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IN LIBRERIA

01 maggio 2008

La biografia al posto della vita

Parlando di myspace (e affini).
Certo si sa, oggi tutto serve per promuoversi. Ogni spazio virtuale parla di noi, ci dà l'illusorietà di poter esistere in un luogo anche quando ci troviamo in un altro - di poter essere davvero quello che siamo, come di poter essere quello che non siamo, o di essere quello vorremo essere.
Insomma potremo anche scoprire cose che prima non potevamo mai considerare di poter essere, visto che il nostro essere invisibile è noi, tanto quanto potrebbe essere un qualunque altro noi.

Però my-space in particolar modo è l'iper sé - (distante dal super uomo niciano).

Mi rendo sempre più conto quanto ci sia la volontà di imporsi, di farsi ascoltare, e quanto poco in realtà ci sia la capacità di ascolto. Forse, come scrivevo in qualche post precedente per la mancanza di tempo, e quindi per l'impossibilità di far sedimentare davvero le cose - anche quelle che potenzialmente interesserebbero; insomma, come ascoltare, pensare, lasciare sul fondo e riprendere davvero ciò che ci è rimasto vivo di quell'ardore detto "presente emotivo" per me.

Vedo, osservo, lo scambio brutale del presente mercificato: "io ho fatto questo, tu hai fatto quello, ah che bello, che bravi abbiamo fatto, esistiamo in questo mondo perché abbiamo fatto".
Mi mandano libri, dischi, mi chiedono "dài io prendo il tuo libro e tu, ti prendi il mi disco". Ma che senso ha tutto questo?

Io sono davvero delusa. Cosa significa? Fare girare le cose nel mercatino degli accattoni narcisi; poi ci sono quelli che apprezzo, pur proponendosi, ma si capisce è un altro modo di porsi - e non per un dovere virtualizzato - (quelli che poi fanno gli offesi). Mi spiace, ma già ho poco tempo davvero per le cose che mi interessano, trovarne pure per quello che non mi interessa diventa oneroso, sgradevole, impossibile, una violenza spam.
E poi c'è di mezzo la presunzione, la rabbia, che se si fa una critica (richiesta tra l'altro) nel bene o nel male, (dal tuo punto di vista che è sempre e solo il mio punto di vista), scatta l'offesa.
Mi spiace perché è capitato varie volte. Ma è giusto, che, se si chiedono dei giudizi, quelle volte che si danno, si accettino. Oppure non si chiedono.
Una cosa che a me fa schifo ad un altro può sembrare meravigliosa e viceversa.

Volete sentirvi dire che la vs opera è meravigliosa, allora rispondetevi mi vien da dire. Monologatevi, ma già lo fate. anche quando insultate, non fate in realtà, che insultare che voi stessi con la vostra rabbia - è la vostra malattia che dovete fare ascoltare, ma la cura non è nei giudizi dei forzati fruitori.

Quindi, vedo che (a parte quelli che ci provano, che non fanno testo), quelli che in genere chiedono giudizi disinteressati - poi si defilano, se non è del tutto positivo, mi spiace. Ma chi siete voi e chi sono io?
Basta con il doverci fare esistere.
- Si fanno un'idea - pensano che hai che hai pubblicato, allora puoi tornare utile, editore, giudizio ecc ecc ecc. Forse è naturale, però si è costretti alla scortesia all'ipocrisia. Che tanto niente è poi niente, nessuno è realmente nessuno in questa bolgia, se non nell'idea che il proprio sé sarebbe appagato con un'approvazione . Oh caspita mondo dimmi qualcosa che non sia silenzio.

E poi basta con questi scrittori, questi fotografi, questi musicisti, questi di myspace o no; che scrivono vivo a - tra : "Bologna - Roma - Berlino - New York" - la smettiamo o no, di voler vivere una biografia invece che una vita?

13 commenti:

Bernardo Provenzano ha detto...

Hai ragione, ma se togli quelli che ci provano e quelli che si fanno autopromozione, ne rimane poca di gente. Probabilmente nessuno ;)

Gisy ha detto...

Vedi, la promozione va bene, in fin dei conti myspace è nato poi con questo intento, promuoversi e fare interagire.
Quindi a me non dà nessun fastidio SE chi si promuove nel proprio spazio, nella propria pagina mette quel che vuole, di ciò che fa, vanno ben pure i messaggi in bacheca...

Non sopporto CHI invece diventa insitente, come se dovesse interessare per forza quello che fanno, e regiscono offendendosi se non accondiscendio.
Oh ma ragà..il tempo? E poi...va bene sbirciare conoscere,a ma con tutto quello che c'è che ne vale la pena, o la cosa interessa all'istante e quindi è un fruitore che se ne interessa, o lasciamo perdere...

davide ha detto...

Parole sante ( ...e lucide)! Questa volta sono assolutamente d'accordo con te.
Mi viene da dire: che fatica avere successo :-)
Un carto saluto, dopo una lunga assenza.
Ciao, Davide

Gisy ha detto...

@ Davide - un po' che non passi in effetti eh...spero casusa intrattenimenti piacevoli.
Voglio dire avere successo perché lo si impone, secondo me, non è un gran bello, e non dovrebbe nemmeno essere troppa soddisfazione...cmq

Anonimo ha detto...

Noi viviamo ammassati pensieri come svezzati dal sogno americano, epoca del consumismo chomschiano, hanno fatto di tutto per riparare la nostra volontà nel perseguire un sogno, un intento. Ci hanno trasformato in esseri da baraccone che se non promettono lo sgorbio hanno il circo delle pulci. La miseria s'è impadronita di questi esseri ambulanti, che se non hanno niente nella testa cominciano a riempirsela perchè è d'obbligo e di costume fare qualcosa di interessante in questa vita, ho sentito dal patetico una miriade di intenzioni, dall'idiota le stesse e così via, tutte volontà abbacinate nel laghetto delle cervella. Eppure se non si nasce con il pepe sotto il culo (Celine) non si può gradire e godere delle proprie intenzioni, ancor di più nell'arte. Vedi secondo me è proprio questo il fulcro : ma tutti questi bloggatori e monumentali imbroglioni sanno quello che stanno facendo? Se la godono nelle cervella? A me viene in mente Picasso che sosteneva che "il genio copia, il talento imita"...poi sarebbe tutto da contestualizzare per via delle "MADeMOISELLE d'AVIGNONE" ma non importa. Questi talentacci che credono nel pubblicizzare se stessi, non stanno forse facendo un favore a qualcun'altro?

TRincia-Senna

Gisy ha detto...

@ Trincia - E' chiaro, è logico che questi fanno un favore a qualcun altro, pensando di farlo a se stessi naturalmente.
Ma se ne hanno la convinzione, diventa la loro realtà. E come andare contro la propria convinzione di realtà.

Poi sorge sempre la domanda che quando si parla di altri, si parla sempre anche di noi. Perché, perché alla fine è così. Cosa mi autorizza pensare che "una mia" produzione, riscontro o meno, non e un altra.
Sì certo "il pepe sotto al culo" - ma secondo te, pure i mestieranti, e i mestieranti che fanno male, che sono i più - perché per me ci sono gli artisti veri, poi ci sono quelli che dici tu gli imitatori che sono per me i mestieranti, e i mestieranti che fanno male - non credono di averlo il pepe sotto il culo?.
Poi c'è anche il nulla - quelli che non son nemmeno mestieranti che fanno male, ma solo che fanno male nemmeno un presunto indefinito artistico.

Oggi manca moltissimo la consapevolezza - c'è solitudine immensa, c'è dolore molto, probabilmente in maniera latente e soffusa molto più di un tempo - e proprio x coprirlo c'è l'indorazione di queste falsi bisogni.
Logico oggi si ha l'illusione che si possa essere scrittori, musicisti ecc ecce, mettendo in fila alcune cose che ti dicono poi loro come dovrebbero andate fatte.
la coscienza cari, la consapevolezza, dare forma al male o ad un sentimento e trasformarlo coscientemente in maniera del tutto estemporanea. Questa secondo me dovrebbe essere.

E' tutto un baraccone e una baldraconaggine.

Il mondo e l'Italia a forza di fare markette, è andata a puttane.

Anonimo ha detto...

che bel commentino amica mia! Beh sai quell'avere pepe significa in un modo o nell'altro defilarsi immediatamente da ciò che è un "LOGO COMUNE" bada bene non un luogo. Cioè nell'arte si agisce sempre secondo un irreparabile bisogno di modificare qualcosa che non va bene; se anzichè modifcarlo tendi a estenderlo significa che non ti frega un cazzo dell'arte ma di te, o del parere tuo su te stesso o ecc, comunque sia sempre l'IO puzzolente che risuona...Per questo tutti quei fuochi fatui che tu descrivi hanno il bisogno di conferma, confermare che esistono che ci sono, l'arte è uno strumento d'identificazione ma quasi mai riflette l'identità di chi "è" realmente...bah potrebbero guardarsi più spesso carta d'identità, documenti autografati, ci eviterebbero una solida melassa da sbrogliare. E poi sai che c'è anche, che per cominciare a ragionare bisognerebbe annullare quello stupido narcisismo ideologico, quella stupida matrice libraia o esistenziale che ci fa dire "ho questo" oppure "ho vvisuto questo, quindi sono", bah minchiatone quelle lì da bar della domenica, bocciofila e gnocco fritto, "ognuno con la sua storia" che brocche rinascimentali. Bisogna concatenare l'esigenza di fare con ciò che possiamo fare, avanzare di pari passo e svolgere un continuo progresso. Ecco io reputo artista colui che decompone e ricostruisce, che non s'affida mai e poi mai alla propria ombra, ma a quella di un divenire storto e feroce, potente e digrignante sugli occhi dei bimbi cattivi che non vedono l'ora di distruggerlo scarabocchiandogli sopra la schiena "tirami un calcio".

Trincia-Senna

Anonimo ha detto...

ah già poi è carina la cosa del mestierante...in carmelo bene c'è una buona analisi e tantissime Lacrime di EROS battagliane, però lì siamo nel patologico, ossia ci nasci mestierante del sangue, non lo si è mai per scelta....povere anime!

SEMPRE IO
IL GATTO CON GLI STIVALI
TRINCIA-SENNA

Armand de Kergaz ha detto...

Non condivido.

Pensare che qualche mese fa ho scritto più o meno le stesse cose...

Ma non condivido...

Il problema è che qui, su myspace, si è costretti (e tutti dobbiao prenderne atto) a fermarsi a quello stadio iniziale di "conoscenza" che è tipico di ogni rapporto, a prescindere da dove e "come" inizi... ossia la "vetrina".

Che piaccia o no non è possibile, in questa bolgia, vivere una vita ce non sia "biografia"... e credo che davvero in pochi ne sarebbero disposti.

Kiss.

Claudio Gagliardini ha detto...

Un po' d'accordo, un po' no, un po' sorpreso dal modo in cui ci indigniamo o ci lasciamo andare a fasi alterne, senza una posizione che possa dirsi salda, senza un'idea fissa e inamovibile. Trovo che MySpace non sia affatto diverso dal mondo che c'è fuori, solo che qui si tende ad esagerare e a trasgredire un po' anche quando si è sobri, mentre fuori per esporre il peggio occorre almeno qualche bicchierino... Certo che si sta qui per proporsi (la differenza la fanno i "cosa" e i "come", semmai), ma non è poi tanto peggio di quello che avviene nelle strade, nei locali, nei posti di lavoro: chi non si propone? Magari non tutti cercano la fama, ma da soli su questa terra si perde sempre e quindi occorrono alleati, complici, amici. Non amareggiarti troppo, è questa società che ci vuole così (ma non so se saremmo migliori o peggiori senza sollecitazioni esterne) e ognuno ci mette un po' del suo per stare al passo...

Caina ha detto...

"E poi basta con questi scrittori, questi fotografi, questi musicisti, questi di myspace o no; che scrivono vivo a - tra : "Bologna - Roma - Berlino - New York" - la smettiamo o no, di voler vivere una biografia invece che una vita?"

APPLAUSO DI 45 MINUTI ... pausa di 5 ... RIAPPLAUSO AD OLTRANZA!

D'ACCORDO SU TUTTO!

Gisy ha detto...

@ Trincia - Eh già, che si guardino più spesso la carta d'identità, potrebbe essere un'ottima soluzione.

@ Armand - Ma figuriamoci. E megalomania che oggi diventa la normalità. Punto.
Fermarsi ad uno stadio iniziale? ma chi l'ha detto chi ce l'ha imposto, che ce l'ha prescritto?
Uno l'occhio lo butta sulle pagine, un'idea se la fa, se quello che si espone è dentro un fim o dentro una dimensione più "concreta". diffido già normalmente, ma quando vedo troppi pronomi personali,. proprio rifuggo.
Siamo plagiati. e io stessa a volte a scrivere nel myspace, non mi faccio molto piacere.

@ Claudio - Appunto, è questa società, non quelle che dovrebbe essere la nostra "coscienza"..
io mi amareggio, e come mi amareggio.
non serve a nulla lo so, ma mi amareggio.

....

antonio ha detto...

Myspace è nato per i musicisti, per pubblicità. E l'impronta resta.
Poi c'è chi spende e spande parole... e chi mette qualcuno dei suoi brani, come Giovanni Allevi, e beh non c'è altro da dire.