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IN LIBRERIA

27 agosto 2007

Credi in BIO?

Dall'ultimo numero dell'ESPRESSO:

Posto questo articolo, perché trovo interessante l'analisi sui prodotti biologici attuali, anche se forse perché da molto tempo io seguo, credo possa essere travisata più del dovuto, anche se delle verità vengono dette ed è giusto così.

(...) L' Unione europea, nel
definire gli standard necessari per fregiarsi del marchio Bio, ha anche
scritto che scegliere questo tipo di alimenti fa bene all'ambiente e non necessariamente alla salute. Il biologico è uno stile di vita
eco-compatibile, che garantisce rispetto per terre, acque e animali. Ma non leva il
medico di torno. Eppure è su questo equivoco che regge il marketing di decine e decine di prodotti alimentari, sia quelli che fanno riferimento al bio solo nel nome, a mo' di promessa. Sia quelli che hanno, in effetti, la certificazione perché si tratta di frutta, verdura, latticini e carni provenienti da una coltivazione o da un allevamento biologico.
Ed è sempre sulla base di questo equivoco che si giustifica la
costante crescita del settore, come mostrano questi grafici, che saranno
presentati in occasione del prossimo Sana di Bologna previsto dal 13 al 16
settembre.

Proprio per documentare che si tratta solo e soltanto di un equivoco,
l'associazione Altroconsumo ha preso in esame sei categorie di alimenti
molto diffusi (latte, yogurt, confetture, frollini, cereali per la prima colazione e fette biscottate), e ha valutato sia la qualità degli
ingredienti sia la presenza di contaminanti (ormoni, micotossine,
pesticidi). Il risultato, che 'L'espresso' anticipa in queste pagine (i
risultati), è sorprendente. Perché non solo i prodotti bio non sempre sono
migliori dei convenzionali e assomigliano sempre di più a quelli industriali, ma spesso sono anche molto meno salubri. Di pari tenore sono anche
gli studi svolti sulle materie prime: nessuno è in grado di dimostrare che pomodori, mele, zucchine o cereali col marchio bio facciano meglio alla salute degli altri. Ma tutti vediamo che costano ben di più, con una differenza di prezzo che oscilla tra il 30 e il 35 per cento; che oltre il 30 per cento degli italiani li preferisce, e che a sceglierli sono in prevalenza trenta-quarantenni,
sono mamme desiderose di dare il meglio ai bambini, sono persone molto preoccupate di garantirsi un'alimentazione più sana possibile (come mostra
un'indagine Censis-Confcommercio).


Intendiamoci, né l'inchiesta di Altroconsumo né le ricerche scientifiche sui prodotti primi bocciano il bio: non fa 'peggio' del cibo convenzionale. Dal punto di vista nutrizionale è uguale. Ma fa molto meglio all'ambiente. E chi lo sceglie deve sapere che fa una scelta etica, politica, magari religiosa, ma non salutista.

Innanzitutto, come mostrano i test, perché il marchio bio non mette al riparo dai danni dell'alimento industriale: grassi, additivi, sale e zuccheri a profusione. Nelle confezioni di frollini esaminate, ad esempio, i grassi di palma e di cocco, di pessima qualità, fanno la parte del leone. È vero che nei prodotti bio sono del tutto assenti i fitofarmaci, riscontrati invece in due su tre delle marche convenzionali, ma perché tutti i bio usano farine ricostituite al posto di quella integrale? La legge lo consente, è vero, ma da prodotti che puntano sulla genuinità.

Ci si aspetterebbe vera farina, la stessa che troviamo invece in due marche convenzionali su tre. Cosa che, stando all'indagine di Altroconsumo, non accade. Negli yogurt bio, ad esempio, troviamo una lunga lista di ingredienti ben poco naturali: addensanti, coloranti, aromi, gelificanti. E nelle fette biscottate ci sono grassi di cattiva qualità, anche se sono completamente assenti tracce di fitofarmaci presenti invece nelle marche convenzionali. "Si tratta sempre di quantità ben al di sotto dei limiti consentiti dalla legge, e quindi non dannose alla salute", specifica la tecnologa alimentare Emanuela Bianchi:
"E la legge stabilisce limiti molto precisi e sicuri".

(24 agosto 2007)

Allora volevo precisare dei punti che possono essere equivocati-

E' vero che con la crescita del mercato diviene più difficile tenere i regimi restrrittivissimi che inizialmente il biologico proponeva, e di conseguenza a questa crescita si sono abbassati gli standard nei criteri di scelta e produzione di qualità per questi alimenti.

Naturalmente il fatto che gli enti di certificazione BIO siano tutti natura privata, fanno pensare visto che i soldi della certificazione li prendono da chi controllano.

Poi c'è il problema delle farine ricostruite, praticamente ora la stragrande produzione di farina è quella bianca normale, e paradossalmente industrialmente fare quella integrale è più complicato, per cui farina ricostruita significa che la farina base non fa altroché essere integrata con della crusca che è quella di scarto di lavorazione, spesso non bio e anzi con maggior pesticidi addosso perché la parte esterna del cereale è quella che più è esposta naturalmente.

Nel biologico buono questo non accadeva, ora in marchi di grande produzione accade.
Leggere le etichette resta sempre un buon metodo di controllo, sulla fiducia mica tanto, oli di cocco e palma non c'è dubbio che possano essere salubri, in ogni caso semmai fossero usati nell'uso della margarina biologica, per lo meno - non ci sarebbe l'idrogenazione a favore. Che non è poco.

Cmq sinceramente, che sia uguale ai prodotti tradizionali, questo no, magari di poco ma quel poco è meglio, forse non così meglio da essere indicativo per un miglioramento della salute, ma di sicuro se paragonati alla grandissima parte di prodotti importati che ne so dall'America beh è un'altra dimensione, poi se invece parliamo di prodotti regionali o italiani, capisco che forse un 30% sul prezzo non è del tutto giustificato.

MA sulla fiducia mai nulla, qui e altrove. Solo che spesso la fiducia ci è comoda.

4 commenti:

antonio ha detto...

Forse la fiducia viene anche tramandata da tempi in cui i cibi non erano sospetti... o anche dal fatto che ormai si guarda il meno peggio?
Il bio... tanti adesso usano la scritta bio così come in Cina mistificano la sigla CE: invece di Comunità Europea, China Express!

Ali ha detto...

Non so nulla di queste cose e infatti non leggo le etichette (male). Però ho una pallida idea di quante schifezze possano metterci o finirci dentro. Da ignorante e pure un po’ cazzona cerco almeno di cambiare sempre marca così se una cosa è particolarmente malsana almeno non la mangio per lunghi periodi.

(Fra i tanti: http://www.beppegrillo.it/2005/12/ferramenta_ambu.html)

violazione ha detto...

effettivamente, pochi sono i veri prodotti BIO in commercio, e personalmente non ne vedrei l'efficacia fino a quando continuerò a fumare o ogni tanto a bere...

se poi, penso anche all'aria che respiriamo nelle città, non credo che migliorerebbe granchè la qualità della mia vita usufrendo di questi prodotti, di sicuro migliorerebbe il fatturato dei produttori...

ciao Gy

Gisy ha detto...

@ Antonio - già, è normale più ci si avvicina all'industria, più viene snaturata l'idea originale. Ahimé sempre ovunque la stessa storia.

@ Ali - Ci sono cose che andrebbero cmq guardate, sarà che io son quasi sul maniacale a dire il vero...(anche se meno di un tempo per mia fortuna). Però entro certi limiti son d'accordo che non ci si può imparanoiare su tutto.

@ Violazione - sì vero, però sai + + + + poi fa a finire una bella somma, il dubbio resta, ma sarà poi così meglio? Magari non c'è una conservante è vero, ma magari per questo si possono sviluppare muffe e tossine, Mi è capitato varie volte di prodotti ancora da scadere - andati a male! sai com'è. Fa pensare...