14 febbraio 2013
Momento poetico
09 dicembre 2012
Piero Ciampi Maledetto poeta
In questi giorni finalmente sono riuscita a vedere il libro fisicamente, quindi è uscito per davvero nonostante non ne abbia ancora una copia.
Dalla prima edizione ci hanno lasciato tante persone che avevo intervistato, così importanti nella sua vita, persone che gli sono state accanto e creduto in lui fino alla fine così come, Ennio Melis, Gianni Marchetti, Gianni Elsner, Italo Greco pochi mesi fa. Una grande nostalgia non può che assalire, e per questo penso sia proprio la cosa più importante lavorare sul passato che ci interessa, per dire che niente e mai andrà perduto se il loro ricordo ci tiene vivi e ancora ci fa vibrare.
13 febbraio 2011
Piero Ciampi. quando dal caos nascono le stelle.

Questo è stato un inverno piuttosto difficile.
e dire che l'inverno lo amo e lo adoro, quindi tutto sommato meglio un'inverno difficile che un'estate difficile, sperando bene che tutto migliori.
Però come tutte le cose più belle che capitano quando meno te lo aspetti, mi chiama il mio primo editore e mi dice che il mio libro su Piero Ciampi (Piero Ciampi una vita a precipizio) a giugno va in ristampa :).
Questo mi ha reso enormemente felice, ma non tanto perché come un autore potrebbe sentirsi lusingato che cha venduto tutte le copie della prima tiratura, ma perché è segno che Piero Ciampi sta interessando e da quando avevo cominciato quel lavoro ormai in un non più recente 2003 dove il magnifico maledetto era un Artista solo per alcuni addetti ai lavori, la sua voce, il suo cuore e il suo spirito si sta facendo sentire anche alle nuove generazione, e anzi a quelle non più nuove scoprendolo ora con grande entusiasmo.
Difatti tanti sono stati in questi anni gli omaggi a Piero, e in un certo senso con disprezzo dei più puristi, anche da parte di personaggi più esposti al marketing come Morgan ad esempio, che non apprezzo particolarmente, ma in cui credo in una sua sincerità di fondo almeno nella stima verso Ciampi, e se questo è comunque servito a diffondere un verbo degno di nota (si può dire) ben venga.
Poi si sa, puristi delle volte lo siamo un po' tutti, perché verso ciò che amiamo arditamente la gelosia è un fatto naturale, contraddittorio il sentimento di condividerla con chi vogliamo e ci fidiamo, e di fastidio quando questa cosa può essere amata da chi non riteniamo all'altezza per diversi motivi.
Avrei tante parole da spendere per Piero ancora e credo lo farò nell'integrare la vecchia prefazione, posso dire che quello è stato il libro a cui ho voluto più bene perché Piero Ciampi mi ha diverse volte salvato la vita, e quindi dedicargli un libro non è altro che una carezza per un gesto d'amore che ho sentito vero, arrivarmi non so da quale dimensione, ma assolutamente conscia da chi.
E quindi se questo bene l'ho ricevuto io, penso possa portane tanto altro a tanti altri, e ben venga che di Piero Ciampi se ne parli sempre di più.
:)
14 dicembre 2010
Piero Ciampi Live in un doppio cd: Intervista a Enrico De Angelis
"Io sono stato a Milano all'ultimo dell'anno. Ho detto: signori, vi amo tutti e mi hanno dato duecentomila lire. Voi siete capaci di questo? Perché io sono un'artista e voi no, dunque dovete stare zitti perché dovete imparare da me. Ascoltate! Quando voi guadagnerete duecentomila lire al giorno per fare cultura, potrete dire qualcosa. Adesso state zitti, altrimenti mi aspettate fuori. Non c'è passaporto per la cultura!"
Piero Ciampi Live Castiglioncello
-Piero è sempre stato tra gli addetti ai lavori molto amato/odiato, ora è come se stesse uscendo allo scoperto, raggiungendo davvero tante persone...
- Il secondo cd è appunto un tributo tenuto a Parma nel 2008 da vari artisti, dove cantavano brani a Piero, molta vicinanza ed affiatamento, qualcuno che hai sempre sentito vicino a lui, e qualche interpretazione che ti ha davvero colpito.
A Parma abbiamo "convocato" sia artisti molto legati a Ciampi (anche esistenzialmente: pensiamo a Pino Pavone o a Nada; oppure solo artisticamente: Marco Ongaro, La Crus, Luca Faggella) sia artisti "vergini" che non lo conoscevano e che, scoprendolo, se ne sono innamorati e l'hanno cantato benissimo. Questa è stata un po' la scommessa: portare sullo stesso piano gli uni e gli altri. Mentre diamo per scontato che Nada nell'interpretare Piero sia stata anche questa volta praticamente perfetta, mi hanno colpito pure i relativamente "giovani" (Bersani, Cristicchi, Fabi, Pino Marino...). Le due vette del disco, però, per me sono il "Palazzo di giustizia" di Marco Ongaro e, davvero irresistibile, l'"Adius" di Capossela.
-Qual'è secondo te il suo discorso e il messaggio più forte nel suo delirio poetico?
Saperci contemporaneamente commuovere e divertire. Il misto di violenza e tenerezza. Di tragicità e ironia.
- Ti sei fatto un'idea di quale sia il pubblico forte di Piero, se com'è uno particolare?
Piero ti sbatte in faccia carni crude, o sei in grado di prenderle o scappi. Il pubblico che lo ama è quello che non ha paura di sentirsi dire la verità. Quella dei sentimenti, soprattutto.
-Cos'è che ce lo fa amare ed apprezzare, sentire vicino senza mai sentirlo vecchio fuori moda ?
- Ultimamente sono usciti diversi tributi tra discografia, film e varie su Piero, qualunque lavoro si faccia in sua memoria ben venga perché si espande comunque la conoscenza o si può correre il rischio di darne un'immagine sbagliata, cosa ne pensi?
Con Piero c'è sempre il rischio di ridurlo al luogo comune del "maledettismo", all'aneddotica del "genio e sregolatezza". Le stesse due registrazioni live che ho pubblicato in questo album incoraggiano a questa visione. Però è la verità reale, quindi da lì non si scappa. Se non si eccede in quest'ottica, ogni documento è utile a farlo conoscere.
- Qual'è la cosa più bella che ricordi i Piero? e qualche rammarico nei suoi confronti?
I tre giorni che lui passò al "Tenco" nel 1976 sono un ricordo folgorante. Stavo sempre con lui, non riuscivo a staccarmene, come ne fossi innamorato. Ho il rimpianto di non averlo chiamato a fare altri concerti dopo il "Tenco", nella mia città per esempio, dove organizzavo concerti di cantautori, ma pensandolo ingovernabile ebbi paura. Non me lo perdono. E poi di non aver saputo subito che stava male. Magari sarei andato a cercarlo.
- Avendolo conosciuto se vedesse il mondo oggi cosa esclamerebbe secondo te?
"Ma vaffanculo", ovviamente.
DOPPIO CD PIERO CIAMPI LIVE
Piero Ciampi live al "Ciucheba":
01. parlato
02. "Il marciapiede"
03. parlato
04. L'amore è tutto qui
05. parlato
06. Te lo faccio vedere chi sono io
07. "Il paralitico"
08. Adius
09. parlato
10. Ma che buffa che sei
11. parlato
12. Il giocatore
13. parlato
14. "Notte"
15. epilogo (Mustafa)
CD2 - Omaggio a Piero Ciampi:
01. Morgan - L'amore è tutto qui
02. Il denaro
03. Pino Marino - Sporca estate
04. Tu no
05. Marco Onagro - In un palazzo di giustizia
06. Pino Pavone - Sobborghi
07. Samuele Bersani - Qualcuno tornerà
08. Niccolò Fabi - Fino all'ultimo minuto )
09. Luca Faggella - Livorno
10. Il lavoro
11. La Crus - Il vino
12. Simone Cristicchi - Autunno a Milano
13. Io e te, Maria
14. Nada - Confiteori
15. Eri proprio tu
16. Vinicio Capossela - Adius
17. Orchestra del Teatro Regio di Parma - suite strumentale di frammenti da canzoni di Piero Ciampi
18. Il vino
19. Tu no
20. Ho bisogno di vederti
21. Io e te Maria
26 febbraio 2010
Al cinema Gnomo di Milano Piero Ciampi
Oggi post veloce, volevo annunciare che martedì 2 marzo al cinema Gnomo di Milano ci sarà l'anteprima del film uscito per la Sony su Piero Ciampi.Io spero di esserci !
Piero Ciampi
13 febbraio 2010
Piero Ciampi ed altre storie
Non è tutto, il pacchetto si compone di 18 brani, di Piero Ciampi (visto che è così fatica reperire suoi dischi !)...
Insomma, una chicca per i collezionisti ed appassionati, e io ne son davvero fiera felice perché come si dice: era ora ! e che si possa dare sempre il possibile per gli autori che amiamo.
Questo un estratto del film
hanno parecipato
regia:
Ezio Alovisi
Cast:
Banda Osiris, Nicoletta Della Corte, Pietro De Silva, Lydia Mancinelli, Carlo Monni, Peppe Servillo, Cinzia Veronesi, Lavinia Biagi, Ernesto Bassignano, Chiara Cefalu, Rossella Seno, Vincenzo Costantino Chinaski, Francesco Guccini, Alessia Innocenti, Nada Malanima, Giovanna Marini, Gino Paoli
08 ottobre 2009
Gianni Elsner
LA cosa che sempre mi ha coinvolto di più a lavoro "giornalistico" se così si può dire, è lavorare sul ricordo, il ricordo degli altri che portano in sé preziose testimonianze di vita propria e altrui, quelle parole, quegli scrigni preziosi che possono portare in sé dei germi per la conoscenza emotiva.Per me quello che più ha valso nella mia vita,è sentire i modi di vivere di tante altre persone che son vissute in posti diversi dai miei, in anni diversi, in situazioni diverse, persone che però per qualche motivo sentivo che avessero qualcosa di "luminose" per me.
Magari non per altri, ma come Ernesto Mussi un strepitoso signore anziano livornese amico di Piero Ciampi mi disse "le persone al mondo sono legate tra loro da un ombelico universale" si riconoscono tra loro al di là del tempo e dello spazio.
Perché questo avvenga, credo sia importante far conoscere proprio attraverso l'ascolto, e riportare queste conoscenze per poter dare questi scrigni, a chi ne può trarre emozioni, far capire un proprio presente tramite altri passati.
Sempre Mussi diceva: "la verità è una pietra scolpita, e proprio per questo non la puoi scambiare" - intendeva proprio quel sentimento che non può essere scalfito, perché brilla di eternità e così com'è attraverso qualunque evento, tempo, luogo, lo puoi riconoscere e sentire che ti apartiene anche se è già stato vissuto, e splende ancora perché tu in quel momento l'haii riscoperto rivive grazie a te, e te rivivi con più lucidità grazie a questo sentimento. La letteratura come l'arte in generale, e le vite hanno questo potere estensivo ed intensivo allo stesso tempo.
Perché oggi son così sentimentale. Bè.
Ieri mi è arrivata la mail dove mi dava la comunicazione che è Morto Gianni Elsner, a molti di voi questo nome non dirà gran ché, ma lui fu un grande amico di Piero Ciampi e uno dei primi che intervistai per fare quel libro.
Mi colpì quel suo amore infinito per Piero, quella sua stima, il fatto che da 30 anni teneva su radio una trasmissione titolata proprio come la canzone di Piero "Te lo faccio vedere chi sono io". E tanto era l'affetto, tanta la riconoscenza.
Qui la notizia ufficiale
qui come avevo aperto la sua testimonianza su Piero sul mio libro "Una vita a precipizio",
(....)
Una delle sue frasi che mi rimase più impresse fu questa riferita a Piero
12 agosto 2009
L'angelo e il diavolo
E siccome Massimo Bizzarri che era un grandissimo amico di Piero Ciampi scrisse per Cocciante diversi testi tra cui "Il tempo" - finalmente è stata messa su you tube, quindi finalmente la posto qui sotto.
Tempo fa mi faceva anche un pò piangere, ora mi trattengo un pò di più, ma sempre mi fa un certo effetto, non so se mi commuove perché per me c'è indirettamente un legame con Piero Ciampi e tutta una serie di coincidenze assurde (che non sto qui a citare in questa disperata assolata giornata) che mi legano ai ricordi non miei di Piazza del Popolo e quella che fu un'osteria aperta da Massimo Bizzarri (L'angelo e il diavolo)a Trastevere alla f i ne degli anni '70 dove Piero Andava a bere - e poco dopo morì.
"
(…) Cosa c’è tra le bestemmie di chi crede al paradiso – cosa c’è dietro i tuoi occhi ormai esausti di tramonto – Cosa c’è dietro lo specchio che si strugge di ricordi – C’è il tempo, il tempo – Che strangola le stelle, poi le getta in fondo al mare (…) cosa c’è che resta sveglio e di notte non riposa
C’è il tempo, il tempo – Seduto sul destino come un bimbo sulle scale – Il tempo il tempo – Che passa sui tuoi occhi e ogni giorno fa più male – Il tempo, il tempo che spia attraverso i vetri di un dolore addormentato (…)"
12 novembre 2008
Piero Ciampi discografia illustrata

Con grande felicità annuncio che per la Coniglio editore - è uscito la discografia illustrata su Piero Ciampi e come non gioirne... ! A cura di Enrico De Angelis e Ugo Marcheselli ai quali devo molto, perché in molto mi hanno aiutato nel fare il mio primo libro Piero Ciampi una vita a precipizio...ma a prescindere da questo chiunque si dedichi a Piero Ciampi credo regali qualcosa di meraviglioso a tutti noi, almeno per chi lo conosce credo di rendere l'idea...
Non spendo troppe parole adesso solo perché tra poco farò un'intervista a De Angelis e Ugo Marcheselli da mettere nel blog...ma intanto l'annuncio ci vuole....
Il libro sarà presentato il giorno giovedì 20 novembre a Livorno - e al MEI di Faenza.
ps. Ho incredibilmente saputo che il premio ciampi si è rifiutato di presentare il libro...ma vi rendere conto?
in ogni caso le date son le seguenti...
Metto qui una sia poesia per ricordare Piero con tanto amore
Hanno arrestato
anche la luna
Il parco è fresco
solitarie le anime
vagano.
E' ancora la strage
per chi
non ha
una casa
da dare
ai figli.
Due spalle curve
controluce
mi ricordarono
l'inverno.
................
Madre.
So
che mi hai preparato
un letto
con lenzuola fresche.
Madre.
perdona
se sono uno scamiciato.
e' la mia prima morte.
23 ottobre 2008
27 ottobre Piero Ciampi il film a Livormo

Mi sembra perlomeno doveroso dire che lunedì 27 ottobre alle 21.00 presso il cinema Mori di Livorno ci sarà la proiezione del film su Piero Ciampi Adius. Mi spiace probabilmente no potrò esserci ancora non ne ho la certezza però sarà fatica purtroppo è un lunedì - comunque con il cuore sarò lì. Ultimamente mi arrivano diverse mail di appassionati Ciampiani e questo a crescere nell'ultimo anno, io credo che il film il fatto che se na parli, ecco faccia bene...grazie ancora ad Ezio Alovisi che ripeto è stato tra i pochi inizialmente ad aiutarmi veramente per la realizzazione del libro. Ed ora ne devono uscire diversi uno esclusivamente sulla discografia, e una ristampa di quello che fu tutta l'Opera di Enrico de Angelis - io lo spero presto.
Poi pensavo anche a Ezio Vendrame, quanto ha dato anche lui per Piero - no so se ve lo ricordate al festival di S.Remo quando ha praticamente alla domanda di Bonolis chi erano i suoi preferiti - ha avuto il coraggio di dire che sono Piero Ciampi e Leo Ferrè avevano scalato le vette del suo cuore e in diretta ha dato del leccaculo a Gigi D'Alessio, la cosa incredibile è che con "il rumore" che ha fitto quella vicenda non si trovi l'episodio che era IN DIRETTA sparata, su You tube (probabilmente lo bannano). Ma trovo varie discussioni sulla rete tra chi lo ritiene un grande e chi un disturbato mentale.
Chissà perché c'è una così forte ostinazione a rifiutare la verità su tutta quella mafietta che c'è dietro a come ha detto bene Ezio "ma chi è quello lì che canta in napoletno?".
Posto in ricordo di Piero che Ezio Vendrame cita sempre e per rispetto di Piero e Vendrame questa intervista a cura di Cinzia Marongiu intervista del 4/3/2005
....
Che cosa ci faccio io qui? È la domanda che sembra aver stampata in fronte. Lui è Ezio vendrame, ex calciatore ribelle, scrittore di successo, anarchico da sempre e ora “opinionista solo per amore di Paolo Bonolis”
di Cinzia Marongiu
Più i fischi salivano dalle file del teatro Ariston, più lui sorrideva felice. “Un trionfo. E’ stato un vero trionfo”, commenta a colazione, seduto tra i tavolini dell’hotel. “Se mi avessero applaudito, sarebbe stata una tragedia. Non voglio l’approvazione del pubblico di Sanremo”. Eccolo Ezio Vendrame, la mina vagante di questo Festival. L’ex calciatore che si rifiutava di fare gol se il portiere era a terra “perché è troppo facile e non c’è gusto”. Il poeta spettinato e barbuto che si commuove solo a nominare Piero Ciampi, “l’amico di una vita ma anche il compagno di tante bevute e di tante notti passate a parlare con le stelle”. L’anarchico che non è mai andato a votare “perché l’unico politico che riconosco è Gandhi, uno che indossava un vestito senza tasche. Diceva che per rappresentare gli umili bisogna vivere come loro e non arricchirsi alle loro spalle”. Ma anche lo scrittore di successo autore di libri come “Se mi mandi in tribuna, godo”, “Vietato alla gente perbene” e “Una vita fuori gioco”, pubblicato lo scorso novembre dalla Rizzoli e già in ristampa. Ezio Vendrame, il ribelle, l’uomo-contro per definizione, anzi l’uomo al di là di ogni definizione, e da ultimo, l’opinionista che mentre sta seduto sul palco del Festival sembra aver stampata in fronte una sola domanda: “Che ci faccio io qui?”. Che poi, forse è la stessa domanda che si sono posti da casa tanti telespettatori. “Ma che ci fa questo qui?”. E che “Sorrisi” immediatamente rigira a lui.
Ezio Vendrame, cosa c’entra lei con il Festival di Sanremo?
“Niente e non so neanche se resisterò fino alla fine”.
E perché è venuto allora?
“Per due motivi. Il primo è Paolo Bonolis, il secondo i soldi”.
Può spiegarsi meglio?
“L’anno scorso Bonolis mi ha invitato a “Domenica in”. Il giorno prima, alle prove, un autore mi porge un foglio con le domande. Era la solita schifezza. Non ci ho visto più e ho deciso di andarmene. Paolo, però, ha preso il foglio e l’ha strappato. Mi ha trattato con una delicatezza infinita. Ha avuto rispetto della mia anima. E io a quel punto per lui avrei fatto qualsiasi cosa. Buttarmi nel fuoco, andare all’inferno, dargli un rene o un figlio o il mio sangue. Tutto. Perfino venire a Sanremo”.
E i soldi?
“I soldi li voglio, ma non per me. A me non me n’è mai fregato niente. Sono a posto quando ho il necessario. Ma il massimo è dare qualcosa alle persone che ami. E poi perché i soldi li devo lasciare agli altri? Sono venuto a beccarli anch’io”.
Dica la verità. Si è pentito dell’intervento contro Gigi D’Alessio?
“Non vedo perché. Ho detto quello che penso e quello che ho visto e sentito”.
Manco a farlo apposta due signori si avvicinano al tavolo. “Complimenti per il suo intervento. Finalmente qualcuno che parla con il cuore”. Ma lo sa che D’Alessio è il superfavorito del Festival? Vende tantissimo, non ha bisogno di ingraziarsi nessuno…

“Allora, a maggior ragione, il suo comportamento non mi piace. I grandi non hanno bisogno di nessuna gruccia. Stanno in piedi da soli. E le leccate di culo è meglio farle lontano dalle telecamere”.
Come si trova qui a Sanremo?
“E come vuole che mi trovi? E’ un baraccone di follia dove sono salito anch’io. La gente da casa non vede tutto quello che c’è intorno. Io mi vergogno quando, dentro l’Ariston, ti danno ‘sto pass. Non lo puoi neanche infilare in tasca. Te lo devi mettere addosso, come un collare. Ma io i collari non me li sono mai fatti mettere da nessuno. E poi è pieno di gente che crede di essere qualcuno e pur di crederci non ha pietà nemmeno per se stesso. Tutti con il pass, quasi a volersi identificare in questo trionfo del nulla”.
Per caso si è pentito di esserci venuto?
“No. Più che altro sono preoccupato per Bonolis perché so che lui mi ha chiamato qui con tanto amore. Ma che opinionista del cavolo sono? Io non sono un opinionista. Di sicuro non bistratterò nessuno. Ho rispetto di tutti, ma non parlerò di queste canzoni. Cosa me ne frega a me? Io sono una scheggia vagante. L’unico di cui posso parlare è Piero Ciampi”.
Perché questo grande amore per Ciampi?
“Perché ho avuto il privilegio di essergli amico. Non mi perdonerò mai di aver litigato con lui l’ultima volta che l’ho visto prima della sua morte. Lui non aveva litigato con me. Lui non litigava con nessuno. Io, invece, non avevo ancora percepito cosa significhi amare”
Ma com’era Ciampi?
“Piero non si può raccontare, si poteva soltanto vivere. Con lui stavi bene fino a una certa ora. Poi cominciava a bere, a fumare una Gitanes dietro l’altra e a torturarsi. Era un vero Cristo, un vero poeta. E i veri poeti secondo me non hanno bisogno di scrivere versi. Sono quelli che vivono da poeti. I fuoriclasse del coraggio”.
Come lei?
“No, io so solo che appartengo alla categoria umana. Ma in realtà sono un disadattato. Non c’entro niente con questo mondo. E neanche con gli altri. Non ho mai bleffato in vita mia”.
Mi racconta qualche episodio legato alla sua carriera di calciatore?
“Non sono mai stato un calciatore. I calciatori hanno soltanto due gambe. Io ne ho sempre avute molte di più. Giocavo a calcio per divertirmi. Non per vincere”.
E’ vero che non ha fatto gol, nonostante fosse praticamente a porta vuota?
“Certo. Giocavo nel Siena. La partita era Siena-Spal. Avevo fatto un’azione incredibile, scartando almeno cinque avversari. Avevo dribblato anche il portiere ed ero pronto a calciare in rete. Solo che mi sembrava una vigliaccata. Volevo dargli almeno un’altra possibilità. Così sono tornato indietro e due terzini mi hanno tolto la palla. Niente gol. I tifosi del Siena mi avrebbero amazzato. Quella sera sono rimasto barriccato dentro gli spogliatoi fino alle nove di sera”.
E il momento più bello della sua carriera calcistica?
“Quando ho smesso. Ho sempre voluto tenere il telecomando della mia vita. Un privilegio che ai calciatori non viene consentito”.
E ora come passa la sua vita? Si è sposato?
“No, ho avuto tantissime donne, ma non ho mai incontrato la compagna della mia vita. Meglio per l’eventuale “lei”, perché non è facile starmi vicino. Sono un’anima inquieta, sempre all’inferno. Per il resto, vivo a Casarsa delle Delizie, tra Pordenone e Udine. E’ un piccolo paese, dove l’unica persona viva è Pierpaolo Pasolini, che è nato lì. Vivo in un monolocale, un loculo praticamente. Ci sto dentro a malapena e passo il mio tempo a scrivere”.
Sempre?
“Sì, a mano. Odio computer e tecnologia. E’ così bello scrivere. E se di una poesia devo farne due copie, non faccio la fotocopia, ma la riscrivo a mano. La poesia e i libri mi hanno salvato dalla voglia di togliermi di mezzo”.
E ora? Sta scrivendo qualche libro?
“A settembre ne uscirà uno di racconti, “Le lacrime delle cose”. E poi pubblicherò l’ultimo. Un capolavoro assoluto perché non l’ho scritto io ma la mia anima. Si intitola “Eroe di carta” e sarà l’ultimo perché poi dopo quello non avrebbe più senso scrivere altro”.
Sicuro?
“Certo e se non sarà così, la autorizzo a venirmi a cercare e a sputarmi in faccia. E lo scriva, per favor
06 ottobre 2008
Piero Ciampi e Vladimir Vysotskij

Mi pareva interessante postare questo scritto che confronta Piero Ciampi a Vladimir Vysotskij (altro disperato amorevolmente feroce) - in genere non posto post che altri postano ! Pero in questo caso, visto che Piero Ciampi mi ha riguardato e continua a riguardarmi da vicino, quando trovo o mi segnalano articoli interessanti, perché non diffonderli, soprattutto se ci stanno veramente a cuore. E
mi pare ben fatto.
Preso dal blog Il dente del giudizio
Piero Ciampi e Vladimir Vysotskij
A cura di Alessandro di Nicola
Sovente i nomi di Piero Ciampi e Vladimir Vysotskij vengono intrecciati e fatti convergere per mere questioni esistenziali, di vite unite dall’alcool e da una comune deriva verso un volontario annichilimento: un “fare di se stesso fiamma” per citare Carlo Michelstaedter, ma quale pratica ridotta al lumicino di una condotta autodistruttiva, con il compiacimento di chi ne è fuori (”grazie a Dio” o a chi ne fa le veci) ma al contempo ne guarda estasiato gli esausti e prevedibili sviluppi a distanza, godendosi ombre e vertigini, fumi e fragori dal sottoscala di casa.
In realtà, credo che l’affinità tra Piero Ciampi e Vladimir Vysotskij non vada misurata in gradi su una bottiglia. Nella poetica di entrambi si assiste, almeno nelle prove migliori, all’incerto assestamento di un soggetto disarcionato dal mondo. Gli oggetti e gli affetti del quotidiano hanno in Ciampi vividezza palpabile e nelle sue canzoni c’è spesso un virtuoso ed ironico scambio tra universo degli affetti e cose, movenze del cuore e realtà fisica: si tratta spesso di un amore fatto carne e quest’ultima è spesso carne in scatola. Questo attrito, ricomposto in pietà di sè e degli altri, tra sentire (alto) che arriva dal corpo e sentire (basso) che giunge dal mondo è probabilmente all’origine dell’estraneità della poetica di Ciampi alla vulgata canzonettistica italiana, in cui l’amore è sempre alto, la donna angelicata/morto assente e la rima vieta. Questo stesso attrito è uno dei più robusti rivoli che danno forza d’espressione alle ricorrenti figure cristologiche nelle canzoni dell’artista livornese.
In Vysotskij il quotidiano nei versi è già ricomposto, in termini di apologo, di fiaba o di invettiva. Il disarcionamento del soggetto avviene all’interno di questa solida cornice narrativa (mentre in Ciampi la stessa narrazione è per lo più franta, cangiante e sottoposta alla sollecitudine di una forma mutevole): quella del soggetto è una figura in primo piano ma metamorfica, perché il processo di auto-identificazione è sempre inesausto ed il soggetto stesso possiede il linguaggio della Storia ma non riesce a farne parte. È una corda di strumento troppo tesa, per ammissione del poeta russo.
In Ciampi il soggetto accoglie tutto ma non diviene nulla (mentre in Vysotskij il soggetto allontana momentaneamente il mondo per assumerne le forme): i versi di Ciampi sono un continuo incontro di incarnazioni di sentimenti, oggetti, animali, eventi, uomini, ruoli e soprattutto donne ma senza che questo incontro rinsaldi un’alleanza con il soggetto, neanche formale. Il soggetto nelle canzoni è un uomo in verticale, che se tocca il mondo se ne ritrae. Questo ritrarsi ha carattere sentimentale e ciò genera quelle dense e suggestive immagini dell’universo ciampiano che sono “cose”, metafore, sineddochi e contemporaneamente estensioni del sentire. Nei versi di Vysotskij si avverte la presenza di immagini similari, sorte da una medesima inapplicazione del soggetto al mondo, ma nel caso del poeta russo le figure sono più energiche e meno ambigue, più compiute e meno sonanti in vibrazioni, sono contorni e non punti di colore.
P.S. Purtroppo, non conoscendo il russo, la mia lettura dei versi di Vysotskij si limita a quanto disponibile in traduzione italiana.
Una manciata di link per chi volesse cominciare a conoscere i due artisti:
Testi delle canzoni di Piero Ciampi
Pagina dedicata a Ciampi con biografia
Alcuni testi di Vladimir Vysotskij
Ebook Millelire dedicato a Vysotskij
02 settembre 2008
Piero Ciampi a Venezia
una notizia bellissima, anzi per me sono sue a dire il vero, il 4 settembre ovvero giovedì, ci sarà l'anteprima del film su Piero Ciampi girato e montato di Ezio Alovisi Adius la festa è finita, così se passate per Venezia, così eh mi raccomando, io dico Forza Piero ! Come da sempre, come farò sempre, l'altra notizia è che probabilmente tra qualche mese andrà in ristampa il mio libro "Una vita a precipizio" è finita la prima tiratura (quasi) ed è ora...e però ora si vede se anziché fare una ristampa si farà una riedizione integrando con altre interviste.Cari Ciampiani vi lascio il comunicato stampa di Venezia... una abbraccio forte
Giovedì 4 settembre a Venezia nell'ambito delle Giornate degli Autori - Venice Days, la sezione collaterale della Mostra del Cinema di Venezia promossa dall'Associazione Nazionale Autori Cinematografici e dall'Api (Autori produttori indipendenti), verrà presentato in anteprima nazionale il film di Ezio Alovisi "Adius, Piero Ciampi e altre storie", sul cantautore livornese e gli anni '70, con un live della Banda Osiris (nella foto il regista con Francesco Guccini sul set del film).
Dopo cinque anni di battaglie ministeriali ADIUS, il film di Ezio Alovisi su Piero Ciampi e sul mondo dei cantautori degli anni ’70 è ultimato e verrà presentato in anteprima nazionale giovedì 4 settembre alle ore 21 nell’ambito delle Giornate degli Autori 2008 quale “evento speciale”, affiancato dal live musicale della Banda Osiris, co-protagonista surreale dell’opera cinematografica.
ADIUS è una canzone di Piero Ciampi, poeta livornese, anarchico nell’arte e nella vita: un addio disperato, un’invettiva violenta tesa ad affermare la supremazia delle utopie sulla realtà. Ma l’opera di Alovisi non è un semplice documentario biografico sull’artista scomparso da oltre vent’anni, bensì un progetto filmico complesso che sembra non avere riferimenti cinematografici precisi. Si tenta infatti una contaminazione di generi attraverso una partitura video-musicale su cui si distende un plot narrativo onirico, non necessariamente obbligato dalle regole del luogo e del tempo.
Spezzoni di poesia, musica e vita (breve, drammatica, dolorosa ed epica assieme) vengono rievocati o solo accennati, e fanno da contrappunto ad un’altra realtà, quella della canzone italiana degli anni ’70, ovvero il mondo in cui Ciampi operava e da cui prendeva le distanze. Tra le immagini inedite le performances di un Francesco De Gregori ventitreenne alle prese con "Buonanotte Fiorellino", Antonello Venditti barbuto e con eskimo in una versione per pochi intimi della "Sora Rosa", Luigi Tenco in "Vedrai Vedrai" e molte altre “chicche” pescate dall’archivio personale di Alovisi, responsabile degli eventi RCA negli anni Settanta e considerato l’inventore dei primi videoclip musicali.
A testimoniare il percorso di Ciampi, tra un filmato d’epoca e la sua storia ricostruita in frammenti narrativi stile “fiction”, alcuni dei suoi piu’ affezionati colleghi ed amici, tra i quali Nada Malanima, Gino Paoli, Francesco Guccini, Ernesto Bassignano, Giovanna Marini, Lydia Mancinelli – solo per citarne alcuni – insieme ai co-artefici della sua produzione: Lilli Greco, talent scout dell’RCA dell’epoca, e Gianni Marchetti, autore delle musiche. Non manca il ritratto del mondo femminile che accompagnava Ciampi tra una bevuta ed una composizione, tratteggiato dalle attrici Rossella Seno, Nicoletta Della Corte, Cinzia Veronesi e Lavinia Biagi. Infine Pietro De Silva, Carlo Monni e Peppe Servillo degli Avion Travel sono gli interpreti a cui è affidata la parte dei ricordi mentre la presenza della Banda Osiris trasporta – se ancora non bastasse – il tutto in un clima quasi fiabesco, ma con improvvise virate verso una visione critica, che porta lo spettatore a riflettere.
Una sorta di antologica onnicomprensiva, dunque, nella quale Alovisi testimonia una stagione in cui si progettavano percorsi e si delineavano traguardi, possibili e impossibili, in cui la canzone italiana non era più solo inciso e ritornelli facili facili stile San Remo, ma uno spazio di contenuti in linea con gli avvenimenti civili, le realtà politiche, le poetiche letterarie, pittoriche, cinematografiche che sensibilizzavano le nuove generazioni. Il tutto filmato sul filo di un’ironia che mescola amare vicende trascorse a parole d’amore e vuole anche rammentare quello che s’è perso per strada, che abbiamo o volutamente abiurato o semplicemente smarrito.
"Adius Piero Ciampi e altre storie"
anno: 2008 - durata: 92' - video: colore - paese: Italia
regia di Ezio Alovisi
Sceneggiatura: Ezio Alovisi
Fotografia: Marco Carosi
Cast: Banda Osiris, Nicoletta Della Corte, Pietro De Silva, Lydia Mancinelli, Carlo Monni, Peppe Servillo, Cinzia Veronesi, Lavinia Biagi, Ernesto Bassignano, Chiara Cefalù, Vincenzo Costantino Chinaski, Francesco Guccini, Alessia Innocenti, Nada Malanima, Giovanna Marini, Marcello Micci, Federico Pacifici, Gino Paoli, Shaula Pascucci, Alberto Patelli, Pino Pavone, Rossella Seno, Aryele Serra, Milena Stornaiuolo.
Sinossi: I fiati gravi ed acuti e le sbilenche colorate sagome della Banda Osiris ci introducono in un antico teatro abbandonato, un luogo dove facilmente possono intersecarsi racconti dell'oggi, testimonianze e repertori d'epoca. Ecco Nada Malanima nella sua Livorno, Gino Paoli sulla costa ligure, Lydia Mancinelli in un evocativo salotto romano. Francesco Guccini tra i suoi monti. Piero Ciampi sarà solo raccontato dalla sua voce e la sua immagine ironica e tragica, dagli unici filmati esistenti, mentre una rievocazione del '68 romano è affidata a un Ernesto Bassignano, zio protettore dei Castore e Polluce del Folkstudio, ovvero Venditti e De Gregori che ci compaiono l'uno barbuto e nero, l'altro biondo e angelico. E le donne... e gli amori? Anche quelli una rievocazione dal nulla. Ad un'unica attrice l'incarico di interpretare, in maniera allusiva e onirica, le tempestose vicende sentimentali del cantautore.
Giovedì 4 settembre 2008 - Ore 21
ADIUS
Piero Ciampi ed altre storie
Un film di Ezio Alovisi
Special Live Show della BANDA OSIRIS
Venezia, Villa degli Autori (Villa Zavagli)
Lungomare G. Marconi, 56/b - Lido di Venezia (VE)
20 giugno 2008
Piero Ciampi a Parma
Sabato questo, cioè domani al Parma poesia Festival ci sarà un omaggio a Piero Ciampi, come potete vedere dalla locandina ci saranno vari omaggi.Io invece a distanza di quasi 3 anni dall'uscita di quel mio libro su Piero, che è una gran fatica da trovare, volevo lasciare quest'intervista fatta a Ezio Vendrame su Piero. Anche Ezio come Piero, se ne avete le possibilità conoscetelo.
Un abbraccio a Piero, sempre per sempre.
È impossibile raccontare Piero Ciampi senza toglierli qualcosa.
Piero andava vissuto e basta.
Ho avuto il privilegio di incontralo e poi di essergli amico; mi ha scombinato il dna.
Quando la mia Anima l’ha fatto suo, poi ha chiuso la porta. Piero per me era l’Amore. Poi diventò il mio destino.
Il suo inferno era quello che non poteva dimenticare niente; frugava ontinuamente nella memoria, e aveva la mente sfondata dalla lucidità.
Era un Cristo, un vero Cristo che aveva scelto di perdere fino la morte, pur di vincere.
Quindi un poeta autentico.
Era talmente grande, che riusciva perfino ad amare questo mondo orribile.
Piero non cercava più niente, è questa la cosa più terribile, pagando sempre per ogni suo errore, soprattutto quello di vivere.
Piero tu spesso lo rappresenti come un "Un Cristo", o forse meglio un "Un Cristo tra i chitarristi"...
Ci sono dei Cristi che son stati crocefissi a trentatrè anni, ma lui è nato crocefisso mi sembrava, questa è la differenza.
Le immagini religiose, tra le quali proprio Cristo in particolare modo, vengono spesso inserite nei suoi brani. Questa figura, quale valore aveva per Piero secondo te?
Ricordo che una sera si incazzato nero, perché trovò il Duomo di Milano chiuso la notte, lui avrebbe voluto dormirci dentro; trovava assurdo che la casa di Dio fosse chiusa la notte, quando i veri bisognosi avrebbero potuto riposarvi.
In ogni canzone Piero parla della sua vita.
E' questione di sentire le cose, di sensibilità, di cosa c'è anche alle spalle sicuramente, perché ognuno di noi, "è ciò che ci hanno fatto".
Piero molto probabilmente, vista questa sua grande sensibilità, non ha retto al fatto di aver perso da giovane una madre che amava così tanto; ma pure la perdita di una amico come Luigi Tenco fu molto incisiva.
La madre di Luigi dopo il suicidio del figlio, teneva dei rapporti umani quasi esclusivamente con Piero Ciampi, scriveva soltanto a lui.
Ricordo che quando mi venne a trovare in questo buco di culo del mio paese, prima di morire, mi chiese se potevo portarlo sulla tomba di Pier Paolo Pasolini; io lo portai, e li scoppio in un pianto dirotto, senza singhiozzi, di sole lascrime che gli colavano giù per il viso; gli dissi, ma che cazzo fai Piero? Perché piangi che mi hai chiesto tu di portarmi qua?
Mi rispose che stava piangendo perché si trovava sopra la tomba di Pier Paolo Pasolini, ma non era mai stato in tutta la sua vita su quella di sua madre.
Da li ho capito quanto gli fosse mancata, di quanto fosse stata importante per lui, e quanto sia stata poi determinante per tutta la sua vita, in certe sue scelte.
Poi è questione di sensibilità, di come uno vive le cose personalmente, e lui aveva questa sensibilità esasperata su tutto, anche nei riguardi delle notizie; noi, che siamo bombardati dalle cattive notizie, dalla cronaca, ci fanno rimbalzano queste notizie di delitti e massacri...
Quasi la cronaca facesse gossip...
Sì, invece lui ne soffriva molto, in questo senso, ho scoperto Piero più volte a leggere queste notizie e vedergli dei lacrimoni che gli scendevano giù per le guance.
E' facile raccontare delle cose, è viverle che è più difficile.
Ho avuto il privilegio di conoscere in che inferni vivesse che da una parte mi affascinavano; avrei voluto viverli io, ma non è da tutti, è li la differenza.
Io vivo i miei inferni come tutte le persone di una certa sensibilità, di una certa inquietudine, ma che poi magari d'inverno hanno bisogno del riscaldamento, o di un materasso su cui riposare le proprie ossa; questi privilegi da comune mortali.
Invece lui ha avuto il coraggio di vivere come solo i poeti autentici, i fuoricalasse del coraggio possono.
Delle sere Pino Pavone, e Marcello Micci lo andavano a cercare, perché magari era qualche giorno che non tornava, lo cercavano nei posti più assurdi, tra le vie sperdute, o in chissà quali posti; in una notte fonda lo trovarono seduto su di un marciapiede che beveva dell'alcool denaturato in mezzo a dei topi.
Questo me lo raccontarono Marcello e Pino, e fu un episodio che mi devastò.
Anche quando veniva a casa mia a dormire e si spogliava, aveva questa corporatura scheletrica, era tutt'ossi, ricoperto da una pelle sottile, sottile, e la mattina quando si svegliava c'erano sempre le lenzuola fradice, zuppe; probabilmente l'alcool che gli evaporava da quella pelle sottile.
Ma la grandezza di Piero è che tutto questo, lo viveva con grande amore, non con grande esasperazione, diceva sempre che l'amore è il marito della vita.
Ed è qui che diventa immenso secondo me.
Ricordo che quando venne a trovarmi a casa io abitavo al primo piano, quindi bisognava fare una rampa di scale per arrivarci; avevo visto e assistito alle sue infinite bevute, così avevo paura a vederlo scendere le scale, ma ogni volta che tentavo di dargli un aiuto, un sostegno, si incazzava.
Non voleva mai essere aiutato e non lo ho mai visto perdere la sua lucidità; aveva sempre delle cose che ti inchiodavano li, era la parola di un Cristo, e non potevi non essere preso, coinvolto, è fatica raccontarlo, lui ti rapiva anima e corpo, e non c'era un cazzo da fare; così succedeva anche con le persone che non lo conoscevano.
Pur non avendo mai una lira, viaggiava sempre in tassì, e gli stessi tassisti, pur sapendo sarebbe stata una corsa a vuoto, che non avrebbero beccato una lira, facevano a gara pur di accompagnarlo dove voleva; ricordo che una volta lo invitarono a Cortina a fare una serata, lui arrivò a Venezia, e da lì prese un tassì, senza un soldo in tasca.
Venezia-Cortina sono circa centoquaranta chilometri, e il tassista che lo portò, poi non solo non volle una lira, ma non voleva più tornare indietro, avrebbe voluto passare la sua vita con Piero, perché una volta che a Piero Ciampi davi la possibilità di parlare eri fregato, ti incantava.
Nella nostra amicizia, in un certo senso lo ho sentito più lui amico verso me, di quanto io non sia riuscito ad esserlo con lui; ho capito dopo tante cose.
Lui amava profondamente i suoi amici, anche se non era assolutamente affidabile su quello che diceva.
L'ultima volta che mi telefonò, voleva stare con me, e mi promise di fare il buono, il bravo, proprio come un bambino, "Non berrò", mi disse per tranquillizzarmi, e quando lo andai a prendere all'aeroporto Marco Polo a Venezia, da Venezia al mio paese che erano circa cento chilometri, mi fece fermare venti volte; al mio paese quando seppe che si trovava anche la cantina "vini e delizie" mi esclamò, io da quì non mi muovo più!".
E ridendo "Ezio tu sei pazzo...Io bevo?"... Tipo "Chi io? ma sei matto..!?"
In una nottata di quelle che si fermò qua, bisticciammo pesantemente, perché al piano di sotto c'erano dei bambini che dormivano; gli chiesi di fare piano per non disturbare. Più dicevo così, più si incazzava, e vegliare Piero la notte era una cosa atroce, perchè la notte lui continuava a bere, e a fumare, io guardavo che non si addormentasse con la sigaretta accesa.
Bastava dirgli solo fai il bravo che si incazzava come una iena, si metteva a urlare "Dimmi che siamo in una prigione", la mattina successiva alle otto, seduto sul divano di casa mia, mentre si stava tracannando l'ennesimo bicchiere di Whisky, mi sfogai, gli dissi di tutto, "Sei un pezzo di merda, non mi vuoi bene", gli dissi persino che fece bene l'RCA, a cacciarlo via; di tutti i colori gli urlai.
Lui invece non si scompose nemmeno, mentre sorseggiava questo bicchiere di whisky, mi guardò con grande amore e mi disse: "Giustamente, giustamente, Ezio, ma io sono un poeta".
E aveva ragione, un poeta si deve amare per quello che è, ed io in quel periodo probabilmente lo amavo solo fin dove faceva comodo a me.
Per questo mi sento tutt'ora in colpa, anche perché dopo quel giorno, quando lo riaccompagnai alla stazione, mi disse piangendo, che lui era venuto da me con tanto amore, e che io lo cacciavo via con odio invece.
Da Casarsa, il mio paese a Roma, ci impiegò quattro mesi ad arrivare, perché diceva che non è importante quando si arriva in un posto, ma arrivarci prima o poi.
Lui non aveva orologi, non guardava le stazioni, prendeva andava verso Roma, verso Milano, o verso la Jugoslavia, era la stessa cosa.
Una volta mi raccontò che era andato a dormire in un albergo a Livorno, e al mattino gli avevano chiesto trenta mila lire per dormire, che lui non avrebbe comunque dato, ma non era per questo che se l'era presa; era incazzato perché gli avevano chiesto del volgarissimo denaro per dormire sulla sua terra, e quella terra era sua.
Poi è fatica a raccontare Piero, pur amandolo gli si toglie sempre qualcosa.
Io che ho conosciuto la mamma di Marcello posso dire che è stata anche la mamma di Piero, per cui lì trovava un calore familiare.
Per cui ogni canzone è Piero; da dopo Piero Litaliano, lui è sempre Piero Ciampi.
Pezzi come "Tu no, Sporca estate, In un Palazzo di giustizia sono dei capolavori, e ancora quì in Italia con questo merdaio che c'è, non riescono ad essere capiti.
Era talmente grande, ed è talmente grande che è ancora troppo avanti, e lo sarà sempre probabilmente.
Anche se tu leggi le sue lettere, quando scriveva alla sua Gabriellina da questo suo mondo di illusioni, che le chiedeva mille lire, "Perché ho scritto delle cose bellissime", e poi invece non ha avuto niente di tutto questo.
Ed adesso che senso ha? Adesso può avere un senso per quei pochi che lo amano, che lo amano anche da prima.
Però a lui non è stato dato niente, nemmeno dagli stessi cantautori che hanno avuto la fortuna di scalare certe classifiche di merda.
A me interessa solo avere avuto questa grande ricchezza e privilegio nel conoscere lui e le sue cose. Per il resto che vadano tutti a fare in culo.
Piero Ciampi, per me è sempre stato ed è un grandissimo poeta, il più grande di tutti in assoluto, anche se non avesse scritto un verso, perché lui viveva da poeta, è questo che faceva la differenza; io ho visto dove viveva, e come viveva.
Quando lo conobbi, stava in via medaglie d'oro, per scendere a questa sua abitazione, stamberga, inferno che non saprei definire, c'era una discesa per le macchine.
Lui era molto instabile sulle gambe, e per questo aveva paura di cadere, temeva le fratture; così quando rientrava si stendeva in cima la discesa, e si faceva rotolar giù fino la porta, invece, non gli fregava nulla dei raffreddori, delle influenze, "Se mi viene un raffreddore lo mando affanculo"mi disse.
In questo sua "casa", non c'erano chiavi, né nulla, avrebbe potuto entrare chiunque, era un garage sotto un condominio, non c'era riscaldamento, nè luce, ci saranno stati mille vuoti di bottiglie, una vecchia sedia che usava come armadio dove posare questo suo lupetto nero di sempre, poi due fotografie ingiallite dall'usura e dal tempo dei suoi due figli, di Steven e di Mira, così senza nessuna cornice.
Secondo me l'idea dei figli, era per lui una lama conficcata continuamente nel cuore.
Eppure nonostante tutto, non lo ho mai visto disperarsi di questa situzione; quando andavamo a prenderlo con Marcello Micci e Pino Pavone, ti regalava sempre questo suo grande sorriso, che poteva essere amaro, ma lui non si piangeva mai addosso.
La prima volta che entrai in questo suo posto gli chiesi: "Ma Piero, come fai a vivere quì?"
Lui mi rispose, "Io ho paura soltanto delle fratture"
Insomma viveva da vero poeta, con questo coraggio; poi che abbia scritto delle cose bellissime è vero, ma sono cose in più, sono una conseguenza.
Piero era una persona bellissima, intelligentissima, aveva una cultura spaventosa, che usava soltanto con gli intellettuali di merda, quelli che ne vogliono sapere sempre una pagina più del libro.
Diversamente, Piero si concedeva sempre con grande amore e questo lo rendeva grandissimo, usava una terminologia che arrivava a tutti, io lo ho visto più volte sfoderare la sua cultura con delle persone che volevano farsi vedere, e lui con questi era spietato, li uccideva.
Ricordo una volta che aveva lasciato da poco Cortina, mi venne a trovare e con me c'era ache mio padre.
Mio padre sapendo che Piero era appena tornato da questo posto, pur di dire qualcosa gli disse "Bella Cortina!"
E Piero gli rispose: "Beppino, tu non capisci un cazzo, come può essere bello un posto pieno di salite edi discese!?"
Piero era tutto questo e molto di più.
Poi questo cancro alla gola se l'è portato via, e conoscendolo così timoroso degli ospedali e delle malattie, credo l'abbia vissuto male, anche se sì, ad un certo momento non gli fregava di nulla, una volta mi disse: "Il mio primo sfratto è stato quando sono nato, quello è stato il mio primo sfratto, stavo così bene, la al calduccio, e quando sono uscito ho cacciato un urlo perché non volevo uscire...! Adesso mi fanno ridere quando mi cacciano dall'appartamento!"
Era fortissimo, sempre.
Il giorno dopo la sua morte, il messaggero di Roma metteva "E' morto Piero Ciampi"; l'han trattato come un poeta vero, non se ne sono neanche accorti che era morto un grande, e in questo senso l'han trattato da poeta vero, è giusto che sia stato così.
All'ospedale chiese una rosa rossa e un bicchiere di vino, da Cristo da vero Cristo, anzi più Cristo, dell'altro Cristo che ha avuto molta più pubblicità.
Anche Leo Ferrè era un grande, so che lo conobbe a Parigi.
Mi raccontò il regista Claudio Bonivento, che quando aveva diciannove anni ha fatto per alcuni anni l'autista per Leo Ferrè, e alla frontiera di Ventimiglia, una guardia di confine li fermarono, gli disse: "Aprite i bagagli, voi bombaroli", perché dai tratti somatici e dalla presenza in periodo di brigate rosse avevano tutte le carte in regola per poterlo essere, così Leo Ferrè, scese dalla macchina con questa valigetta nera "tipo romania", praticamente si rivolse, alla guardia e gli disse "Senti, io non sono un coglione come te, che nasconderebbe le bombe in una borsa, io le bombe le ho qua, nella testa", e con l'indice indicava la testa.
Per dire che personaggi incredibili c'erano; ormai in questo merdaio di mondo non si ripresenteranno più. Non c'è speranza.
Lui viveva in questo mondo delle illusioni, ci sperava, non per arricchirsi, per sentirsi apprezzato.
Era troppo avanti, e poi era scomodo, e a quei tempi ancora di più.
Aveva unamarcia in più, ma era fuori, non voleva apparire a trasmissioni televisive, era una persona sensibile, schiva, emotiva, era un timodone in fin dei conti, e il pubblico, la gente lo spaventava.
Ma lui amava tutti.
Io non l'ho vissuto come poaaono averlo vissuto anche certi amici in comune, cioè delle volte lo stavo ad osservare a lungo, così, magari senza chiedergli niente; tanto non potevi non notare questa sua grande malinconia, questo suo grande star male, ma anche questa sua immensa dolcezza; una volta lo vidi arrivare, stranamente aveva ai piedi dei scarponcini anziché dei mocassini, lui comiciò ad accarezzarseli con estremo amore e delicatezza, e mentre faceva così diceva "Ezio varranno un miliardo!, me li ha fatti a mano un ambulante al quale ho dato ospitalità!"
Un altra volta Pino Lazzaro, questo mio amico di Padova era venuto al Derby, a Milano, per trovare Piero.
Piero per fargli un regalo, stacca una sua foto per scriverci sopra una dedica, Pino gli da un biro, ma sul lucido della foto scivola, non scrive, e cerca un pennarello, ma Piero gli dice calcando ancora più forte con la biro, "Eh no, se no, non c'è più sacrificio ", per rendere l'idea che le cose che si amano valgono lo sforzo.
Tutto quel cazzo che voleva. Certo era un poeta e andava preso per quel che era, dovevi fare i conti con la quotidianità, mangiare tutti i giorni, pagare l'affitto, e queste cose qua insomma...Con lui ti devi solo innamorare e basta.
E spesso capitava, tanto per dirne una, un giorno lo vedo arrivare con un maglione beige, anziché il suo solito lupetto nero, così con sorpresa, mentre lo toccava gli chiesi chi glielo aveva regalato.
Mi rispose che da un po' si frequentava con una donna che si stava prendendo cura di lui, della sua anima, e che quel maglioncino lo aveva fatto lei, e poi sorridendo mi dise "Ma non è come pensi te, io vado in un'altra stanza a dormire, e chiudo a due giri di mano la porta, perché vedessi quanto è brutta!"
Faceva morir dal ridere.
Piero mi è rimasto dentro, per troppe cose, così da quando mi è entrato non è mai più uscito, si è chiuso a chiave, mi ha lasciato tanto che è fatica a rendere l'idea.
Ho in mente due poesie che mi diceva, e sarebbero da far leggere a tanta a di quella gente...
Tu che vuoi essere qualcuno,
perché temevi
di non essere nessuno?
Abbi almeno rispetto di te stesso.
E tu che hai voluto essere una puttana
perché temevi di essere una vergine?
abbi più cura di te.











