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28 febbraio 2008

Intervista sul fetish a cura di Eliselle

Intervista a cura di Eliselle comparsa oggi sul sito Eroxé

Hai iniziato come modella, sei nell'ambiente fetish da anni: vedi cambiato il mondo del fetish e la percezione che hanno, del fetish, le persone "comuni"?


Ora il fetish mi sembra sia metabolizzato abbastanza bene, non solo come variante erotica, ma anche come gusto di costume; anzi, in certe circostanze è proprio un fenomeno di massa, al di là della passione. Questo è poi l'effetto della moda: quando il mercato decide che da una passione "abbastanza" individuale (e se ne sta diffondendo la conoscenza) si può arrivare a ricavare una tendenza estetica di massa. Poi soprattutto - qui - in Italia quando arriva una tendenza che in altri paesi ha già fatto il suo percorso - come quei "poveri" che al ristorante si ingozzano come oche pur di non lasciare un tozzo di pane perché hanno pagato il conto intero, si esagera pur non essendoci l'effettivo bisogno.Metti caso che la moglie di un sindaco italiano X va in Francia e vede che lì hanno fatto le rotonde? Bene torna dice al marito sindaco X che in Francia hanno fatto le rotonde, così il sindaco X che ascolta la moglie - fa mettere le rotonde a Sassuolo, a Mirandola - a Reggio Emilia al posto dei semafori - ma non le mette e basta, le mette in misura spropositata - che per arrivare da una parte non fai altro che girare in tondo anche se devo fare 150 metri in linea retta. Son fatti così. Cosa vogliamo farci?

Feticismo ed erotismo fanno rima: è vero sempre, qualche volta o mai?

E' vero circoscritto al fatto che il feticismo in quanto tale, concentra e amplifica il desiderio su di un particolare rafforzandolo, quindi lo rende ulteriormente desiderabile. Il feticismo è per definizione prima di tutto un particolare gusto estetico; anche se non per forza deve essere rivolto al corpo, o al sesso in senso stretto; ma forse anche in questo caso, alla fine si ha a che fare con l'erotismo. Ogni forma di volere - potere, è erotica - direi proprio di sì. Anche quando non si parla di corpo-sesso. E' il concetto, l'emozione, la forza che ti fa volere, vedere quella cosa in maniera così assoluta che lo è.

Fenomenologia del fetish secondo Gisy in poche battute...

Tutti i dettagli - che ci

fanno eccitare. Dalla mente, all'oggetto, al corpo. Manifestazione della nostra media borghesia che cerca di liberarsi, anche quando crediamo di esserlo già. Liberi, dico.

La scrittura è importante per te: come vivi la fotografia e la scrittura? E questi due aspetti della tua vita come "si vivono" tra di loro? Si completano, si supportano, si sopportano, si detestano?

Io ci vivo bene. Gli editori e chi ti osserva un po' meno mi pare. Ma questo è un altro discorso.Quando si esiste, non si è scorporabili, si è un monolita, con tutte le proprie diversità - che poi di fatto se esistono in un unico essere umano hanno di sicuro una loro coerenza nell'essere associate se pur apparentemente contraddittorie o sfasate. E' il problema mercato-sociale che vuole per forza "farci rientrare" in una dimensione sistematica, perché prima di tutto per vendere bisogna "arrivare diritti", essere "facilmente classificabili", far capire cosa si è, o non si è, questo è il mercato. E credo sarà sempre peggio. Non la vera natura

dell'essere umano però. Non dimentichiamocelo.


Il tuo sito parla di te, il tuo blog è ricco di approfondimenti: qual è il tuo rapporto con la rete e coi tuoi fan?

Mi sento voluta bene da chi mi segue,e questa la trovo e la sento una cosa bellissima, anche se parliamo di rapporti virtuali. Cioè ci sono i fedeli che leggono sempre, poi alcuni vanno tornano, se ne aggiungono di nuovi, ed è bello sentire e dare questa continuità, perché alla fine condividere è il senso dell'esistenza.Poi cosa, in fin dei conti non è molto importante,l'importante è crederci.Poi certo ci sono i fan quelli feticisti che mi scrivono in privato delle loro fantasie; e bene o male a parte quelli "insistenti-sul-maniaco" rispondo a tutti, e un accrescimento umano, sapere della vita degli altri, perché si sentono liberi di raccontarsi, senza sovrastrutture. Solo la televisione come esp

erienza personale ha attirato delle inimicizie, ma questo è normale, poi tutto si sistem


a da sé. L'importante è fare cioè che ci piace nel rispetto degli altri, e dare il giusto peso alle cose, e tanto a quelle che ci fanno stare bene.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Nel non troppo immediato - ovvero gennaio 2009 uscirà il mio prossimo libro. Ma non posso dire molto di più.Per il resto foto sempre tante,tante, tante, per diversi fotografi e progetti. Pe

r restare, almeno nei ricordi. Finché la gravità non avrà la meglio sfruttiamoci! Ma poi oggi c'è photoshop, non lamentiamoci. Tanto la maggior parte delle seghe gli uomini se le fanno sulle foto no? Che gli importa se tu sei o no davvero così?Certo ci piace pensarlo, e infatti il mito so crea sull'idea; è l'idea che conta. Guarda Marilyn Monroe, tutti la conosciamo, ma in fin dei conti conosciamo l'idea di lei, della sua bellezza; ma in quanti l'hanno "vissuta"? Poco importa, è lei, rimane lei, come fosse più viva dei vivi. E quante foto, che bella testimonianza ancora oggi! E questo ti pare poco? A me pare un'eredità immensa. Ogni bella donna che è o appare tale è un'eredità immensa. Facciamola rimanere.Non sprecatevi in fantasie. Lo dico a tutti.

Intervista di Eliselle - In esclusiva per Eroxé

(tutti i diritti riservati)




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25 febbraio 2008

Moravia Desnudo part 2 - Moravia e gli specchi


Dopo che ho scoperto questo libro (Moravia Desnudo vedi post precedente) su Moravia, che ne parla come ne andrebbe parlato, scritto ricordo da Sergio Saviane, non posso che citarlo e tacere, perché dice esattamente tutto ciò che c'è da dire, che pensavo, ma che non mi rendevo conto che era così, ma proprio così.


pag 41

Per Moravia le cose inanimate rivestono sempre e indiscutibilmente un ruolo di primissimo piano. Ecco allora che le camere da letto, le tolette, i salotti, i saloni sfavillanti o le anguste camerette di borgata, i bicchieri, i lumi, le chincaglierie, le cianfrusaglie o le ceramiche antiche, i mobili ed i soprammobili assumono un'importanza che via via si allarga, si espande, trabocca dalle pagine, avvolge e seduce il lettore, lo conduce, a volte stordendolo, lungo tutta la strada.

Uno scendiletto, un vaso da notte, una ciotola, una candela, una tazza, una bottiglia, una finestra, una posata, un un piatto meglio se rotto, un qualsiasi oggetto, possibilmente di vetro o cristallo, e, appunto uno specchio, diventano protagonisti ed i fedeli "traduttori" delle trame più recondite, dei sentimenti, delle sensazioni più o meno autentiche. Il lettore non se ne accorge, ma alla fine Moravia ha compiuto il miracolo.
Che questi oggetti, queste figure o questi sogni, a volte un po' paralitici parlino una lingua o l'altra non ha molta importanza per l'infaticabile produttore di virgole.

Parlando del vetro nei romanzi di Moravia

Dagli Indifferenti agli ultimi romanzi di questo narratore in prima persona, lo specchio è come il meccano, dei ragazzi, da cui si può trarre ogni tipo di costruzione, dalla gru al carro attrezzi di pronto soccorso a al rosso furgone dei pompieri. Davanti allo specchio l'autore dà appuntamento alla madre di lusso, al maturo figlio di papà troppo ricco, (c'è ancora il figlio di papà), incompreso e tanto infelice, alla puttanella precoce, all'intellettuale solitario, alla moglie vogliosa del produttore. Lo specchio viene evocato perfino nei sogni, diventa il fulcro di ogni vicenda.

Dagli
Indifferenti ad Agostino, dall'Amore coniugale, al Disprezzo, alla Noia, fino ai Racconti, dai Romanzi brevi ai Racconti romani, e poi fino ai Nuovi racconti romani (mamma mia, quanti racconti), tonnellate di pagine fitte fitte, lo specchio è sempre l'unico testimone, il freddo ragioniere chino sulla partita doppia e sui bilanci della romanziera romanesca di Moravia.

Bisogna proprio riconoscere che lavorare esclusivamente, come
Io e lui, col solo apporto di uno specchio, uno slip, una patta a cerniera, un cesso e un organo umano, anche se ben dotato e lungimirante, è fatica da Ercole specialmente per un autore che di solito trae la sua inesauribile linfa dalla donna nei meandri più intimi e reconditi della psiche e della fica trasteverina. Sono più di sessant'anni che l'infaticabile scrittore consulta specchi per intercettare, come la sorellastra cattiva di Cenerentola, le immagine che questo oggetto impenetrabile gli manda fermo posta della sua sicura e garrula mano di narratore.

Giudicare l'opera di Moravia escludendo come hanno fatto i critici, questo oggetto così prezioso, e, si può dire,
narrativamente prolifico, sarebbe una grave responsibilità, che non ci sentiamo di condividere con i suoi zelanti recensori. (...) di sa com'è denso di significato un uccello contro lo specchio. E' chiaro che dunque Moravia non sa e non vuole vedere i suoi personaggi se non riflessi sugli specchi oppure attraverso quella specie di muraglia invalicabile, ma trasparente che può essere un finestrino d'automobile, un cristallo di Boemia, persino un bicchiere, una lampadina, un lume, basta che sia a portata di mano. (...........riferimenti di specchi e affinità vetraie nei suoi romanzi)

Pag 55

Siamo nel 1944. Moravia ha già calpestato e frantumato i vetri e la chincaglieria, gli specchi e i salvadanai di terracotta. (...) non ha ancora avuto il coraggio di spaccare con un pugno il vetro leggero che protegge in cornice la foto ricordo di Gabriele D'annunzio, ma si sta avviando a grandi passi anche a questa operazione. Passiamo ora, dopo aver ricordato il vetrume delle "Due cortigiane" della "Romana" e della "Disubbidienza", al reparto cristalli e vetri pregiati dell'Amore coniugale, che è del 1949. la prima specchiera la troviamo a pag 9. Il protagonista Baldeschi(...) presenta al lettore la bella moglie Leda, . Non ha specchi a portata di mano, ma va a cercarne uno negli occhi di lei, trasformando la pupilla in vetro. Lo specchio quindi non c'è ancora, materialmente, ma in forma simbolica. L'importante è che sia un oggetto..(...) ma è a pag 33 che l'intellettuale si mette in posa davanti ad un vetro per spiegare la sua vera crisi, motivo dominate e filo conduttore di tutto il romanzo. Qui abbiamo per la prima volta la rivelazione che ci troviamo di fronte ad un uomo in panne sentimentale e creativa. Una vera scoperta.
Moravia deve avere appena letto
L'uomo senza qualità di Musil e non vede l'ora secondo le sue note abitudini di scippatore internazionale, di travasare tutto in uno dei suoi romanzi pirla, o, se vogliamo usare un linguaggio ironico da critico dotto e raffinato, uno dei suoi romanzi di "ambizioni più sbagliate" Basta aprire a caso un suo libro per finire nella casa di ricovero del sesso. (....)

Non si può prendere un disgraziato come il "
Baldeschi" dell'amore coniugale, mandarlo in giro a far soliloqui al vetro sul sesso d'antiquariato, e poi presentarsi ai convegni delle femministe, o andare in Unione Sovietica a parlare dell'attualità del romanzo disimpegnato. (....) Sono le contraddizioni della letteratura italiana. e' giusto quindi che uno scrittore che da mezzo secolo manda in giro, i suoi personaggi a fare il tiro della fune con gli uccelli più intronati del mediterraneo, venga candidato al premio Nobel da una critica un po' mammona e segaiola, questo è vero, ma molto sensibile ai richiami del sesso imbottigliato come il Barolo.


Prometto che torno scrivendo altro su questo libro eccezionale, un grazie alla buon anima di Saviane. Chissà se Pignagnoli e Saviane si son conosciuti...

21 febbraio 2008

Storia fancazzisata 2


Ecco dai oggi che non son di particolar buon umore metto una cosa che mi pareva divertente quando l'ho scritta, faceva parte delle storie fancazziste. Statemi bene (almeno voi)



Figa!

Due ore passate con Penelope 5 in carne ed ossa.

Io, lei il tavolo e tanto di tonno senza ossa alla piastra davanti nel piatto.

Quel tonno senza osso che è andata a comperare al Conad apposta per la cena. E non mi ha neanche chiesto un soldo.

Adesso son qui con davanti un racconto di Poe. Poi penso a chi scrivere, così mi distraggo dalle due ore di oggi. Ma a chi scrivo, a chi?

A Lello Parapetti? A Rosetta la Cece? A Filippa Lasagni? A Flavio Lo Pezzo? a Luigi Racimolo?

A chi?

Oh no cari, oh no cari amici, ora scrivo Penelope 5.

Ma cosa le scrivo, che la penso in continuazione? Sarà meglio telefonarle, meno giri do parole, sì potrei telefonarle. E gli dico, “senti Penelope 5, ti penso in continuazione”. No, no, non funziona, troppo invadente così.

Però non riesco a cavarmela dalla mente, e neanche dai denti, che ho ancora i pezzettini di tonno senz’ossa incastrati negli interstizi delle capsule. .

Ma questi denti sporchi di tonno alla piastra, avrò mai il coraggio di lavarli finché non la rivedrò? Il tonno che gioca a nascondino; eh che birichino.

Adesso mi torna in mente tutto, ogni dettaglio.

Quando mi ha accompagnato all'uscita, mi è parso che mi abbia dato una spintarella. Mi ha dato una spintarella? E perché mi avrà mai dato una spintarella? Forse aveva paura che non volevo dipanarmi; ecco forse perché mi dato quella spintarella..

Ma se le scrivo che le chiedo perché mi ha dato quella spintarella? Magari non l'ha neanche fatto apposta. Ma se l'avesse fatto apposta? Perché avrebbe mai voluto farmi dipanare così? Così in quel modo. Che sia stato troppo invadente? Che mi stavo allargando forse?

Che prima il tonno a causa dall'agitazione non mi andava per niente, e le ho anche detto "eh sono un po’ emozionato, mi si chiude sempre lo stomaco quando sono in preda all'emozione, non mangerò troppo, ma non ti offendere ".

Poi invece mi sono rilassato.

Che invece si sia offesa perché ho mangiato troppo, quando prima le avevo detto che non mi andava molto che ero emozionato? Ben due bistecche di tonno, con ben due pezzi di pane, ho mangiato. Avrà notato questo?

O che abbia esagerato quando gli ho detto tipo "mi puoi inserire nella lista dei tuoi duecento uomini servi? Io sono al tuo servizio anche se sono il numero duecento; che ti credi, guarda che è sempre un privilegio per me, che mai ti torni utile. Io aspetto, eh aspetto solo indicazioni. Il duecentesimo servo, servo, servo.

“Eh è una chicca questa per la tua autostima" le ho anche detto.

Lei si è messa a ridere e mi ha detto "Ci sono abituata alle chicche per la mia autostima" che a forza di chicche c'avrà un granaio. o forse ha detto così, ma avrà pensato "Che deficiente".

Però mi è sembrata inorgoglita almeno un pochetto, o che sia una mia impressione? Pareva camminasse con una la mano destra sulla parte di petto sinistro, e dentro di sé si chiamasse a voce alta anziché Penelope 5 “Io, io, io, io, io””.

Oh sì, sono a disposizione per la tua autostima, le avrei detto se le avessi sentite a voce alta quelle parole. O che forse abbia davvero pensato “ma te sei deficiente” ma servo che? Schiavo che, deficiente sei, ecco quello che sei. Anche gli altri avrà pensato siano deficienti, ma deficienti utili almeno, deficienti che se ne fa qualcosa.

Certo che invece di tante parole potevo anche lavarli io i piatti; altro che servo e servo a parole; i piatti dovevo lavarle. Che se son servo cosa faccio? Non le lavo i piatti? Che servo da poco, a cosa servo?

Ecco "Poco galantuomo" Ma va in vacanza ad Auschwitz, va e impara a d essere servo, valà, valà che servo e servo”. avrà pensato.

E pensare che mi ha anche incoraggiato "Dài allora; adesso lava i piatti"

Io ho oscillato un po’ in avanti e un po’ indietro vicino il lavabo. E quando ha visto che oscillavo un po’ avanti un po’ indietro da lavabo mi ha detto. "va bene, dài cazzo lascia stare faccio io. Tu asciuga almeno"

Ma cazzo, poteva anche insistere no? Almeno mi sarei pagato la morale, che ha fatto la spesa senza chiedermi un soldo.

Che villano.

Quei piatti lì, lavati da me, forse non gli sarebbero interessati a quello del Conad, che glieli riportassi lavati dico.

Avrei potuto andare là dove lei ha comprato il tonno e dirgli, "senti questi piatti son lavati così bene, che son meglio di quelli che lava la tua lavastoviglie, che non ce l'ha le queste attenzioni la tua lavastoviglie; se vuoi te li posso noleggiare un paio di giorni per fare bella figura con le fighe che inviti a casa.; o potresti anche rimetterli in uno scaffale a nuovo in negozio, che fai bella figura con il principale.

In cambio mi ridai indietro i soldi del tonno che Penelope 5 ha comperato al tuo Conad.

Ecco, magari potevo fare così, ma non avrebbe funzionato. E poi i piatti, avrei dovuto farli con dei miei piatti, mica con quelli di Penelope 5 che poi resta senza.

Però almeno una sciacquata al bicchiere potevo darla. Che stronzo che son stato, almeno una sciacquata al bicchiere.

Invece no, facciamoci pure compatire.

Facciamo la figura dei tirchi. Bene.

E quando sono uscito? Che mi ha dato quella spintarella.

Un contatto fisco con Penelope 5.

Ma perché mi avrà mai dato quella spintarella. Che mi sia davvero allargato a mangiare avidamente dopo che mi son rilassato.

Avevo paura che chiamasse la morosa mentre ero in compagnia. Invece no, tutto liscio.

In fin dei conto non è successo proprio niente con Penelope 5, ero agitato, ma non è successo niente..

Al il cellulare come al solito non mi ha cercato nessuno, neanche la morosa, mi ha rilassato questa cosa che non mi ha cercato nessuno.

Neanche Penelope 5 mi avrebbe mai degnato, se non avessi insistito tanto per mesi e mesi.

Certo all'uscita dalla porta avrebbe potuto anche dire qualcosa, oltre darmi quella spintarella che non ho mica ben capito. Magari era contrariata, e per educazione non ha detto niente.

Se l’avessi capito per bene, che era un attimo contrariata avrei potuto dirle "ma cosa ti credi?" Guarda che se vuoi io son uno che riga dritto".

Le scale per scendere verso l'uscita mi erano ben chiare, la porta di uscita era dritta di là, mi era ben chiara, a pochi passi e pronta ad essere sbattuta una volta per tutte. Le scale mi erano davanti dritte, dritte verso l'uscita "Che ti credi che faccio le scale all'incontrario?", ho pensato mentre sentivo quella spintarella che non ho ben capito, "Sono proprio uno che riga dritto io. Dritto verso l'uscita, là”.

La porta era pronta ad essere sbattuta una volta usciti allo scoperto. L'ho sbattuta?

Forse nell'enfasi, che l'abbia sbattuta davvero? Forse l'ho sbattuta con l'enfasi della spintarella e la paura che mi riconoscessero degli altri?

Ma l'avrò sbattuta davvero la porta? Oh, non, ricordo; ma il cancello, l'ho chiuso. Di questo son sicuro perché era duro, era proprio duro a spingerlo, che non riuscivo a uscire quasi, e mi veniva un accenno di batticuore.

Poi son partito.

E desso eccomi a casa, qui seduto con un racconto di Poe.

Eh, adesso è anche arrivata la mia morosa. Spetta che leggo Poe per bene.

“Sei andato a comprarti le scarpe nuove, sempre con quelle lì logore, come pure i lacci logori?”

Eh...

Eh, cosa?

Ed io mi guardo le scarpe, e nel frattempo mi passo la lingua sui denti a sentire i rimasugli di tonno. con la bocca chiusa però.

Chino la testa china con una certa agitazione, guardo le stringhe slacciate come spaghetti in terra.

Con gli occhi fisso i lacci delle scarpe, provo a concentrarmi con tutta la forza del pensiero per allacciarmele.

Ma niente, non c'è stato un cazzo da fare.

“Ci vado domani ho detto”. A cena ho aperto una scatoletta.

Di tonno, di tonno. Sì.

19 febbraio 2008

Certe cose le avrai col tempo, certe altre non le avrai mai



Io oggi appena mi sono svegliata nel pomeriggio, dovevo scrivere questo - mi batte il cuore. farmaci forse.


E tu abbracciavi quel mulo come se fosse l’ultimo esemplare dell’universo, ne accarezzavi il crine, e lui dimenava il collo; c’era un cielo limpido di sopra, e anche oggi le nuvole avevano fatto i loro giochi, e si erano mescolate nei ribaltamenti degli amanti sui prati tagliati.

E dire che l’amavi, ti ricordi quanto?

Le chiedevi se anche a lei piaceva quella bestia, lei camminava li vicino e ti chiedeva di andare a mangiare, i rumori di stoviglie si alzavano dalla casa, c'era la musica la musica, e lei era bella.

Tu guardavi la bestia, e la tua amata si era vestita a festa, lo sapeva – gli importava solo che tu la vedesi. Non ha mai capito uno scioglimento di crine.

Era un altro amore il suo, e dire lei anche lei ti amava.

Eppure non capiva, ma ti amava.

Erano altri estati, ma già sapevi che, ne avresti avuto voglia e dovevi rinunciarci.

Che ne avrai voglia e ti sembrerà l’unico motivo per cui sei sulla terra. E vivrai, ogni giorno perché ne avrai voglia; e una vita non basterà per non avere quello che si vuole. Nemmeno per avere quello che si vuole, così tanto.

Capivi che mentre toccavi il tuo mulo - nervo – scuro, collo che scuote i muscoli e cielo - Sentivi chiamare il tuo nome per il pranzo, sorrideva dall'uscio e non badava a nessuna nostalgia, dire che già lo era, tu capivi -

che certe cose le avrai con il tempo, certe alte, non le avrai mai.

Non hai mai fatto nulla per la paura di poterle avere.

Oggi 19 febbraio

Ecco x chi ne abbia voglia do questa notizia...

Oggi 19 febbraio 2008 ore 17,30
Libreria Feltrinelli Via C. Battisti 17 - Modena


UN SETTEMESTRALE DI LETTERATURA COMPARATA AL NULLA


Esce il primo numero di un settemestrale di letteratura, il primo settemestrale di letteratura al mondo, ci risulta, che viene fatto da un gruppo di persone tra le quali Daniele Benati, Ugo Cornia, Paolo Nori, Paolo Morelli, Paolo Colagrande e molti altri, persone che si trovano da due anni, una volta al mese, a Reggio Emilia, in un cinema che è anche un circolo Arci, e chiudono le porte del cinema e provano a legger le cose che son saltate fuori nel corso del mese e che son state mandate al settemestrale da dei corrispondenti letterari, se così si può dire, che si trovano in tutta Italia, dalla Val d'Aosta alla Sicilia. L'accalappiacani (Edizioni Derive Approdi, Roma), che è una rivista ma si presenta come un libro, propone una
letteratura dal punto di vista del cane, che è una visuale dalla quale certe cose che di solito non vengono considerate assumono una luce e una dimensione completamente diversa e diventano cose fondamentali.
Presentano il primo numero Carlo Bordone, Nicoletta Calvagna, Paolo Colagrande, Ugo Cornia, Andrea Lucatelli, Gianfranco Mammi, Giovanni Previdi, Marco Raffaini.



Quello che segue è il pezzo che apre il numero 0.0, è stato scritto da Paolo Colagrande e si intitola Non possiamo non dirci cani. Vale in qualche modo da premessa all’intero progetto.

A Paolo Nori e a tutta la redazione dell’Accalappiacani un in bocca al lupo.

O, meglio, al cane.

Il cane non ha una visione d’insieme; e neanche il senso del vero o il senso del falso e neanche la memoria storica. Del resto lo diceva Nietzsche. Il filosofo Nietzsche racconta che una volta l’uomo ha chiesto al cane: ma perché invece di star lì inutilmente a guardarmi non mi parli della tua felicità? e il cane avrebbe voluto rispondere: perché mi io dimentico subito tutto, compreso quello che volevo dire un attimo fa. Ma si è subito dimenticato anche questa possibile risposta, e così non ha detto niente. Nietzsche si riferiva in generale agli animali, ma più di tutti al cane perché i migliori filosofi han sempre dietro un cane come strumento di lavoro per l’indagine teoretica ed anzi è grazie a quel cane che i filosofi teoretici a un certo punto han capito che era inutile insistere con la speculazione metafisica, e così è nata la cosiddetta filosofia analitica che in parole povere dice che se per strada riconosciamo un cane è inutile chiederci perché quello lì è un cane. E proprio grazie a quel cane è stata inventata la teoria della corrispondenza che è un modo per definire la verità per cui se tu chiami cane un cane, vuol dire che quello lì bisogna che sia un cane per forza, nella sua essenza ontologica, e alla fine è arrivato Umberto Eco a chiudere il ragionamento sul cane e a dire che si tratta di un tipico caso di designazione rigida.

Se il cane avesse memoria storica o visione d’insieme non sarebbe il miglior amico dell’uomo, anche se la leggenda del cane amico dell’uomo risente di cosiddetti modelli retrivi, categorie linguistico-empiriche inventate apposta per definire un legame accidentale replicato nel tempo senza ponderazione o elaborazione critica, da parte del cane; magari poi nel corso dei secoli dei secoli questa categoria retriva della cosiddetta amicizia con l’uomo è entrata nella memoria genetica del cane, ma non è vera amicizia come la intendeva ad esempio Cicerone nel de amicitia o Dante Alighieri nelle rime.

Fatta questa premessa non ci sarebbero altre cose da dire sul cane, tranne che il cane è un essere che tende all’incolore, dal punto di vista della sua essenza fisica ma soprattutto dal punto di vista intellettuale, specie quando corre, tanto è vero che per dire che uno ha indosso un vestito scolorito in dialetto si dice che ha su un vestito color cane che scappa, il che di riflesso rende la giusta misura dell’indole acritica e agnostica e anche apolitica del cane, soprattutto nel suo momento dinamico, rispetto al cosiddetto senso della vita. E quando il cane scappa, novanta su cento scappa dall’uomo, il che significa che non è poi tanto amico dell’uomo, il cane.

Fatta questa premessa non ci sarebbero altre cose da dire sul cane, tranne che il cane quando ha sete e si trova per caso vicino ad una pozzanghera beve direttamente dalla pozzanghera, o se gli scappa da cagare e si trova vicino poniamo a un ministero o a una stele patriottica o alla sede di una ausl, caga direttamente davanti al ministero o alla stele o alla ausl e se arriva un carabiniere o un corazziere o un sanitario a cacciarlo via lui scappa repentinamente lasciando visivamente quella scia dal colore tipico indefinibile che ha suggerito la nota espressione vernacolare. Questa cosa appena detta, quella del cane che beve dalla pozzanghera ma forse anche quella del cane che caga, ha ispirato la filosofia cinica, il che di riflesso rende la giusta misura di quanto il cane sia per sua natura cinico a partire almeno dal quarto secolo avanti cristo. Se non fosse cinico non sarebbe amico dell’uomo il cane.

Fatta questa premessa non ci sarebbero altre cose da dire sul cane, se non che l’idea dell’accalappiamento dei cani, trasfusa nell’ispirazione creativa letteraria, mi sembra un bel punto di partenza. Perché da che mondo è mondo la letteratura non si è mai messa seriamente dalla parte del cane, inteso il cane nel suo significato più arcano. Perché il cane, come si diceva all’inizio di questa mesta disamina, non ha visione d’insieme e neanche la memoria storica e quindi non ha rappresentazione panoramica. Da che mondo è mondo invece la letteratura vuole collocarsi in posizione panoramica, cioè al di sopra delle cose, e gli autori della letteratura mondiale si collocano il più possibile al di sopra delle cose e dicono che stando collocati al di sopra delle cose le cose stesse si percepiscono meglio, e solo con una visione panoramica, dicono sempre gli autori, si capisce quanto sia piccolo questo nostro mondo apparentemente travagliato e quanto irrisorie siano le vicende umane, comprese le epidemie e le guerre e le catastrofi ecologiche e le crisi economiche; e anche gli studiosi e gli scienziati si sono sempre collocati in posizione distante e panoramica e così sono nate le rivoluzioni copernicane. E anche i politici a un certo momento si sono collocati super partes che se oggi un onorevole dichiara di essere super partes ne arriva un altro a dichiarare che lo è di più, e poi un terzo a dichiarare che lui si colloca al centro, equidistante e al di sopra di quelle due parti di prima che credevano di essere già super partes loro, e così via. E in questa espansione incontrollata verso l’alto e verso l’epicentro cosmico, da parte degli esponenti della letteratura, della scienza, della politica e di tutti gli altri settori dell’umana esperienza, nessuno vuole rimanere indietro, cioè più in basso o in periferia, perché oltre a far la figura del bigolo perché non è super partes corre il rischio dell’emarginazione che, dice Crepet, è l’anticamera della malattia psichiatrica, e così si sperimentano le terapie riabilitative su base comunitaria dove si cerca di guardare se stessi fuori dalla lente deformante di se stessi medesimi e insomma al di sopra del proprio io e delle parti che lo compongono eccetera eccetera.

C’è rimasto solo il cane, giù in basso, nel punto periferico da dove son partiti tutti, milioni di secoli fa, e dietro di lui ogni tanto un accalappiacani che lo prende e lo porta al canile. Perché il cane le cose le vede solo dal basso talmente dal basso da raggiungere la giusta distanza panoramica al contrario dalle cose stesse, e quindi vedere dal suo piano cosiddetto calpestabile quello che invece con osservazione panoramica non vedi dall’alto. E intanto che tutti si dan da fare a collocarsi sopra le parti, con altre parti che si elevano panoramiche a formare nuove parti imparziali al di sopra delle precedenti, in una progressione infinita verso un illusorio apogeo, il cane continua empiricamente a bere l’acqua delle pozzanghere, cagare davanti ai ministeri ai militi ignoti e alle ausl e nessun carabiniere o corazziere o sanitario lo caccia più via che son tutti presi anche loro, i carabinieri e i corazzieri e i sanitari, a collocarsi in posizione panoramica verso l’illusorio apogeo, da non vederlo neanche più, il cane.

E allora ad esempio sarebbe bello poniamo che mentre dei candidati a delle elezioni politiche fanno dei discorsi equanimi o degli sfoghi dialettici panoramici, dentro gli studi televisivi neutrali con il telespettatore che si colloca anche lui in posizione critica neutrale, e il cameramen che inquadra panoramicamente i candidati con equidistanza ed equanimità e il moderatore che dichiara al pubblico che lui è super partes, sarebbe bello che capitasse lì un cane a fiutar per terra fin sotto il banco a studiar le scarpe e i calzini o rugare col muso rugiadoso nelle patte dei candidati premiers e magari gli venisse anche lo stimolo arcano estemporaneo di pisciare contro il tavolo o di leccare un cablaggio scoperto e prender la scossa da scappare via velocissimo nella scia incolore tipica del cane in fuga. Non so se questa cosa potrebbe interessare un pubblico critico o un elettorato equanime, questa cosa del cane, o influire sui sondaggi o condizionare gli indecisi, o dare una cosiddetta scossa al paese, son tutti aspetti periferici dell’universo del cane, che è agnostico acritico cinico e apolitico. Ma di sicuro sarebbe una bella ispirazione, da tradurre dentro una letteratura con la visuale al contrario, la panoramica dal basso, al di sotto delle parti, col cane che scappa e l’uomo che gli corre dietro per accalappiarlo, tutti e due acritici e apolitici senza la visione d’insieme e il senso del vero e del falso e il senso della memoria. Uguali precisi al cane che diceva Nietzsche


15 febbraio 2008

2 cose tra le quali caos calmo

Allora posto velocemente due cose,

la prima che stasera sarò al Decandence a Bologna - non amo da morire i contesti (festaioli) dark fetish, ma visto che ci sarà sia Giovanna Casotto che Franco Saudelli, e mi hanno chiesto di andarci, perché no? Ho pensato che questo ritrovamento emiliano di Franco che sta a Roma e Giovanna che sta a Milano mi pareva una bella cosa.


Quindi se volete son lì.

La seconda - che ieri un mio amico non so come, m'ha convinto ad andare a vedere uno di quei film che fanno la pubblicità ovunque "Caos calmo" - dove Nanni Moretti fa l'attore, dove c'è quella scena di sesso con la bona quasi tardona tettuta. Giuro che erano davvero anni che non vedevo un film così di merda.
Di una banalità assoluta, del resto cosa ci si può aspettare oggi da una produzione italiana, dove ognuno deve dar lavoro all'altro, allora si inventano 'sti film per tirar su i soldi - film di una debolezza tremenda da qualunque sfaccettatura li si possa osservare.
La trama è un pretesto, e va bene ci può stare, e va bene spostiamoci sulla regia che è veramente "italiana" nel senso spregiativo del termine - il film non ha ritmo, le scene che succedono son del tutto scollegate tra loro, se non unite da una sottile pretesto tanto per arrivare a quella scena di sesso che è il fulcro del film - cioè il fulcro di quelli che andranno vedere il film (perché il resto è come se non ci fosse) dove si vedono le tette, il bel culo della tipa (Isabella Ferrari)e poi ci si immagina che a Moretti gli faccia una gran pompa - cioè si vede che la testa va sue giù mica che si veda altro - poi il famigerato coito anale - cioè che si dovrebbe andare per intuizione che è un coito anale, perché poi di fatto trombano di spalle, ma potrebbe essere benissimo una pecorina verticale - fatto sta che il messaggio di marketing lo vuol passare così trasgressivo -ma così trasgressivo che è un coito anale - ma pensate voi! che trasgressivo un coito anale! Ma che messaggio di redenzione di liberazione che ci viene nel 2008!Pensate voi! Cioè del coito anale che ne parlava già la bibbia riguardo Sodoma e Gomorra - guarda caso, o anche coito orale - che poi è una vita che son stati usati in tante di quelle culture come alternative contraccettive...vabbè.

Insomma, io credo che ci possano anche essere dei film così che uno guarda per divertirsi, film che si capisce che non hanno pretese, il problema di 'sti film si capisce che delle pretese le hanno invece, eccome - delle pretese di significato. E ahimè io non so com'è che non si guardano attorno.
Eh che devono pure loro tirar su dei soldi - e innescano tutto il marchingegno pubblicità per farlo, e se ne fottono perché "pecunia non olet"


Così il piccolo borghese idealista pruriginoso Nanni Moretti c'ha il cuore a sinistra e il portafoglio a destra. E non fa mica fatica arrivare alla fine del mese.

E dire che lo stipendio mio è pure in ritardo i 4 giorni. Mica possibile no?

13 febbraio 2008

12 febbraio 2008

Melissa a radio Fandango

Annuncio che ogni mercoledì alle ore 21.00 - Melissa Panarello a radio Fandango terrà una trasmissione sul galateo del sesso.
Mi sa che stasera si parlerà di mutande.


Radio Fandango


Lascio una sua immagine - scattata dalla solita nostra Giovanna Casotto.

11 febbraio 2008

La gatta senza orecchie

A volte mi pare di stare quasi bene.
Adesso si avvicina quella cosa giornata chiamata s.valentino, che ci sono le cose a cuore ovunque dappertutto, che ti ricordano che c'è un dovere all'apparenza formale dell'amore - sole - cuore - amore.
Quelche anno or è ero andata a mangiare fuori uno di quei giorni lì con n mio ex fidanzato e c'era la cameriera che non poteva ridere perché le mancavano i denti, sembrava cariasse anche l'aria a respirare. Un'altra volta a Roma con l'amico Ezio Alovisi regista di un film su Ciampi sempre uno di quei giorni lì - in un altro ristorante una coppietta di veneti che doveva sposarsi e litigavano (in dialetto veneto naturalmente) che si rinfacciavano che non andava bene un cazzo di niente l'uno dell'altro fondamentalmente. Immagino si saranno sposati lo stesso.
E ancora indietro - ricordo il classico cuore regalato dal primo moroso, che poi era un cuore che si spezzava in due, ma io per ingordigia lo volli tutto.
Poi negli anni quel tutto lo distribuì ad altri cuori. Ora non ne ho più nemmeno mezzo.
E poi hanno inventato il giorno s.faustino per i single che me mi pare che sia una cosa tremendamente ingiusta.

Giro per le strade di Bologna e vedo dei piccioni che beccano una vomitata, le vetrine espongono cuori sfavillanti. C'è Moccia esposto nelle vetrine. E i piccioni ormai di dietro beccano ancora.
Antonio mi scrive che alla gatta di della barista le han dovuto tagliare le orecchie perché c'ha un tumore. L'ha fatto il veterinario naturalmente. Gli fa pure un po' pena. E andato a vedere quel film che ne parlano dappertutto adesso - scusa ma ti chiamo amore - un luogo comune mortale, ma mi dice che gli piacerebbe trovare l'amore. E' un desiderio comune.
Pure la solita troia non lo vuole quasi più. Accarezza il gatto dalle orecchie tagliate. E pensa che il passato ha colori più forti del presente.

Rispetto cari, rispetto.

10 febbraio 2008

Intervista a Edgardo Moia Cellerino (Le masque)

Tante volte ho pensato che la musica sia stata per me, la mia letteratura; in certe occasioni, in certi autori, forse più che certi libri mi ha dato la vita creativa - tutto quello - per trasformare il bello in altro, che a me penso riesca in un qualche modo distratto con le parole scritte.

Ah ma ahimé - quanto mi è dispiaciuto non saper suonare uno strumento, o avere una voce per poter cantare...
Chissà fosse andata diversamente.

Però di fronte a certi artisti appunto - alcuni - che eleggo e se li eleggo, li tengo in alto. Come non vederli come delle muse, dei doni divini - hanno qualcosa a che fare con l'amore, il bello, l'assoluto .

Per me i Le masque son stati tra questi - non è la prima volta che certo ne parlo e ne parlerò, nelle loro struggenti parole, melodie, che mi hanno accompagnato i giorni. E pure tramite loro ho scoperto quel meraviglioso poeta di nome Carlo Vallini - con quella poesia "Un giorno" che non lascia respiro - una poesia sulla morte, immobile, teutonica e vibrante come l'eternità.
Era tanto che avevo nel cassetto questa intervista - 'autore e cantante dei testi di questo gruppo Edgardo Moja Cellerino - che esattamente oggi dopo un po' di tempo mi ha graziato di questa intervista fatta ormai vario tempo fa...e ve la lascio come dono.
Per ascoltare alcuni loro brani - consiglio "Colloquio" la recita della poesia "Un giorno" di Carlo Vallini

LeMasqueMyspacee



Oggi secondo te com’è messa la “situazione musicale” in Italia?

Malissimo, in Italia si produce poco e male. I discografici mirano al successo immediato. Investono cifre da capogiro per ottenere un risultato che deve “salvare” la stagione. Il pubblico ascolta ma non acquista, gli unici compratori rimasti sono gli appassionati, troppo pochi per rappresentare un mercato. Poi, diciamolo, a questa allarmante situazione bisogna aggiungere anche la modesta proposta “artistica”che spesso la discografia propone.

Secondo te questa sovrabbondanza di produzione sia discografica che editoriale ha senso parlare ancora di letteratura e di veri autori.
 
Assolutamente, “si deve parlare”! La parola è il nostro linguaggio, guai a noi se rinunciassimo al verbo, rinunceremmo alla vita, alle nostre storie personali alle nostre tenerezze come potremmo ricordare un amore se non riuscissimo più a proninciarne il nome?

Però l'arte può essere aggiornata in base ai tempi che si incontrano, se si va incontro ad un periodo di saturazione tecnologica è inevitabile che anche l'arte ne venga “filtrata e d elaborata di conseguenza”...

La tecnologia oggi è un mezzo indispensabile, me ne rendo conto ma nulla può sostituire la penna e la carta , la mano e la tastiera del pianoforte. Dobbiamo salvaguardare l’iride in cui si riflette il colore , la nostra fede estetica deve saper dominare la tecnologia.

Secondo te sarà possibile?

Servono uomini nuovi, così moderni da sembrare antichi. Anime che ritrovino il luogo sacro, il tempio, il palcoscenico da cui l’attore, il musicista e il poeta possano dare voce all’unico canto profondo della vita :la bellezza..
Come riconoscere in mezzo a questo marasma “di prodotti” chi può essere affine ad una certa sensibilità, come fa chi vuol scegliere a scegliere...

È semplice, basta affidarsi alla pelle d’oca.

Tuoi autori di riferimento nella musica...
 
Amo tantissimo le canzoni di Luigi Tenco poichè ispirano nostalgia e questo è un sentimento che adoro poichè privo di “velocità”, è un sentimento senza tempo, immortale. Ascolto con altrettanta passione i brani di Bruno Martino, la sua musica si consuma lentamente come una sigaretta e ti avvolge come braccia femminili , quelle canzoni non ti lasciano mai da solo. Non smetto mai di sentire musiche da films, i miei compositori preferiti? Armando Trovaioli, Riz Ortolani, Stelvio Cipriani, Ennio Morricone e naturalmente Nino Rota. Ascolto comunque tantissima musica.

Ciampi l’hai conosciuto dopo?

Si, ascoltai un disco a lui dedicato da Gino Paoli , l’album si intitolava come una delle sue più belle canzoni- “ha tutte le carte in regola”- . Però che faccia quel Ciampi, un volto duro e magro ma con dentro due occhi così buoni. Oddio, ho dimenticato De andrè, sono davvero imperdonabile. Durante una cena ebbi modo di inconrtarlo, ero intimidito allungai la mia mano in segno di saluto, lui fù gentilissimo, rispose al mio gesto cortese con altrettanto garbo e mi sorrise pure. Non so quanto duri in genere una stretta di mano, forse qualche secondo, secondi che in quell’occasione mi parvero giorni, gli stessi spesi felicemente ad ascoltare le sue canzoni.

C'è di De Andrè un album migliore secondo te?

Tutti morimmo a stento”, ma sono tutti belli..

E di “Anime salve che ne pensi”...

Bello,bello.

E nel Cinema c'è qualcosa che ti ha fortemente ispirato?

La profondità di Andrej Tarkovskij, la purezza di Robert Bresson e la fantasia di Fellini
Però poi ci sono altri registi che amo : Jacques Tati, Truffaut,il nostro Valerio Zurlini,Olmi e via così...

Hai anche fatto un brano dal nome “Nostalghia” è un omaggio a Tarkovskij allora...
 
Sì, il brano mi fù suggerito da quel meraviglioso film.

Parliamo un po' invece del vostro ultimo album “Gli anni di Globiana” a me pare che quell'album stacchi parecchio dai precedenti...come tono, forse è meno nostalgico...

Ma no, perchè? Come potrei allontanarmi dal sentimento che amo più di ogni altro? Dopo la nostalgia che altro c’è? L’amore certo, ma è sempre il frutto di quel sentimento. Gli anni di Globiana continua questo monologo interiore. Abbiamo certamente inserito nuovi elementi musicali, quello si, che hanno reso il prodotto un pò più “facile” rispetto ai lavori di un tempo.

Siete stati anche al premio Tenco...

Nel 1990, meravigliosa espierenza , fù il battesimo dell’aria e conobbi un uomo straordinario: Amilcare Rambaldi.

-C'è una frase che ti è cara?
 
Una parola : nostalgia .Si deve meditare bene su questa parola perché è una voce che se è ascoltata con lo spirito giusto, può salvare il mondo. La forza nasce proprio dalla consapevolezza straordinaria che il passato può essere il presente. Non esiste per me un passato, difficile credere al tempo perduto. Anche le persone scomparse si ripensano.

È un altrove. Punto...

È un altrove, come lo stupore adolescenziale. Quando ogni cosa ci pare lontana è sufficiente un aroma, un paesaggio , un quadro appeso per ritornare a quel”fatto” a quel volto e all’unico amore, forse distante ma dolce. Perchè é dolce “naufragare in questo mare”.
La donna tu la vedi sempre sotto questo aspetto, l'aspetto nostalgico...se si pensano alle tue canzoni “Makrya” no?

Ci si innamora per nostalgia. Una donna ti ricorda tutto.

Però poi così si idealizza...

Ma l'idealizzare in fondo è giocare, da piccolo il mio passatempo preferito erano i soldatini, mi piaceva giocarci da solo e non con gli altri compagni. Creavo delle vere e proprie storie con tanto di sceneggiatura e colonna sonora. Allora non conoscevo la musica, così fischiettavo i temi che accompagnavano il mio gioco, i soldatini sono stati i miei primi eroi che ho “mitizzato”

Come il giorno del ripostiglio...

Esatto, prima arrivano i “soldatini” poi gli “eserciti primaverili”, gli amori ,la donna.

Ma l'hai sempre portata molto in alto...

Io si, che altro c’è di divino dopo Dio?

Ma tutte le donne...o solo le donne giovani?

Ma tutte, ogni donna ha qualcosa da raccontarti. Può essere colei con la quale condividere un rapporto affettivo, oppure semplicemente una figura familiare . Mia nonna e mia madre ad esempio mi hanno donato l’adolescenza e dici poco?

Ecco, quanto importante è per te la struttura della lingua...

Fondamentale se vuoi scrivere, se vuoi comunicare se vuoi amare. Naturalmente è necessaria la tecnica.

Comunque anche tutti i tuoi lavori precedenti erano eccellenti nonostante non avessi lavorato così a fondo sulla tecnica, molto evocativi, voglio dire arrivano molto...

Avevo ventitrè anni le cose le sentivo e le scrivevo, oggi le penso e poi le scrivo, ma ho quarantasette anni la vita ti cambia diventi più riflessivo. Grazie comunque del tuo complimento.

A proposito dell'età, tu hai detto anche che “parlare di Pavese a trent'anni non è come parlarne a cinquanta”....
 
Ad una certa età si ha ormai capitalizzato un vissuto che rende tutto sommato credibili.

Comunque lo stesso Pavese a trent'anni aveva già fatto parecchio di forte...

Cesare Pavese era lo Spirito Santo.

Secondo te la durata delle “produzioni” adesso sarà comunque più breve di quanto non lo fosse un tempo?

Può darsi tuttavia a livello artistico credo che le cose cambieranno e questo grazie al nuovo pubblico, quello femminile. Le donne sanno ascoltare, intuiscono immediatamente la bellezza. Un artista si può fidare della loro dolce attenzione.

Il movimento femminista quindi per te è stato importante...

Eccome.

Non trovi però che continui il fatto che una donna rappresenta sempre e comunque solo se stessa, e un uomo invece rappresenti sempre tutta l'umanità. Cioè quando una donna parla è come se parlasse per tutte le donne, ma per le donne, se parla un uomo invece parla sia per gli uomini che per le donne...

Alla fine non vedo tutta questa grande differenza. Dalla mia esperienza dico che la sensibilità femminile ha la stessa autorevolezza di quella maschile

Non tutti la penseranno così...

Sicuro, ma ormai il cambiamento è avvenuto. La donna è a tutti gli effetti responsabile del nuovo mondo, quindi mi aspetto la tenerezza...

Se c’è una frase che vorresti dire a tutti..

Sognate, parlate dialetti difficili.




Sito ufficiale

07 febbraio 2008

La costruzione di un amore

Mi capita spesso di parlare molto di sesso con le persone, donne uomini ecc, ma altrettanto di sentimenti. Trovo che ci sia molta insoddisfazione nell'amore - in parte l'apatia dei sentimenti - il non provare emozioni legata agli altri - e io credo, ci sia la paura di essere "in perdita" di arrotondare per difetto un eventuale bilancio.
Con questa osessiva - eccessiva paura di essere "usati" nei sentimenti \o nei corpi.

Quello che trovo più frequentemente è la noia nelle coppie un po' collaudate - lo stare assieme per abitiudine, per costruzione sociale. Tantissimi problemi di sensi di colpa legati ai corrispettivi "doveri coniugali"- e la gran paura di dare - senza avere una garanzia dell'avere.

Io mi sento di essere stata molto fortunata in amore, e agli uomini importanti che ho avuto devo la mia vita, davvero o per un motivo o per l'altro, mi son sempr sentita tanta amata - e credo di non aver mai avuto paura in questo di spendersmi nei giorni, nelle persone che ho incontrato. E così ho avuto - probabilmente perché non ho chiesto. E non certo perché son una gran figa! :)

Socrate afferma con grande efficacia che il segreto della felicità sta nel porre un limite ai bisogni: "Il non aver bisogno di niente è divino; l'aver bisogno di pochissimo è vicino al divino: ora il divino è la perfezione stessa e quel che è più vicino al divino è più vicino alla perfezione."


Io voglio dedicare qusta canzone di Fossati a
tutti gli innamorati che riescono ancora a credere in un io condiviso.

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare

La costruzione del mio amore
mi piace guardarla salire
come un grattacielo di cento piani
o come un girasole

ed io ci metto l'esperienza
come su un albero di Natale
come un regalo ad una sposa
un qualcosa che sta lí
e che non fa male

E ad ogni piano c'è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare

dietro una porta un po' d'amore
per quando non ci sarà tempo di fare l'amore
per quando vorrai buttare via
la mia sola fotografia

E intanto guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

e sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

sono io che guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

e tutto ciò mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

E la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare
dopo si dice l'ho fatto per fare
ma era per non morire

si dice che bello tornare alla vita
che mi era sembrata finita
che bello tornare a vedere
e quel che è peggio è che è tutto vero
perché

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

la costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare

E intanto guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

e sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

e tutto ciò mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

Sì.


04 febbraio 2008

Un blog dedicato a Céline


Mi è stato segnalato un blog interamente dedicato al grandissimo scrittore Céline, uno di quei scrittori che come direbbe Fossati "fa muovere assieme i vivi e i morti", e da quello stesso blog ho preso questa intervista bellissima, degna solo d lui.


http://lf-celine.blogspot.com/

Intervista di Hanrez a Céline


Louis Ferdinand Destouches detto Cèline 1894-1961 1944: Cèline lascia la Francia. Contro di lui c'è un mandato d'arresto. Roger Vailland ha giurato di ucciderlo. Gli viene rinfacciata la sua collaborazione con il Nazionalsocialismo, il suo antisemitismo. Cèline fugge in Germania, poi in Danimarca, perseguitato dall'odio dei democratici, dal disprezzo di Jean Paul Sartre. La sua stessa opera è dimenticata Cèline ritorna in Francia solo nel 1948. Continua a scrivere ma è circondato dall'ostilità generale e si ritira con la moglie Lucette e i suoi numerosi cani e gatti in una casa a Meudon. Ed è qui che riceve il giovane universitario belga Marc Hanrez per l'ultima, straordinaria intervista, apparsa su Frigidaire n.8-9 luglio-agosto 1981.

Hanrez: Vorrei farle alcune domande a proposito dell'aspetto mistico della sua opera, un aspetto che non è ancora stato trattato dalla critica. Secondo me, una concezione mistica della vita si può trovare nei passi più fiabeschi del "Viaggio al termine della notte", in " Morte a credito" e in altri libri.

Cèline: Ci troviamo a lato del problema. Se mi è consentito vorrei dire che vedo la cosa un po' diversamente. Tutti noi abbiamo il desiderio di penetrare questo mistero di cui lei parla, e a cui pittori e disegnatori si avvicinano più degli altri. C'è la linea, questa famosa linea: alcuni la trovano nella natura, gli alberi, i fiori, il mistero giapponese. Bisogna bene che ci si confronti tutti con la natura. Io, devo confessarlo, non ne sono poi così fiero, mi sono molto occupato del corpo umano, nella mia posizione d'anatomista, come esperto di dissezione. Amo molto la dissezione. Non è una mia invenzione, non sono certo il primo tizio che è affascinato dalla dissezione... Ma non è tutto, anche la forma vivente mi interessa. E' per questo che durante tutta la mia vita ho perduto. no, non ho perduto, ho passato molto del mio tempo intorno alle ballerine, perché volevo avvicinarmi alle linee e ai corpi che cerco (cosa che è esposta in "L'Eglise" e in "Fèerie"). La ricerca di questa linea astratta: un movimento di danza mi rende raggiante! Ne parla anche Valery, ma con volgarità. C'è gente che non capisce queste cose: Io mi sono personalmente educato a lungo a questo riguardo. Ero povero e mia madre era merlettaia. Avevamo delle clienti, io ero impressionato dalla loro bellezza fisica e m'interessavo moltissimo a loro, nella nostra infelicità (perché Dio solo sa quanto lavoravo!). Eppure non ero certo spinto in questa direzione. Tuttavia mio padre - era un disegnatore - aveva anche lui la tendenza a ricercare le linee. Per un uomo comune questo è solo un atteggiamento da porco. C'è, infatti, un lato erotico in questa smania d'osservare. E' l'istinto della riproduzione che si fa strada (cerchiamo di essere sinceri, non vorremmo certe pretendere di essere puri), ma c'è anche dell'altro. D'altra parte le disgrazie e i difetti fisici mi allontanano dal corpo umano, dalla persona.

Hanrez: Nell'opera "Entretiens di Robert Poulet", lei dice che la maggior parte degli uomini che la circondano sembrano dei morti. Che cosa intende con ciò?

Cèline: Si occupano di questioni volgarmente alimentari o aperitive; bevono, fumano, mangiano, in un modo tale che sono usciti dalla vita - per la vita. Digeriscono. La digestione è un atto molto complicato (di cui conosco il meccanismo) che li assorbe completamente: il loro cervello, il loro corpo.Essi non hanno più niente, hanno solo la pelle. Basta mettersi alla terrazza, guardare le persone: al primo colpo d'occhio, lei riconoscerà tutta una serie di distrofie, di volgari invalidità. Sono laide, penose da vedere! Sono orribili in tutti i paesi del resto. Ed io lo posso dire, visto che sono stato in molti paesi: ero in missione per la sezione d'igiene della Società delle Nazioni. Gli uomini li vedo totalmente assorbiti dalle funzioni bassamente digestive. E' l'istinto di conservazione (ci sono due istinti nell'uomo: la conservazione e la riproduzione.). Si abbuffano dieci volte più del necessario, bevono dieci volte di più di quanto dovrebbero; non sono altro che apparecchi digestivi. Molto a fatica lei potrà trovare un essere al fondo di questa zuppa alcolica e fumosa.ma non è interessante. Si ha a che fare con dei mostri.

Hanrez: Lei sostiene che l'individuo perde la sua coscienza.

Cèline: Assolutamente. Sia che si tratti di francesi, o di negri, o di gialli, o di rossi, l'istinto di conservazione li domina. Essi ne sono avviluppati, hanno chiuso. Basta qualche chiacchiera, qualche farfugliamento, delle grandi vanità, una decorazione, delle accademie: ed eccoli soddisfatti. Soddisfatti in una certa misura. Hanno sempre, in fondo, il gusto del circo romano. Gli uomini sono ancora incantati quando vedono altri battersi a sangue, quando assistono a torture. Ho sempre sostenuto che il teatro e il cinema annoiano. La gente non ama il cinema, non ama il teatro, si annoia, chi più chi meno. Si dice che un'opera è buona quando annoia meno di un'altra, ma non diverte mai. Invece sarebbe divertente uscire dal teatro e trovare aperto un circo romano, con dei mirmidoni, dei gladiatori, che si prendono a sciabolate, si squartano sul serio. Questo sì che è spettacolo, è quello che vogliono, ed è quello che succede!.

Hanrez: Qualche tempo fa lei mi ha detto che il mondo occidentale manca di fede. Quale sarebbe a suo avviso la fede che noi potremmo ritrovare o ricreare?

Cèline: La questione è chiusa, finita. Non c'è più fede perché siamo troppo vecchi. Il mondo occidentale è consumato dalle guerre, dalle chiacchiere, dall'alcool. Da quando hanno piantato la prima vigna, cioè quattro o cinque secoli prima di Cristo, si può dire che la storia d'Europa sia finita. prima dei druidi! Non c'è più storia.

Hanrez: Qual è il popolo o la serie di popoli che ora farà la storia?

Cèline: Sarà difficile. Credo che toccherà a quel popolo che saprà astenersi dal bere e dal mangiare. saranno gli asceti. Ma non vedo nessun asceta in questo momento. Buddha è enorme, un commissario del popolo cinese ha un grosso posteriore, come quello di un arcivescovo. Commissario del popolo, arcivescovo o ministro, tutti cominciano coll'avere un grosso culo, guance gonfie, zanne escrescenze ovunque. Sì abbuffano. è quello che chiamano "mangiar bene"! E solo dopo si dichiarano pronti a tutto. Quando un capo di stato rimpiazza un altro capo di stato, quando un generale. quando un presidente della Repubblica incontra un altro presidente della Repubblica, si prepara un menù, e questo menù, viene pubblicato dai giornali. Il pubblico guarda e dice: "Ah! Ma guarda che leccornie ammirevoli, involtini di bue, piselli dorati. Ah, che leccornie, che leccornie!". Lei capisce, questo significa dare alla digestione - all'istinto di conservazione, di conseguenza - un importanza enorme, ed è proprio questo che uccide. L'istinto di conservazione, blandito, vezzeggiato dalla medicina che fa progressi tutti i giorni, come certo lei sa, la chirurgia ecc. Insomma la gente è inadatta, non riesco a immaginarmi dei nuovi asceti.

Hanrez: Quindi secondo lei la razza umana del futuro sarà una razza d'asceti?

Cèline: Ah! Unicamente una razza d'asceti! Degli asceti che faranno ogni sforzo per eliminare ogni tendenza alla trippaglia. Altrimenti sarà mostruosa. Se si cercasse di allevare dei maiali, come si allevano gli uomini nessuno li comprerebbe: dei maiali alcolizzati! Noi siamo allevati molto peggio dei maiali, molto peggio dei cani, delle anatre, dei polli. Nessuna specie vivente sopravviverebbe al regime seguito dagli umani.

Hanrez: Lei parla di questo istinto di conservazione che ci spinge ai limiti e che ci uccide, ma questo istinto è pur sempre legato a quello della riproduzione, perché per riprodursi bisogna conservarsi.

Cèline: Guardi l'istinto della riproduzione se la sbriga da solo, non ha davvero bisogno di noi. Basta che l'uomo abbia un'erezione, che scarichi i suoi due tre cm. di sperma - ed oltre, voglio essere generoso - e riesce a riprodursi. Questo avviene tranquillamente, è molto facile. Quanto alla donna è sufficiente ch'essa si presti alla bisogna. è fatto. Non ci si occupa di lei, fa dei bambini senza neanche accorgersene. Madri di famiglia che hanno compiuto il loro dovere coniugale, è tutto.

Hanrez: A proposito della donna nella sua opera, essa occupa un posto relativamente importante, ma l'amore e soprattutto l'amore sentimentale, non vi trova pressoché spazio. Questo accade perché lei lo nega, o perché pensa che è sottinteso, che non deve comparire in primo piano nel racconto?

Cèline: Non nego spazio all'amore, al contrario. Il fatto che due esseri si associno è una cosa molto rispettabile, direi molto normale, perché aiuta a resistere agli urti della vita, che sono innumerevoli. E' gentile, è piacevole, ma io non credo che questo argomento meriti troppa letteratura. Anzi le dirò che questa faccenda la considero perfino pesante e volgare. "Io ti amo" sono parole abominevoli, che, per quanto mi riguarda, non ho mai adoperato, perché una cosa così non si può esprimere, la si sente e basta. Un po' di pudore non guasta. Queste cose esistono, ma si dicono una volta al secolo, all'anno. non tutti i giorni come nelle canzonette.

Hanrez: Nel "Viaggio al termine della notte", si sente che il protagonista viene fortemente attratto dalla donna (penso alle diverse donne che egli incontra e specialmente alle due americane), ma questa attrazione non si esprime attraverso le parole "io ti amo" ecc. Lei pensa che questa attrazione che è alla base dell'amore non debba essere espressa in parole?

Cèline: Non vedo perché. E' un sentimento, è un atto, Dio mio, abbastanza bestiale - e bestiale bisogna che sia! Contornarlo di fiorellini mi sembra volgare. Il cattivo gusto consiste precisamente nel mettere dei fiori laddove non ve n'è alcun bisogno. Sono cose che si possono anche fare. ma non è essenziale. Lei entra in un delirio, il coito è un delirio: razionalizzare questo delirio con delle manovre verbali, mi sembra idiota.

Hanrez: Lei considera dunque il coito come l'atto supremo, il compimento dell'amore?

Cèline: L'amore è un modo di dire: è l'atto della riproduzione. Non ha storia ci è stato dato. E' un premio che la natura dà al coito per la riproduzione: dà al brav'uomo un orgasmo di qualche secondo che lo mette in comunicazione con lei. Alla brava donna niente, non è importante.

Hanrez: Come in certe credenze induiste lei pensa che nel momento del delirio si entra in comunicazione con la natura.

Cèline: Evidentemente. Mistico, non so. Dare un premio al brav'uomo affinché si senta trasportato in un mondo che non conosce, il mondo della natura.


Hanrez: Lei crede che esistano degli altri mezzi oltre al delirio per raggiungere questa conoscenza, questa specie d'accoppiamento con la natura?

Cèline: E' molto potente. Non c'è niente da dire alla natura. Essa è suprema, perché ci piazza là, poi ci riprende. Dico che gli uomini hanno una sorte molto difficile e dolorosa, perché in fondo la natura si fa beffe di loro. Come dice La Rochefoucauld: "Essi non si sentono nascere. Soffrono per morire e aspettano di vivere". E' così: aspettano di vivere, ma in verità non vivono mai. Capiscono di morire e soffrire per la maggior parte del tempo (il 99 per cento). Aspettano la pensione, aspettano una promozione, aspettano la laurea, aspettano sempre qualcosa. Aspettano l'essere amato, poi hanno qualche mese di delirio, qualche crisi di coito, e poi tornano ai loro numerosi obblighi, più infelici ancora quando si occupano degli altri, chiusi in un eterno egoismo. La loro sorte non è certo divertente!


Hanrez: Ci sarebbe dunque negli uomini un'impotenza a cogliere il momento, a godersi la vita così come si presenta in un momento particolare.

Cèline: Si. L'uomo non è un animale, visto che conosce il proprio avvenire. E perciò ha paura, giustamente, di ciò che lo aspetta. La bestia non lo sa, soffre quando le capita qualcosa, ma non prevede, o prevede poco, come il cavallo prima di essere abbattuto. La bestia che uno uccide sente di morire, ma solo per brevissimo tempo, mentre l'uomo già sessant'anni prima cerca di farsi un'idea di quello che lo aspetta. Gli studi di medicina lo informano mirabilmente sulla vita. Queste cose lo incupiscono. Egli allora corregge i suoi pensieri lucidi con l'alcool e il mangiare, i viaggi, l'auto, insomma le diverse tecniche per ingannare la sua lucidità. Egli non è più lucido. Va alle accademie, al teatro. La sua testa si distrae - all'opposto di quello che cercano di fare i religiosi. Gli si ripete tutto il tempo: "Attenzione! Non è questa la realtà della morte!". Insomma invecchia nella sua tomba (il compito dell'uomo è evidentemente di dormire nella sua bara tutte le sere).

Hanrez: Secondo lei, dunque, un pensiero lucido è un pensiero escatologico, essenzialmente.

Cèline: Essenzialmente. Egli non può che accettare la propria sorte, pensare al proprio padre, alla madre, ai fratelli, ai cugini.


Hanrez: E' un pensiero che lei ha già espresso all'inizio di "Morte a credito", quando parla della morte della sua portinaia. Del resto in tutte le sue opere si capisce che per lei è un problema molto importante.

Cèline: E' il principale problema dell'uomo.

Hanrez: Ma ci sono due modi, credo, di considerare il problema della morte: sia come una paralisi dell'azione e del pensiero, sia come uno stimolante. Ci sono persone che, nella loro maniera di considerare la morte e la sua prospettiva, giungono a non agire più, non osano più agire. Suppongo che lei non sia tra questi, no?

Cèline: Ho sempre avuto un temperamento da medico, specie nel considerare il problema della morte; la mia vocazione non era letteraria. Alla sua età ed anche quando ero più giovane, avevo la vocazione del medico (nella mia miseria, perché ero molto povero) che consiste essenzialmente nel rendere la vita più facile agli altri. La mia pratica, se vuole, è una mistica - la sola che abbia - e non m'è riuscita!. E' una specie di ideale da "buona sorella" che avevo: darmi interamente al conforto dei malati.

Hanrez: Nella sua giovinezza, lei ha ricevuto un'educazione cristiana?

Cèline: Ho fatto la mia prima comunione, come la fanno tutti a una certa età, poi l'apprendistato presso i padroni; a undici anni era tutto finito. Non posso dire che fossi posseduto dalla religione. Ero posseduto dalla medicina. Non ero disperato. Del resto la vita non la si considera sempre nello stesso modo: a venti, quindici o tredici ani non si vede la morte, non ci si pensa. Si pensa solo alla vita e la si vuole rendere più facile. Ero un bravo ragazzo, niente di più. Mi occupavo soprattutto di medicina, che mi interessava; e poi sono arrivato alla letteratura come lei sa. E' stato un passaggio inatteso.

Hanrez: Ma un passaggio che lei ha preso sul serio.

Cèline: Solo perché mi hanno reso impossibile seguire la medicina. Non si possono fare dei libri e allo stesso tempo. non sarebbe serio. Oggi tutto è cambiato. Il medico che s'interessa di tutto non esiste più Oggi, o si diventa specialisti o niente. Ma ai miei tempi era ancora possibile. Un brav'uomo che fa dei libri! Mi è sempre parsa un'idea comica, quella di un tizio che si siede a un tavolo e comincia a tracciare sulla carta dei pensieri. La trovo un'attività immodesta, impudica. Questo modo di guardare la storia non lo trovo serio, e pur tuttavia continuo. Del resto ora non me ne frega più niente, non importa più niente. Ecco.


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