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News e appuntamenti


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IN LIBRERIA

05 luglio 2008

Modena est

Ieri sera, quasi notte son tornata al parchetto di Modena est - lì vicino ci abitavo prima, ma prima che andassi a Reggio, e prima anche che ritornassi a Modena qui, più o meno sulla via Giardini.
Esattamente dal 96- '97 al 2006- 2007 - là, dove vicino avevano costruito la banca con la cassiera simpatica, che se n'è andata pure lei, ma il Conad no, almeno quello è rimasto lì - così come quel parchetto che tanto ci passeggiavo, prendevo un libro mi mettevo sulla panchina e mi pareva di vivere, e anche la vita fosse stata tutta lì, mi sarebbe parsa abbastanza per l'eternità, e un motivo per cui essere al mondo. Sembra poco, ma vi assicuro no, non lo è.

La notte quando c'è il silenzio, se sei in una terra benevola, ti porta veramente al contatto con la totalità, ed è una cosa commovente. Sembrano le solite banalità, stelle, cuore, amore. Ma poi sì, ecco se le vivi... quando le vivi no, eh no, non è più così. Sentire il selciato, quello del parco e ti butti a terra come un gatto che si spaparanza al sole, invece sei sotto le stelle, e le guardi, e son sempre quelle, da ben prima delle tue emozioni, e lo saranno ben dopo le tue emozioni, e di tutti quelli che ti hanno preceduto e che ti susseguiranno, e poi dopo e dopo ancora; ma lì, sei TU lì, e il tuo tempo si inscrive in un registro inossidabile - come poi, quelle stesse stelle, nelle sere, nei giorni che te fai qualsiasi altra cosa, tipo timbrare un biglietto, o che ne so che ti cade una forchetta, o che si ammala qualcuno, sono lì splendenti nemmeno di loro, ma splendenti. E tu lo chiameresti infinito, amore infinito.

Di cosa quanto è possibile l'universo in costruzione e distruzione.

Vivere, credo il vero senso di vivere sia condividere, pure nella solitudine ma condividere, non per forza con le persone, ma sentire che tu appartieni, e allo stesso tempo si appartiene a qualcosa - che diventa così grande proprio nell'appartenenza. Parlo dello stesso mondo, la stessa natura, se si entra quando è così allora, nell'essere possiamo avere davvero ciò che ci pare, ma prima bisogna imparare ad essere. Essere per avere, sì lo credo.

Una gran nostalgia, una nostalgia che poi, uno si chiede, ma perché? Forse il passato ha solo il fascino del passato, ma è qualcosa che ti dilania e dilaga, se ti prende, così irrecuperabile, è come se tutto divenisse d'improvviso bello, anche le magagne che ci son state diventano belle nel passato, non tutte, ma quell'idea di irrecuperabile rende così sovrastante il tutto intoccabile, come una montagne che è là, il passato è una montagna. Dalla finestra qui che scrivo entra un odore di sugo che di sicuro son quelli di sotto o di sopra che cucinano: questo è il presente, eppure pure sarà una pietra (forse) indistinta un giorno di quella montagna - poi la pace, qualche fruscio, per tornare fuori, dentro - è tutto istinto, noi non lo sappiamo bene, ma l'istinto quando lo si ha forte, implica una conoscenza della materia, eh sì, la si conosce per la forza con cui arriva, non la si può non conoscere. Eppure siamo costretti a vivere in questa condanna di no poter mai arrivare fino in fondo ad una conoscenza, se non per l'istinto che però non ce la può spiegare, Bergson la diceva molto bene

"Vi sono cose che l’intelligenza sola è capace di cercare, ma che da sé, non troverà mai; l’istinto solo potrebbe trovare queste cose: ma non le cercherà mai".

e io cosa volete, poi quando certe persone mi fanno degli appunti sulla grammatica, io dico, che sì hanno ragione, dovrei imparare tante cose ancora, però anche loro dovrebbero impararne altre; come per esempio capire che il vivere quando ha metrica, sa di funerale.

Grazie a T.S.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

quando ci si veste delle stelle si ha l'intima percezione che l'assoluto gode in noi...ed è in noi che pigiamo, respiriamo, chiudiamo, accendiamo di continuo il motore dell'esistenza...ci si crede vivi quasi nella motitlità del corpo, questo quasi viene disintegrato nel ventre nudo che accoglie la totalità del senso.

Trincia-Senna

antonio ha detto...

Sarebbe da andare in vacanza, in un luogo lontano dall'inquinamento luminoso, per poter vedere bene le stelle.
Che gli anonimi tornino nell'ombra da cui brevemente escono. Riconoscere i propri errori è un segno di responsabilità, di maturità.
Una esperienza di meraviglia l'ho avuta una sera, tornando a casa. Ero a piedi, e mi è parsa la prima volta che vedevo i colori della zona dove abito. E' stato molto emozionante.

Anonimo ha detto...

Eh, l'istinto, quel momento di pensiero vitale, quando capita, e ti fa considerare che si, tutto sommato la vita è anche bella!
Ed è semplicemente, li in quei luoghi, dove vivi, ami, lavori, o fai quel che fai.

Succede.

paolo
barbar

Gisy ha detto...

Bisogna saperle vedere le stelle...

Alfa ha detto...

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