
Mi
duole molto il fatto di vedere che il post precedente sia stato così
poco commentato. Questa è la prova (l'ennesima a dire il vero) che non
esiste un vero dialogo a livello mediatico. Si vede che virtualmente
non si può, non si deve trattare di certi temi, e probabilmente se si
trattano sono solo momento di scocciatura per chi li legge.
Va bene
la morte lascia senza parole, ma credo proprio ci sia la volontà di
voler star distanti da quello che può mettere in discussione le
certezze, che uno fin ce è vivo e tutto sommato va avanti continua ad
avere. Se penso che un post su trantalance ha fatto quaranta commenti,
e quello sulla morte di un ragazzo di 24 anni tre, mi vien molta, molta
tristezza.
Mi era seriamente venuta voglia di chiudere questo
blog, perché se il dialogo deve esserci solo sulle minchiate, allora
penso che sia una perdita di tempo (e il tempo oggi è davvero la cosa
più preziosa, molto più del denaro), anche se spero che ci sia chi
legge e sente in silenzio, e di quei sentimenti ben più forti di quanto
le parole non riescano a dire, quelle sì mortali, ma che sono l'unico
mezzo che abbiamo per darci e conservarci l'un l'altro. In noi 'mortali
del resto. Ma forse la carta ha ancora una dignità e una riservatezza
che il web non può, e credo non potrà mai dare. Se la spiegazione fosse
questa tutto sommato andrebbe pure bene.
Borges ha scritto a lungo una parte bellissima e fortissima per quanto riguarda il senso del distacco
"L’incandescente
mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un’imperiosa
agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al
timore, notai che le armature di ferro di piazza della Costituzione
avevano cambiato non so quale avviso di sigarette; il fatto mi dolse
perché compresi che l’ incessante e vasto universo già si separava da
lei e che quel mutamento era il primo di una serie infinita"
E
io se penso a Paride, rivedendo l'accademia di Belle Arti di Bologna,
che lo incrociavo sempre nei corridoi, quei corridoi con le statue mai
spolverate. Da lontano se vedo una fisionomia che ci assomiglia mi
viene un brivido allo stomaco. Di fatto, so che è un'illusione e lui,
proprio lui, lì non potrò mai più incontrarlo, nemmeno con quella
sensazione che mi dovevo defilare sennò attaccava pezza.
E' che
ogni persona crea una sensazione propria e irripetibile, uno spazio che
solo lei riempie e che nessun altro potrebbe sostituire in quanto
unicità. La casa, come anche il posto del lavoro è un luogo fisico,
dove la fisica e la mente delle anime prende corpo, quel corpo che noi
associamo un certo sentimento ad un qualcuno.
Forse questa
settimana più che la scorsa quando sono entrata ed erano stati appesi
dei nuovi quadri dei ragazzi che si preparano per gli esami, mi sono
proprio accorta di quanto l’incessante e vasto universo si stia già
separato da lui. Quella notte del 10 febbraio verso le nove mezza,
quello spazio è come se fosse andato distrutto, e naturalmente non solo
quello dell'accademia che vedo i ogni giorno, ma tutti i suoi spazi di
vivo, compresi quelli più intimi riservati a lui e a pochi cari.
Quei
nuovi quadri, alcuni splendidi tra l'altro appesi, quei recenti aumenti
di prezzo per le sigarette e tantissime altre cose che nemmeno io
naturalmente sarei in grado di capacitarmi, segnano quei mutamenti che
modificano tutto ciò che si era conosciuto, le persone che amavamo, i
posti che frequentavamo.
La cosa che fa male è che pensando questo
cambiamento a lungo, (a lunghissimo) no, non estinto in un mese un anno, un decennio,
ma molto, molto di più, e pensando al mutamento in questo senso si
arriverebbe al giorno in cui nulla del nostro, e del mondo di quei nostri cari perduti rimarrà
e, anche se loro potessero rivivere, non sarebbero più in grado di
riconoscerlo. Anche la loro memoria, che perduta in tutti coloro che
conserviamo frammenti della loro vita, muta e pian piano si deforma e
si scompone. Poi il tempo inesorabile cancellerà anche la flebile
memoria custodita dai posti e dai luoghi in cui loro hanno riempito
tanti vuoti.
Ma appunto finché ci saremo e ciò che amiamo in noi, nemmeno quello muore.
Mi spiace di annoiarvi. Potete sempre cambiare canale.

















