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IN LIBRERIA

21 novembre 2007

Metto un capitolo che non parla di sesso e poco triste



Aggiornamento
Gisy site


Visto che si continua a darci con 'sta cosa del sesso - dell'autobiografico e della tristezza esistenziale, metto un brano del libro in buona parte veneto che non sia così vicino agli elemento sopra citatali !

Posto questo perché al link di D di Repubblica c'era una lungo discorso sulle solite scrittrici erotiche...

http://dweb.repubblica.it/dettaglio/Sbattimi-come-un-kilim-afgano/29001

Un mio amico di Vicenza è Bepi.

Bepi è un po’ il filosofo del paese, ma filosofo che però parla in dialetto, come tutti là. Va a farsi il giretto su per i boschi a raccogliere le frasche; è sempre vestito con degli indumenti fuori lusso, con tre maglioni uno sopra l'altro bucati, così il freddo passa uguale. Dopo il bosco con le frasche sotto braccio torna a casa, mangia i sottaceti, gli viene acidità di stomaco, e poi legge i libri che sono in italiano, ma si ostina a parlarli in dialetto, lui stesso dice che si sentirebbe ridicolo a parlarli in italiano.

Lui fa sputtanare dal ridere anche quando vuole essere serio, e se si potesse vedere dall’esterno riderebbe anche lui. Non vedendosi si chiede perché gli altri nelle sue prossimità acquisiscano questa euforia, o al contrario un'incazzatura esilarante. Un giorno ad esempio un tipo in macchina di fronte a lui, su per i monti fece un incidente andando fuori strada.

Bepi, che vede la scena scende giù dalla sua moto da postino per prestargli soccorso; il tipo preso male dal misfatto vedendo questo tizio apprensivo che si avvicina a chiedere se va tutto ok, nel momento in cui gli è a distanza di gomito, gli sgancia un pugno in un occhio. Bepi rimane sul posto stordito. Non gli chiede più nulla. Siccome è remissivo, dice solo ok, ma non a voce alta, tra sé e sé. Nel senso "Ho capito”, o meglio “non ho capito”, ma torna via uguale. A lui gli era parso di essere gentile. Tutto lì. L'altro tipo rimane invece stranito e un po’ incazzato col pugno alto. Bepi arriva a casa si mette del ghiaccio sull'orbita e sta a meditare.

Di libri impegnati lui è uno che ne legge parecchi, e fa anche molte considerazioni abbinando l'alta filosofia alle bieche vicende umane, che poi è da dove prende spunto l'alta filosofia. Anche lui secondo me, come io facevo con i diari delle compagne di classe, si immedesima negli autori che legge, difatti parlando una volta mi disse “Platone la pensava come MI”; non è semmai lui a pensarla come Platone. Ma dal suo punto di vista è la stessa cosa visto che si può viceversare il ragionamento; perché come fa una cosa se è uguale ad un'altra, l'altra non esserle uguale alla cosa prima?

Un'altra volta discutendo salta fuori la parola "Aporia". Parlandone, mi dice che in quel posto non si parla mai di cose così; si parla delle magagne, delle scarogne, o di politica spiccia, ma dell'aporia no. E poi aggiunge: "Quanti vuto ca savesse cosa un'aporia in tutto il Veneto? Puchi de sicuro: mi, Cacciari e alti du, tri", "Quanti vuoi che sappiano cos'è un'aporia in tutto il Veneto? Pochi di sicuro: io, Cacciari e altri due, tre" .

Lui è per le cose pratiche e nitide, sensibilità letteraria a parte.

Un giorno stavo scrivendo una delle solite mie cazzate tipo "La bellezza deve essere come le puttane; pubblica". Bepi mi ribatte che non è per niente immediata questa considerazione, che nello scrivere l'importante è essere chiari e rendere l'idea. A me sembrava di essere chiara infatti, ma lui insiste che no, e per essere chiari e rendere l'idea lui avrebbe convertito la frase in "La bellezza deve essere come le poste; pubblica".

Perché dice essere più logico che le poste italiane siano un posto più pubblico rispetto le puttane. Insomma diciamo: ufficialmente pubblico. Ecco.

Suo padre Guerino è anche meglio per ridere; mi narra di uno tornato dalla guerra in Russia cinquant’anni fa. Con aria seria mi dice che se si va a casa di questo Tonin Fasolo "L'è ancor lì sentà ca el bate i denti" * , "E' ancora lì seduto che batte i denti", perché il freddo di quel tempo gli si è talmente viscerato nelle ossa che anche quando non ci pensa, batte i denti lo stesso; e ha un bel da mettersi dei maglioni spessi Tonin Fasolo.

Guerino come Bepi è uno che non guarda a sprechi. Un giorno che mi trovavo lì nelle prossimità del pranzo, aveva messo su il sughetto a scaldare, intendo la passata di pomodoro che con la fiamma altina scoppiettava qua e la, e sul gas si creavano dei bubboni rosso splatter; lui andava col pane a raccoglierli per farne scarpetta. Mi ha però specificato che il gas era pulito e la passata fresca, ma mi ha fatto uguale un po' di senso; come quando ha preso la dentiera dal bicchiere, se la mette in bocca, con una mossa mandibolica se la sistema, fa combaciare parte sotto e sopra con uno snap, dopodiché dice che gli è venuta sete e in un sol sgorgo finisce l'acqua del bicchiere dove erano stati in ammollo i denti finti.

Un'altra volta ancora, che era ormai estate, dunque quasi ora di tagliare l'erba sui prati, c'era un vicino che sembrava avere la pretesa di insegnargli un metodo migliore e più sbrigativo per questa ricorrenza stagionale. Guerino che invece ce n'ha un po' di estati alle spalle e si sente così ferito nell'esperienza e mi fa "E quelo là, el vol vegnere a insegnarme come fare coi prà, proprio a mi, a mi, ca son il Paganini della falze", "*E quello là, vuol venire a insegnarmi come fare con i prati, proprio a me, a me, che sono il Paganini della falce". Bepi oltre a lamentarsi di suo padre e spiegarmi della filosofia di paese, mi parla delle dipendenze, visto che come me in passato ha avuto relazioni con l'alprazolam.

Sostiene che le dipendenze non sono solo quelle delle droghe e psicofarmaci, ma anche quelle da cibo; mi fa l'esempio di suo padre dipendente oltre che dal sugo anche dai bagigi, che i bagigi non sarebbero altro che arachidi in italiano corretto. A me questa dipendenza da bagigi, mi faceva ridere, perché dice che se gliene mette sulla tavola cento, finché non ha schiacciato a tutti l’involucro retato bagigio e non li ha mangiati fino all'ultimo, non si alza mica da lì, piuttosto si fa esplodere le arterie con le arachidi che lasciarne mezza fuori, anche se poi sta male e si lamenta. Uguale fa col vino, ma questo mi sembra più normale; gli dice sempre che tanto il xe un biciere tajà, che varrebbe a dire, un bicchiere di vino mezzo d'acqua e mezzo di vino vero, che tagliato appunto fa meno, che per intero, ma Bepi sa che "non il xe miga tajà". E' intero.

In ogni caso Guerino e Bepi credo si vogliano bene, nonostante reciprocamente padre e figlio dicono uno dell’altro di non capire un cazzo di niente.


7 commenti:

frapre ha detto...

bepi... poareto, pensa se ti gavessi per amigo "buttiglione" e i sò discorsi del casso :D

Gisy ha detto...

Beh mejo Bepi senza dubbio. Che tra l'altro quando l'ha letto il pezzo, diceva che non era vero niente di quello che ho scritto. Tanto lo sapevo che avrebbe detto così.

"Basta che non i vegna qua a intervistarme quei della television" mi ha risposto.
E poi ha aggiunto che i 3 maglioni bucati uno sopra l'altro è vero che son bucati, ma son bucati tutti in posti diversi quindi non è mica veroche il freddo passa.

gertrude ha detto...

Gi, com'è che a te Lidia Ravera non ti scrive?

Gisy ha detto...

Non le faccio abbastanza invidia :) è l'effetto "anche se scrivi di merda almeno non hai fatto i soldi" - (credo eh)... ;)

antonio ha detto...

Chi frequenta questo blog sa chi sei, non dovevi sentirti obbligata a difenderti, non devi dimostrare nulla, non a noi utenti almeno.
Internazionalmente: take care of you!!

Gisy ha detto...

;* sai com'è.. a volte non si restiste...e poi un pezzo al veneto perché no?

Anonimo ha detto...

Kilim afgano???
Ma i kilim non sono turchi?
Mah!

Gianfritto