"."

"Eh sì, solo che quando LUI prende la piega da una parte non è mica che lo rimetti a posto con il gel".

Così mette a ridere. "Ma cosa ti ridi?" pensavo .

E poi a enfatizzare "LUI". Ma LUI chi? Il cazzo?

E come lo pronunciava che ne andava fiero, LUI, come se fosse una persona, sì una persona taccata ai maroni. Pensavo.

Ma com'è che faceva finta di niente. Che pensava che non lo notavo che ce l'aveva storto?

Poteva dire anche "guarda mi dispiace, ha preso una brutta piega", o almeno ha preso una piega.

Ed io per gentilezza avrei fatto finta di non capire "Eh cosa?"

"Eh LUI", avrebbe detto ancora con enfasi, che anche se era una piega l'avrebbe comunque messo in un trono.

Ma quale trono e trono che poi mi vien sempre la vescica interna, laterale quando trombo uno che ce l'ha storto.

Provate voi avere dentro una cosa storta.

Insomma che non è per il verso giusto. Che va tutto storto. Ho preso una storta al piede, un tempo si diceva, ora ho preso uno storto.

Che mi fa una brutta piaga.

Be non glielo mica detto questo.

Ma quando se l'è rimesso via, gli ho detto, "va ben che sei comunista, ma mettilo anche a destra ogni tanto.

Così poi riga dritto".

"Eh cosa?" Mi dice lui

"No niente, niente, dico. era solo un pensiero a voce alta".

06 maggio 2008

a proposito di sé


Gadda scriveva "L'io è il più miserabile dei pronomi" - chissà cosa direbbe oggi a vedere quelle persone che parlano di sé in terza persona.
Oh, ed è pieno.

Lettera riguardo alle finte di suicidio

In questi giorni mi è stato postato un commento piuttosto lungo su un post precedente. riguardo l'eutanasia e il suicidio
Allora visto l'apprensione di chi l'ha scritto, ho pensato di metterlo qui, in quelli recente. Oggi, cioè il 6 maggio di un anni fa - tra l'altro è anche la data di suicidio si Atrax Morgue. http://gisy79.blogspot.com/2007/05/ancora-in-ricordo-atrax-morgue.html Rimando anche al suo post. Ciao Marco.


Ecco la lettera

Ci possono essere molti motivi che possono spingere al suicidio.. ma trovo che tutti siano superabili con molta buona volontà. La cosa che meno sopporto sono le "finte" del suicidio.. quelle farse che si fanno soltanto per attirare l'attenzione. Io mi domando, in questo caso, cosa diavolo potrebbe pensare, quale orrore potrebbe assalire il suicida quando si accorge che sta morendo davvero e che non è un gioco, che non può fermarsi. Sono innamorata di un ragazzo che usa fare così... gli ho chiesto di non tagliarsi e non fare più cose tanto stupide, ma ha iniziato ad accumulare così tanto rancore, che alla fine l'ho lasciato libero di fare come credeva. Vi dirò.. mi è sembrato di commettere un delitto, di fargli capire che della sua vita non mi importava più. Sono veramente arrabbiata con lui, lui finge di suicidarsi... e questo non lo sopporto. Non so più cosa fare con lui... per vendicarsi di un mio comportamento (reiterato, ma ognuno ha i suoi difetti :-(, ha finto di suicidarsi al telefono. Da quel momento, è cambiato qualcosa.. e lo vedo con occhi diversi, quasi che prima non avessi mai collegato la possibilità che morisse "realmente". Mi ha fatto orrore pensare a lui che si diverte a far scorrere il sangue dalla sua pelle... l'ho immaginato per la prima volta con un taglio alla gola. Ma la cosa che mi ha più colpito.. è stato ciò che ho pensato. Anche se ho urlato, sono restata lì ad ascoltare che non fingesse, ma poi i rumori duravano da troppo e mi sembravano proprio reali.. allora mi sono spaventata ed ho chiuso il telefono.. e.. ho pensato che fosse pazzo e che questo l'aveva portato a morire. I suicidi usano la loro morte per ferire gli altri... per lasciare un senso di colpa e di vuoto.

Ogni volta che sopravvive, ritorna con una voce che traspare gioia.. e mi dice che non l'ha fatto per me. Io resto un po' confusa, perché un momento prima, sembrava che non ero più il suo primo pensiero e gli dava fastidio se cercavo di fermarlo. Oppure era come se fosse colpa mia, che ero arrabbiata...
Senza dubbio, facendo così detiene il potere. Ne sono molto innamorata, poi so cosa vuol dire soffrire.. ma forse questo mi porta a non vedere le cose in modo oggettivo. Ormai ne ha combinate così tante, che dovrei lasciarlo e dimenticarlo... ma ogni volta è difficile, c'è sempre qualcosa che ci riporta insieme. In ogni caso.. sentire quei rumori al telefono per scherzo, è stato orribile. Risentirli poi, per davvero, per un'altro dei suoi suicidi "finti", è stato ancora peggio. Mi manca il cuore, ormai... Non so come comportarmi con lui.. cosa devo fare? Devo fare l'indifferente? E se poi muore veramente? Oppure devo dargli retta e continuare a sentire degli ultimatum al mondo? Sembra che i genitori non si accorgano di niente, eppure se ne va in giro bendato...
Sono contro il suicidio.

io dico

Moltissimi motivi che possono portare all'idea del suicidio, forse quasi tutti almeno almeno una volta nella vita, ci abbiamo pensato, anche se in maniera più o meno superficiale - arrivare al suicidio vero e proprio, è già più fatica sia per l'istinto base di sopravvivenza, sia e credo di averla vissuto, per il dolore che può provare nel provocare il dolore di chi amiamo e ci ha a cuore.

Tu parli anche di autolesionismo riguardo questo ragazzo, che è comunque uno stato mentale patologico, direi tutto sommato abbastanza diffuso, ma che va curato con attenzione.
E' logico che chi soffre di disturbi analoghi non li abbandonerà con una semplice richiesta.

Quasi tutti quelli che simulano suicidi, lo fanno con l'intento di avere delle attenzioni, o per ottenere quello che non sentono di avere, magari affetto, o una solitudine incolmabile.
Spesso, e il suicidio ne è l'esempio più eclatante, ma ce ne sono tantissimi altri - l'autolesionismo, è una forma di masochismo verso gli altri, come il sadismo stesso, è una forma di masochismo verso se stessi. Questo binomio è difficilmente dissociabile.

Ma non tutti i suicidi lo fanno davvero per ledere a chi rimane, alcuni sì, ma non tutti. Spesso, certi non ne parlano proprio, agiscono e basta.
Altre volte, sapere che c'è chi ci ama invece, anche in fasi in cui al suicidio ci si pensa frena l'istinto auto distruttivo per la volontà di non fare del male.

E' meglio vivere una vita d'inferno? io non credo, certo si devono fare molti tentativi per cercare di vivere al meglio possibile, e curarsi. Ma non sempre questo ha esito positivo. Naturalmente ogni situazione va vista e rivista da tante angolature e solo i veri coinvolti sanno cosa vivono, ma proprio per questo un aiuto esterno e lucido non fa certo male.

Sicuramente la persona con cui hai a che fare, ha problemi che non si risolvono solo a parole d'amici e fidanzata. sarà sempre inconsolabile, non abbandonarlo totalmente, ma non farti prendere dai sensi di colpa, se no gli darai più forza nel continuare a fare quello che fa, perché capisce d'avere un potere, e non va bene. io cercherei di parlare anche con le persone che conosci che possono essergli realmente vicine, genitori compresi questo punto.

04 maggio 2008















Il tempo è un complemento di luogo.


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03 maggio 2008

Domande della settimana n 2

Eccoci in un'altra domenica, quali saranno le domande che mi hanno stupita - o che mi sono segnata di motori di ricerca che hanno portato a questo bolg questa settimana

Quante copie ha venduto Poalo Nori

Allora, ma che curiosi, che curiosi, interessarsi alle copie vendute di un autore. A volte e garantisco - non lo sa nemmeno l'autore stesso. Ci si basa troppo spesso sulle chiacchiere - rispetto queste domande. Da una parte mi verrebbe da pensare che chi ha cercato una risposta simile sia qualcuno che ha a che fare con l'editoria, ma poi a pensarci bene - uno che ha a che fare con l'editoria - non la cercherebbe su internet una riposta tanta farlocca.
Comunque Paolo Nori (come saprà ben il nostro interessato) da anni pubblica
molto, spesso, e continua pubblicare molto, spesso - e quindi di conseguenza mi vien da rispondere. Tante. Almeno tante di più di quello che cercato questa risposta, che io non conosco, ma mi vien da pensarlo che sarà uno che anche se non è nell'editoria c'e ne avrebbe una mezza intenzione.

Perché è bello essere figa

beh non è che sarebbe nemmeno da spiegare, questo. Rispondo solo con la solita frase "Tira più un pelo di fXXX che un carro di buoi. Socialmenter sappiamo che la donna è identificata con la bellezza, molto più di quanto non la possa essere con tanti altri valori coesistenti, con questa diciamo qualità. Quindi essere "figa" nello stereotipo inteso del termine - corrisponde al suo potere per eccellenza in quanto identificazione - internamente ad una gerarchia di valori, che riguardo la donna in particolar modo...sono questi. Insomma, in poche parole, più sei figa, più hai una sorta di potere, ed avere potere alla fine anche senza esercitarlo, io dico che è una bella cosa. Ditemi il contrario.

Frasi sulle delusione

Vedo che speso arrivano con queste parole. Io non so, adesso me ne invento qualcuna.

- Perché ci deludiamo dell'ovvio? Lo stesso ovvio che applaudiamo poco prima.

- "Ed io che ti credevo"

- Se non eri sincero, era parecchio meglio.

- La delusione? Andare in vacanza e renderti conto che stavi meglio a casa. (risparmiando).

le altre famose

- "Questi giovani d'oggi! Non credono a niente. Noi alla loro età eravamo pieni di delusioni.

Altan

La delusione della maturità segue l'illusione della gioventù

Benjamin Disraeli

I giornali stimolano sempre la curiosità: nessuno ne posa uno senza un sentimento di delusionese; cjxpop

Charles Lamb

È il momento propizio per afferrare una delusione.

Ambrose Gwinnett Bierce

A leggere nel pensiero di certa gente si rischiano solo delusioni.

Roberto Gervaso

01 maggio 2008

La biografia al posto della vita

Parlando di myspace (e affini).
Certo si sa, oggi tutto serve per promuoversi. Ogni spazio virtuale parla di noi, ci dà l'illusorietà di poter esistere in un luogo anche quando ci troviamo in un altro - di poter essere davvero quello che siamo, come di poter essere quello che non siamo, o di essere quello vorremo essere.
Insomma potremo anche scoprire cose che prima non potevamo mai considerare di poter essere, visto che il nostro essere invisibile è noi, tanto quanto potrebbe essere un qualunque altro noi.

Però my-space in particolar modo è l'iper sé - (distante dal super uomo niciano).

Mi rendo sempre più conto quanto ci sia la volontà di imporsi, di farsi ascoltare, e quanto poco in realtà ci sia la capacità di ascolto. Forse, come scrivevo in qualche post precedente per la mancanza di tempo, e quindi per l'impossibilità di far sedimentare davvero le cose - anche quelle che potenzialmente interesserebbero; insomma, come ascoltare, pensare, lasciare sul fondo e riprendere davvero ciò che ci è rimasto vivo di quell'ardore detto "presente emotivo" per me.

Vedo, osservo, lo scambio brutale del presente mercificato: "io ho fatto questo, tu hai fatto quello, ah che bello, che bravi abbiamo fatto, esistiamo in questo mondo perché abbiamo fatto".
Mi mandano libri, dischi, mi chiedono "dài io prendo il tuo libro e tu, ti prendi il mi disco". Ma che senso ha tutto questo?

Io sono davvero delusa. Cosa significa? Fare girare le cose nel mercatino degli accattoni narcisi; poi ci sono quelli che apprezzo, pur proponendosi, ma si capisce è un altro modo di porsi - e non per un dovere virtualizzato - (quelli che poi fanno gli offesi). Mi spiace, ma già ho poco tempo davvero per le cose che mi interessano, trovarne pure per quello che non mi interessa diventa oneroso, sgradevole, impossibile, una violenza spam.
E poi c'è di mezzo la presunzione, la rabbia, che se si fa una critica (richiesta tra l'altro) nel bene o nel male, (dal tuo punto di vista che è sempre e solo il mio punto di vista), scatta l'offesa.
Mi spiace perché è capitato varie volte. Ma è giusto, che, se si chiedono dei giudizi, quelle volte che si danno, si accettino. Oppure non si chiedono.
Una cosa che a me fa schifo ad un altro può sembrare meravigliosa e viceversa.

Volete sentirvi dire che la vs opera è meravigliosa, allora rispondetevi mi vien da dire. Monologatevi, ma già lo fate. anche quando insultate, non fate in realtà, che insultare che voi stessi con la vostra rabbia - è la vostra malattia che dovete fare ascoltare, ma la cura non è nei giudizi dei forzati fruitori.

Quindi, vedo che (a parte quelli che ci provano, che non fanno testo), quelli che in genere chiedono giudizi disinteressati - poi si defilano, se non è del tutto positivo, mi spiace. Ma chi siete voi e chi sono io?
Basta con il doverci fare esistere.
- Si fanno un'idea - pensano che hai che hai pubblicato, allora puoi tornare utile, editore, giudizio ecc ecc ecc. Forse è naturale, però si è costretti alla scortesia all'ipocrisia. Che tanto niente è poi niente, nessuno è realmente nessuno in questa bolgia, se non nell'idea che il proprio sé sarebbe appagato con un'approvazione . Oh caspita mondo dimmi qualcosa che non sia silenzio.

E poi basta con questi scrittori, questi fotografi, questi musicisti, questi di myspace o no; che scrivono vivo a - tra : "Bologna - Roma - Berlino - New York" - la smettiamo o no, di voler vivere una biografia invece che una vita?