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IN LIBRERIA

18 febbraio 2009

Di una serie infinita


Mi
duole molto il fatto di vedere che il post precedente sia stato così
poco commentato. Questa è la prova (l'ennesima a dire il vero) che non
esiste un vero dialogo a livello mediatico. Si vede che virtualmente
non si può, non si deve trattare di certi temi, e probabilmente se si
trattano sono solo momento di scocciatura per chi li legge.
Va bene
la morte lascia senza parole, ma credo proprio ci sia la volontà di
voler star distanti da quello che può mettere in discussione le
certezze, che uno fin ce è vivo e tutto sommato va avanti continua ad
avere. Se penso che un post su trantalance ha fatto quaranta commenti,
e quello sulla morte di un ragazzo di 24 anni tre, mi vien molta, molta
tristezza.

Mi era seriamente venuta voglia di chiudere questo
blog, perché se il dialogo deve esserci solo sulle minchiate, allora
penso che sia una perdita di tempo (e il tempo oggi è davvero la cosa
più preziosa, molto più del denaro), anche se spero che ci sia chi
legge e sente in silenzio, e di quei sentimenti ben più forti di quanto
le parole non riescano a dire, quelle sì mortali, ma che sono l'unico
mezzo che abbiamo per darci e conservarci l'un l'altro. In noi 'mortali
del resto. Ma forse la carta ha ancora una dignità e una riservatezza
che il web non può, e credo non potrà mai dare. Se la spiegazione fosse
questa tutto sommato andrebbe pure bene.

Borges ha scritto a lungo una parte bellissima e fortissima per quanto riguarda il senso del distacco

"L’incandescente
mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un’imperiosa
agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al
timore, notai che le armature di ferro di piazza della Costituzione
avevano cambiato non so quale avviso di sigarette; il fatto mi dolse
perché compresi che l’ incessante e vasto universo già si separava da
lei e che quel mutamento era il primo di una serie infinita"


E
io se penso a Paride, rivedendo l'accademia di Belle Arti di Bologna,
che lo incrociavo sempre nei corridoi, quei corridoi con le statue mai
spolverate. Da lontano se vedo una fisionomia che ci assomiglia mi
viene un brivido allo stomaco. Di fatto, so che è un'illusione e lui,
proprio lui, lì non potrò mai più incontrarlo, nemmeno con quella
sensazione che mi dovevo defilare sennò attaccava pezza.

E' che
ogni persona crea una sensazione propria e irripetibile, uno spazio che
solo lei riempie e che nessun altro potrebbe sostituire in quanto
unicità. La casa, come anche il posto del lavoro è un luogo fisico,
dove la fisica e la mente delle anime prende corpo, quel corpo che noi
associamo un certo sentimento ad un qualcuno.

Forse questa
settimana più che la scorsa quando sono entrata ed erano stati appesi
dei nuovi quadri dei ragazzi che si preparano per gli esami, mi sono
proprio accorta di quanto l’incessante e vasto universo si stia già
separato da lui. Quella notte del 10 febbraio verso le nove mezza,
quello spazio è come se fosse andato distrutto, e naturalmente non solo
quello dell'accademia che vedo i ogni giorno, ma tutti i suoi spazi di
vivo, compresi quelli più intimi riservati a lui e a pochi cari.
Quei
nuovi quadri, alcuni splendidi tra l'altro appesi, quei recenti aumenti
di prezzo per le sigarette e tantissime altre cose che nemmeno io
naturalmente sarei in grado di capacitarmi, segnano quei mutamenti che
modificano tutto ciò che si era conosciuto, le persone che amavamo, i
posti che frequentavamo.
La cosa che fa male è che pensando questo
cambiamento a lungo, (a lunghissimo) no, non estinto in un mese un anno, un decennio,
ma molto, molto di più, e pensando al mutamento in questo senso si
arriverebbe al giorno in cui nulla del nostro, e del mondo di quei nostri cari perduti rimarrà
e, anche se loro potessero rivivere, non sarebbero più in grado di
riconoscerlo. Anche la loro memoria, che perduta in tutti coloro che
conserviamo frammenti della loro vita, muta e pian piano si deforma e
si scompone. Poi il tempo inesorabile cancellerà anche la flebile
memoria custodita dai posti e dai luoghi in cui loro hanno riempito
tanti vuoti.

Ma appunto finché ci saremo e ciò che amiamo in noi, nemmeno quello muore.
Mi spiace di annoiarvi. Potete sempre cambiare canale.

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Darling, non mi annoi affatto. Bien au contraire! E appena posso commento sempre volentieri.
Dopo una settimana piuttosto intensa fa piacere sapere che sei di nuovo operativa. Posso andare a Viareggio tranquillo oggi :-)
Non so chi sia Trentalange ma conosco il "cambiamento" di cui parli. Oltre all'esperienza diretta e in Borges io l'ho trovato anche in "The Dead" di Joyce","La morte di Ivan Il'ic" di Tolstoj e "Il cerchio" di De Longis.
L'apparenza non inganni. So parlare molto bene anche di minchiate...
LUCA

Anonimo ha detto...

Io dico invece che grazie al blog e al web, posso conoscere le tue sensazioni,emozioni,idee. E posso persino commentarle. E sono sicuramente molti quelli che leggono e non commentano. Poi sarà anche che molte persone gli riesce più facile commentare post di argomenti semplici,ludici, leggeri.
Ma grazie al blog, oltre che parlare di Paride a voce tra amici e conoscenti, hai avuro la possibilità di parlarne a molti altri.
Poi, qualcuno sarà in vacanza, o super impegnato nello studio o nel lavoro, e anche il malfunzionamento del web e dei computer, può allontare i frequentatori del blog.
Come ti ho segnalato sull'altro blog, qui io, i post di febbraio il precedente appunto solo fino alla riga finale, lo vedo, tutto il resto niente, tutto vuoto.
Oggi questo di ieri lo vedo tutto compresi i commenti.

La morte, è tra di noi sempre.
lunedi 9 febbraio avevo visto la notizia della morte di Paride sul TG regionale, avevano fatto vedere la via di bologna il giorno dopo.
Il quel momento ho pensato ai genitori, parenti e amici.
Anche mio figlio quando era universitario a Bologna si spostava in motorino. Come tanti studenti.
Poi il tg finisce, si passa oltre.
E' naturale poi che se il fatto accaduto riguarda una persona che si conosce, allora è doveroso parlarne. E ascoltare chi c'è ne parla.
E credo, che molti visitatori hanno letto il tuo Post, e hanno sicuramente meditato.

E tutti abbiamo pensato a Paride.

Paolo
barbar

Anonimo ha detto...

la bontà delle persone, mi sembra di capire in questi giorni di dolore e riflessione intensa, entra in relazione con i sentimenti proprio quando questi vengono lanciati possenti, gridati e scritti senza nessun filtro accademico, estetico, etico...c'è qualcosa di molto profondo nelle parole che ti modificano per un istante la visuale dal quale stai guardando il mondo, la spostano di qualche millimetro, ti mettono non nei panni di un altro, ma nei panni di forse nessuno. Così il mondo entra in contatto con la viva passione che c'hai quando respiri l'aria ed il fuoco e le stelle cambiano di continuo il loro fervore...adori spremere col cuore gli occhi di chi vuole piangere e aiuti, lo fai con tutta la tua vita, chi sta piangendo e dentro muore dalla disperazione della scomparsa.

Ed è bellissimo scomparire per un istante, pensare a quante più doti dell'anima e quante più parole potenti i nostri denti conoscono, possono nutrire. eppure la scomparsa carnale ha sempre a che vedere con la fine, l'interrutore spento per sempre che s'annerisce col tempo.

La morte è il dolore più forte dell'essere umano che l'accetta...c'è niente da fare. E Paride era la vita e gli si voleva bene anche se non sentivi il perchè, e non sapevi perchè volergliene...anime pure che ti chiedono tutto il bene necessario per continuare a credere, perchè loro il bene lo riconoscono lontano un miglio, lontanissimo.

E ora, tutti questi atti di narcisismo, cultura e cazzi di gomma a forma di libri, atti concreti di chi legge per adoperare uno specchio di rivalsa nei confronti dei proprio sentimenti e lasciarli lì a marcire come fossili antichi.

Paolo capisco il tuo dolore e ti dico che sarebbe bello se le tue parole avessero un benchè minimo valore as-virtuale, ma secondo me non è così e gli uomini continuano a fare le cose con il male nelle ossa, che li penetra nel cuore.

Trincia-senna

BC. Bruno Carioli ha detto...

Molto colpito dal tuo post.
Un caro saluto.

Anonimo ha detto...

Trincia
mio figlio l'università l'ha finita, si è laureato anni fa. Ora è sposato. La vita prosegue.

Per Paride purtroppo no.
E io, quella sera vedendo la notizia al tg, per un minuto mi sono immedesimato nel dolore dei suoi genitori.
ho pensato ai suoi amici, la fidanzata, a tutti quelli che apprenderanno la dolorosa notizia. I compagni di università, e altri.
Tutti.

Poi da Gisy, apprendo altri particolari.

E le senzazioni che Gisy ci ha esposto nel suo Post, quelle da lei vissute quel lunedi in accademia, sono una testimonianza viva, che va oltre la cronaca. Come giustamene deve essere da parte di chi conosce la persona morta.

paolo
barbar

frank ha detto...

da tempo seguo il tuo blog: m'interessa quello che dici e non la possibilità di "deformarlo" con un mio commento. ma sul caso di paride ero stato in dubbio se il segnalare la ghost bike messsa a bologna sul luogo dell'incidente e la manifestazione in sua memoria (perchè sono tanti, troppi i paride di tutte le età che perdono la vita in um modo tanto assurdo). ma probabilmente tutto ciò era già noto e non c'era bisogno di alcuna segnalazione. comunque su quel post non ho trovato (e ancora non trovo) il link per lasciare alcun commento.

Anonimo ha detto...

Non trovi il link perché probabilmente Gisy ha riscritto il tutto senza lasciare la possibilità di scrivere commenti. Scelta condivisibile, per carità, in un momento di sconforto personale.
Credo di non aver mai guidato un mezzo a due ruote proprio perché durante la mia infanzia vidi un ragazzo partire in motorino e mai più tornare... un ubriaco al volante gli andò addosso.
In macchina è più facile sentirsi al sicuro, non saprei. Ognuno ha il suo modo personale di vivere certe situazioni dolorose.
LUCA

Gisy ha detto...

@ X Luca - lascia che sia io a dare spiegazioni, non credo sia un tuo diritto darne a terzi.
E anzi, mi dànno anche abbastanza fastidio gli atti narci-letterari.
Per cui se questo è il tuo senso di scrivere, puoi anche davvero non commentare. La scrittura deve servire al sentimento e nascere da questo, tutto il resto è sagra della salsiccia.

Fuori dai luoghi sacri.

@ Frank - il post dove scrivo dell'avvenimento è quello sotto questo "in ricordo della vita" so che qualcuno ha avuto qualche problema nel postare e mi ha scritto in privato, ma poi sembrava si sia sistemato.

Per segnalare la ghost bike come dire, sì è giusto farlo, perché è vero che i casi son tanti e tutti i giorni, ma ogni vita è una vita e un individuo insostituibile come noi che ci siamo legati e che sappiamo di questo.

@ Paolo - non sapevo che la notizia sia stata data ai tg regionale.
la vita prosegue, sì certo, ma Tricia intendeva che bisogna porsele le domande anche su tematiche che universalmente son sempre implacabili. Il dolore per dare un senso al tempo di noi comuni mortali, avanti, ma vedendo.
Se il dolore fosse gratis, addio amore.

Però sì certo, è vero che tanti silenzi, ma anche tanti che non hanno parlato e hanno amato e sofferto nel silenzio questa perdita, così grande.

In tanti bene, bastasse per tenere al mondo i nostri cari, e così tanto male il dolore.

Anonimo ha detto...

Non ci sono stati commenti perchè non c'era niente da commentare. Chi muore ha almeno il diritto ad un pò di silenzio, che non è indifferenza. Lo sai quanti Paride sono morti quel giorno? Se li conoscessi scriveresti un post per ognuno di loro o preferiresti sponsorozzare Trentalange?
Probabilmente non avresti mai scritto un post sulla gioia di vivere di Paride se non fosse morto, allora perchè scriverne dopo?

Marco.

Anonimo ha detto...

Mi scuso se ho fatto un commento di troppo ma io non giudico mai! Bisogna sempre sapere quello che c'è dietro prima di dare sentenze... :-)
LUCA

Il Grande Favollo ha detto...

La cenere. Questo mi fu restituito di mio padre. Avevo tra le mani una cassetta. L'uomo che mi sovrastava quando ero bambino, che mi metteva sulle sue spalle, quando andavamo a nuotare a largo, era lì. Ho preso due mattoni e l'ho muarto io nella cappella di famiglia. In quel momento ho capito che non sarebbe più stato. Nè forma, ne respiro, ma polvere, scarto di crematorio. Ho capito che se volevo dare veramente un significato alla vita ed alla morte di un uomo, dovevo capire cosa questa persona mi aveva lasciato. La morte degli altri mi disturba, specialmente se si tratta di una vita giovane. Se penso a quello che ho vissuto da ragazzo, quello che di cui una vita da ragazzo dovrebbe essere piena, mi rende triste sapere che qualcuno, non sfrutterà questo periodo della vita, che non potrà mai essere uguale dopo, mai. Non è retorica. Riesci a costruirti una trama della vita che avrebbero potuto vivere queste persone. Eravamo in spiaggia, tanti anni fa, il ed il mio amico Franco. Lo salutai verso le 17.00. Alle 17.30 era morto in un incidente ,tornando a casa dal mare. Non sono andato al suo funerale, non l'ho visto al cimitero. Poi un giorno, in casa di parenti, trovai vecchie foto dell'estate, in lontananza, in una di queste, dietro di me, Franco, lievemente piegato per non essere coperto nell'inquadratura, come se stesse guardando dalla fotografia...

Gian Luca ha detto...

io ai funerali non riesco a spiccicare una parola, cosa posso dire che non sia ovvio?
anche nel caso del post, credo ci siano stati pochi commenti per troppo pudore, forse molti hanno un carattere come il mio: leggo quello che scrivi, penso alle esperienze che ho fatto simili alla tua, la gente che non rivedrò più, sia veri amici che conoscenti solo di vista, e rifletto un casino, ma non riesco e non voglio condensare tutto in un commento!
però capisco che a te sembri un totale menefreghismo questa carenza di commenti, per te scrivere è vitale, ma molti preferiscono non condividere certe riflessioni, ed evitare anche un semplice ma banale: "hai ragione, d'accordo su tutto, brava, bravissima"!
detto questo, ammetto che il mio uso di myspace è principalmente all'insegna della cazzata, ma terapeutico, per togliermi almeno qui dai problemi e drammi reali.

Fabio Antonelli ha detto...

Io mi scuso con te non tanto per non aver commentato il post precedente ma per non averlo proprio letto, probabilmente mi è sfuggito e mi è così sfuggita una delle tue riflessioni più belle, una poi di quelle che per una volta non riguardano tanto l'esteriorità ed il linguaggio del corpo, bensì l'essenza del vivere o meglio del morire.

Forse, anche se l'avessi letto però non l'avrei commentato, ma certamente per una forma di rispetto nei confronti di un tema così grande come la fine di un'esistenza che non per indifferenza.

Grazie Gisy per quanto hai scritto allora ed ora.

giovibass ha detto...

ciao gisy,io sono uno di quelli che crede che dopo la morte ci sia ancora vita da qualche altra parte per chi muore,non può finire tutto così ,per lo meno per l'anima,poi è una questione di punti di vista,o semplicemente un modo mio per farmi coraggio. Ma sicuramente un argomento così serio e triste la maggioranza della persone lo evita,ma semplicemente perchè non riesce mentalmente a affrontare certi temi,e se li tiene per se...per questo vivere con passione e cercare l'amore ma con la A maiuscola per me è un comandamento in questa vita,tu come al solito scrivi molto molto bene. un bacio

Gisy ha detto...

@ Marco - il tuo commento varrebbe la pena di approfondirlo, io non la penso affatto così e su questo tuo commento farò ilmio prossimo post, perché è assurdo pensare ad una bilancia pari nel sentimento di gioia - dolore, e anzi dolore definitivo, finché si è nella vita si è in discussione e quindi non è nel bene e nel male un capitolo chiuso. la gioia proprio perché appaga e non sottrae non ha in genere bisogno di ulteriori compensazioni emotivo da eprimere con qualcosa che resta, perché c'è in quanto vita stessa, esistenza, invece la morte è una sottrazione non solo di un'identità ma di una parte di quadro che stiamo vivendo, quindi è abbastanza naturale cercare di sovrapporre a questa sottrazione un senso di condivisione che va a scavare in quelle che erano le sue gioie le sue ambizioni e tutto quello che riguardava la vita. la vita quando c'è appunto la si vive, e spesso ci basta.
Poi tanti discorsi, ma ce n'è anche un altro, non è "tanti Paride" è assurda questa cosa.
Proprio conoscendo una persona sai quanto ci sia dell'esclusività in questa amalgama d'infinito. Poi posso dire che la cosa che mi continua a fare più male è la sua purezza d'animo, i buoni intenti veri, insomma quando non c'è causalità in una morte, su di una vita così prosperosa, la morte è ben più che doppia. Quindi credo che anche per altri, riprenderò in mano questo tuo concetto. Che può
non fare una grinza così, e invece ne fa eccome.

@ Grande favollo - Grazie della testimonianza, il tuo commento mi pare sentito e di questo dico grazie. la morte degli uomini è sempre patrimonio dell'umanità, se non sappiamo soffrire come si può pretendere di amare e di essere amati?

@ Giancluca - il pudore sì lo capisco, in parte mi rendo conto che non sia facile commentare post simili, però un segno che ci si è, non sarebbe male ogni tanto.

@ Giovibass - beh un pò esemplificativo, però beato te che riesci a pensar così...