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14 aprile 2007

Notalgia tenaglia in provetta


Devo dire che provo ancora della nostalgia ad aver lasciato studi più scientifici, soprattutto quando mi ritrovo tra le mani libri come l’evoluzione creatrice di Bergson e per parlare di un autore attuale di Cavalli Sforza con la sua mini bibbia Geni popoli e lingue (e poi gli altri sui scritti naturalmente). Entrambi per quanto può sembrare azzardato il paragone, hanno questa vicinanza emotiva alla scienza che filtra in maniera magica; ed è quello che ho sempre pensato, e provato anche se purtroppo devo dire che a differenza delle facoltà umanistiche in cui spesso e volentieri la frequentazione è mossa da una vera passione l’approccio scientifico viene visto e vissuto più spesso come una prospettiva più sicura di lavoro, anche se poi oggi non è così del tutto vero. Visto le lunghissime traversie che i dottorati post laurea richiedono, a pochissimi soldi naturalmente.
Spesso sento dire che Bergson è superato, e certamente ci sono dei punti deboli per una naturale causa di tempo, ma la sua forza sta nella narrazione in cui vede l'uomo e il fatto che riesca a fare della vera filosofa attraverso una conoscenza scientifica,(Vi sono cose che l’intelligenza sola è capace di cercare, ma che da sé, non troverà mai; l’istinto solo potrebbe trovare queste cose: ma non le cercherà mai.) che a mio avviso è una conoscenza spesso inscindibile dall'idea di filosofia stessa in quando necessita di una propedeutica che spesso non viene tenuta in conto in maniera seria in discipline differenti...Altro grandissimo saggio tratto ai postumi di Bergson Il caso e la necessità di Monot dove l'autore intreccia la necessità di portarsi avanti con gli eventi chimico fisici "Dobbiamo tenerci sempre in guardia da questo senso così forte del destino. Il destino viene scritto nel momento stesso in cui si compie, e non prima. Il nostro non lo era prima della comparsa della specie umana [...] L’universo non stava per partorire la vita, né la biosfera l’uomo. Il nostro numero è uscito alla roulette: perché dunque non dovremmo avvertire l’eccezionalità della nostra condizione, proprio allo stesso modo di colui che ha appena vinto un miliardo? (:::)Noi siamo i discendenti di quell’homo sapiens [...] che aveva bisogno della spiegazione mitica. [...] È da loro che abbiamo ereditato probabilmente l’esigenza d’una spiegazione, l’angoscia che ci costringe a cercare il significato dell’esistenza. Angoscia creatrice di tutti i miti, di tutte le religioni, di tutte le filosofie e della scienza stessa. (....)L’invenzione dei miti e delle religioni, la costruzione di vasti sistemi filosofici sono il prezzo che l’uomo ha dovuto pagare per sopravvivere in quanto animale sociale, senza piegarsi ad un mero automatismo" Naturalmente ci sarebbe da a aprire una discussione in merito in merito, questo ultimo saggio dopo l'evoluzione della specie di Darwin è stato tra i più discussi, e credo che a qualcosa
mi sia servito...