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IN LIBRERIA

28 maggio 2007

I paladini della Morale 2

Visto che in privato continuano ad arrivarmi mail riguardo il post precedente "i paladini della morale" mi va di continuare pubblicamente l'argomento.

Io sto abbastanza distante in genere dalla chiesa, non è una cosa che mi frega. Però poi quando certe prese di posizione allucinanti arrivano da lì, non si può fare finta di nulla.
Non sono la prima certo che lo dice, (ci mancherebbe) ma dopo quello che ha "lanciato" Monsignor Bagnasco, trovo allucinante ( nel tempo in cui ci troviamo), si possano dire e ascoltare simili sciocchezze in cui i gay e le eventuali coppie gay vengano messe alla pari dei criminali pedofili o altro variegature più o meno aberranti.
Dove c'è questa ipocrisia dannata di preservare la famiglia come istituzione intoccabile, quando la maggior parte delle violenze avviene in famiglia. La famiglia spesso non è confortevole affatto.
Siam messi bene.


Davvero a volte mi pare il medio evo, la folla che ascolta ste parole a bocca aperta come fosse la manna zuccherata che da cielo sfama i cristiani. C'è chi a scatola chiusa non oserebbe mai mettere in discussioni tali porcherie, naturalmente per fortuna anche sì, ma anche no. E son tanti.
Per me è questo lo sporco del mondo.
La morale è ciò che è bene, e ciò che è male per noi, questo non può prescindere dalla cultura che ci portiamo alle spalle, e la chiesa volente o nolente ha un peso colossale, anche quando vorremmo pensiamo non sia cosi.
Perché è peccato essere liberi. E' peccato essere indipendenti. L'uomo ha bisogno del gruppo. E quindi sfruttiamo una comunità. "I gay mettono in pericolo l'identità della famiglia". ma per piacere, ma magari la mettessero in crisi.
Poi parlano contro il razzismo; questo non è forse razzismo
?

E dire che io credo nella spiritualità delle singole persone, ma lo spirito è qualcosa di molto distante dalla chiesa e tutti i suoi adorni. Non c'è più rispetto invece per la decenza, la violenza diventa un fatto quotidiano, fa scandalo solo se si apre l'inchiesta e quindi attira attenzione e la si segue come un telefilm, se non si apre l'inchiesta le violenze di ogni genere vengono consumate in un trafiletto e archiviato con dietro vittime e famiglie delle vittime. (e certo spesso non sono meno eclatanti da quelle di inchiesta, solo che...detto fatto, ucciso\a)
Ormai solo ciò che fa notizia, se questo o quello fa notizia. Carne, anime da macello, poi si parla di rispetto, nell famiglia, certo dipende che famiglia, mica dico sia sempre così, ma ascoltarsi Ascoltarsi Il testamento di Tito di De Andrè please, non farebbe male.

E pure lo Stato come è messo? Mandano le truppe in Iraq pagando bei dindi diciamo, 'sti paladini dell'alleanza della solidarietà?
Ma che mettano a posto l'Italia prima di pagare per far bella figura e mandare le l'esercito fuori (ce ne sarebbe da sparare anche qui! :) volendo...). ^__^ vabbè è lungo come tema...
Fatto sta che siamo in un circolo di contraddizioni.
Uno dei pochi giornalisti di cui ho stima in Italia è Marco Travaglio, pochi altri. Uno che dice le cose come stanno, dati alla mano, chiari pochi fronzoli.

Poi volevo rispondere a chi mi dice nel post precedente che con il libro ho perso il treno cercando di fare una copia di Melissa P. Beh che si legga la differenza, ci mancherebbe
che ogni volta che una ragazza scrive di sesso debba essere la copia della precedente; è solo la pigrizia mentale delle persone che fa fare queste facili associazioni. E poi anche per far soldi, capirai che soldi si fanno a scrivere, capirai.
Ma ce l'ha una proporzione quello che ha detto una cosa del genere. Sono 23 in Italia gli scrittori che riescono a vivere con il proprio lavoro, la modella è certo più redditizio, anche vendere calzini usati per quello. Cmq (al di là della discussione che possa essere o men scrittrice io non sono tra questi 23). E volendo ho altri libri che certo non parlano di sesso, in più ricordo che non è il primo libro, credete sempre si possa scegliere di cosa parlare non parlare? Ah magari.
Io parlo tantissimo anche della depressione. La risposta delle testate giornalistiche? LA DEPRESSIONE NON E' UN TEMA ESTIVO. Fate voi 2 più 2. Bene quindi a me sta bene parlare anche di sesso, non solo di sesso, ma il mercato quando chiede, chiede molto quello, e non sempre si ha la scelta di dire no, io di questo non parlo, l'ho fatto varie volte, eh mica si creda, poi è ovvio che si vede ciò che si è fatto e non si vede ciò che non si è fatto. E si vede poi ancora di più quello che si vuol vedere. Ah e Chiambretti mi ha tagliata, probabilmente son stata troppo poco al suo gioco, certo poteva anche dirmelo subito, anziché stringermi la mano come nulla fosse. le possibilità se sei donna son 3 a stare in tv: o sei strafiga
, o diventi una macchietta accettando di farti prender per il culo, o lecchi il culo. fate voi.
Naturalmente la meritocrazia non è di questo mondo, ma da nessuna parte.

Altra rispostina a chi dice che il feticismo dei piedi fa schifo, "che non è questione di morale, ma tipo essere amanti degli odori dei piedi fa schifo e basta", ribadisco che lo schifo per ognuno di noi è unica cosa differente, come il sublime. Echeccazzo già siamo in una societa merdosa, almeno nella fantasia che si possa essere liberi. Mica si fa del male a qualcuno. No fustigazione continua. Frustati con le ortiche non so. E don la prima a credere che l'amore sia molto più "trasgressivo" a questo punto del sesso estremo, perché è lì che siamo davvero scoperti, che siamo vulnerabili, io ci credo, ma per un autodifesa è molto difficile che mi lascia andare sentimentalmente. Per quel che mi riguarda l'idea di trasgressione la vedo quasi come una lezione anatomica, "è questo che vuoi?" Posso non posso dartelo, mi costa non mi costa. Passata la fase sperimentatrice, che cazzo me ne frega?

E' la morale che ci portiamo appresso che ci dà il senso del buono, del cattivo, del perverso del sublime. Naturalmente nel limite del rispetto reciproco non trovo nulla di scandaloso o particolarmente hard depravato, schifoso. Ogni persona è un mondo, un'entità fisica e SPIRITUALE unica, che certo non deve essere omologata dei gusti e non congiunta in alcune analogie istintive base dal fatto di avere il minimo comune multiplo di essere umano. Quello che fa soffrire è il nostro IO la nostra sempre incessante necessità di estensione dell'identità ad un altro altra persona per far capire a noi stessi, che noi non finiamo dove finisce il nostro cervello, il nostro cuore il nostro corpo, ma cerchiamo questa nostra equivalente estensione nell'altro.

Oggi va così. bye

12 commenti:

Marco ha detto...

"Contro la stupidità anche gli Dei combattono invano!" (La pulzella d'Orleans, di Friedrich Schiller, 1801). Così l'esile tocco per chi è anonimo, prima, ma va bene anche ora, per chi non lo è. L'opera di Schiller, da cui è tratto il noto aforisma, ha peraltro un titolo che, "se c'è un altro Dio all'infuori di me", è sì fortuito, ma tutt'altro che marginale.
Have a(s usual) nice night

Gisy ha detto...

E noi che confidiamo ancora troppo nella venuta del Cristo dopo 2000 anni, quando mi sa che è impotente...Poco credito al destino.

Marco ha detto...

Quel "noi che confidiamo" sembra rivelare e rappresentare una (possibile) verità: paradossale, tenera, spassosa. :)

Riportando (reinterpretando e parafrasando) Luigi Antonello Armando (alcune persone portano nomi davvero curiosi, come un capriccio), nessuna verità ha in sé il potere di opporsi alla possibilità di diventare un feticcio: ogni proposizione vera può diventare un sostituto della verità.
Non esiste probabilmente un criterio che permetta di distinguere tra i vari feticci in base a una gerarchia di verità, e di valore, o almeno, le cose non sono così semplici, non ci può essere una critica definitiva sull'accertamento della sostituzione, perché verità e feticcio sono quasi sinonimi.
Di sicuro l'eventuale criterio non sta solamente nel loro spessore, nella loro forza di convincimento, ma anche in qualcos’altro: probabilmente (notava Armando tempo fa) sta nell’atteggiamento che inducono verso l’altro, nell'idea di società che sottendono.

Ogni comunità nasce da un bisogno di sicurezza degli uomini che vi accedono: la chiesa come consorzio umano riflette (dunque) come uno specchio l'idea di una società che, attraverso questa sua propria rappresentazione, cerca di (re)innestarsi, perpetuarsi entro (ed a spese di?) una società che è tanto più volta ad ispirare una verità differente, (ed) un differente "quasi sinonimo", quanto più risalente è la tradizione che informa il feticcio.
Non esiste (dunque) un criterio che permetta di distinguere con sicurezza, con veracità, nemmeno tra ciascuna verità in sé considerata ed una (qualsivoglia) loro propria rappresentazione: in questo qualsiasi "ermeneutica costruzionista" (nel lato senso di "interpretazione della natura - Samsāra - mediante l'addizione di un quid) come imposizione di significato ha un presupposto religioso, dà una visione pessimistica dell’uomo.

La chiesa (rectius, la religione), da sempre, con quella che Fagioli ha chiamato la "certezza paranoica di essere", ha catalizzato l’estremo bisogno di certezza di una moltitudine di persone. Quel bisogno, proprio perché estremo, nel senso di ultimo, non riducibile, non va tanto per il sottile: ad esso (ed alla moltitudine) basta sentirsi appagato in parte, per poi potersi ritenere fanaticamente appagato in tutto, sempre e comunque.
Tanto che Gesù poi venne, tra noi, a Siviglia, in occasione di un grandioso auto da fe, "atto di fede", e venne condannato al rogo dal Grande Inquisitore, perché l'aveva riconosciuto. Pena sospesa, ad libitum, per la sparizione del condannato.

Bene, ora mi condanno al commiato, per petulanza e prolissità reiterate: e chissà che non sparisca pure io! :)

antonio, tulok@tiscali.it ha detto...

La venuta di Cristo c'è già stata, solo una volta visibile. Il problema è questo. San Tommaso ha molti più emuli di quanto si voglia ammettere. A noi Uomini serve qualcosa da vedere, da toccare, da sentire. Non solo spiritualmente. E' come... come essere cresciuti da un padre, ma per lettera e mai di persona. Certe volte è frustrante. E a coloro che pensano agli Angeli, custodi e messaggeri. Non intendo bestemmiare, ma scusate: come può un Angelo pretendere da un Uomo la stessa fede che ha lui; cioè, lui Dio lo VEDE! Io devo solo affidarmi agli insegnamenti impartitimi, ma mi aggrappo molto di più alla incrollabile fede di mia nonna. Pura, forte. Semplice. Esempio ben più fulgido, a mio avviso, di chi prima insegna che l'anima è quanto di più przioso abbiamo, e poi fa velate minacce alla salvaguardia della stessa se non si vota in un certo modo. Se quello che ha detto il presentatore del concerto del 1 maggio è terrorismo, questo cosa è?? Cosa? Io già ho i miei problemi con la mia religione, figurarsi se mi converto a qualcosa d'altro. Ma se proprio dovessi, punterei sul wiccan per l'unico comandamento alla base di tutto: fai quel che vuoi, basta che non fai del male agli altri.
Certo, poi il male è un discorso relativo, o forse no. A mio avviso non lo trovo nel libro di Gisela. Lo so che questo post verrà letto anche da chi si offende. Tipo quel mygrv, che dopo si firmava con non farmi ridere. Ah, bel modo di dialogare, complimenti! Complimenti vivissimi, grandissime testoline. La morale è un conto, ed è giusto averne una. E' ingiusto l'agire di certe persone, che è quello l'argomento del post di Gisela, che si appellano alla moralee poi fanno la qualunque. Possibile che ci arrivi io, praticamente un nessuno, e non voi, oh eccelse menti?
Vi fa senso il feticismo dei piedi? E va beh! A me fan senso i capperi nella pasta ma c'è chi ne è ghiotto! Questione di gusti, ma non portatemela sulla morale che quella è una altra cosa!
E poi prima di criticare il libro di Gisela leggetevelo ma sul serio! Almeno informatevi su TUTTI i contenuti, diamine!
Ho (s)ragionato abbastanza. E' stata una giornata per me pesante e adesso sono proprio stanco.

GoGo ha detto...

mi piaci quando ti incazzi eheheh
condivido, ma giassai...

Gisy ha detto...

@- Marco, mi sembra palese che una verità assoluta, non sia così riconoscibile, come pure un relativo concetto di di male e bene a seconda del contesto sociale assumono "valori" differenti.

@-Antonio Grazie del tuo bell'intervento, hai colto nel segno, son le persone che ci devono imparare a portare avanti una fede, perché senza fede, davvero la vita è improponibile, (e dire che soffro di un certo nichilismo).

Parlo ovviamente di una fede sì religiosa, perché la fede non può che essere religiosa a mio avviso, ma non (necessariamente) ecclesiastica.

Dopo l'ennesimo caso di Uxoricidio (quello sgomentevole diPerugia) non mi pare possibile che ancora si debba costringere all'obbligo morale dell famiglia.
Se si è accompagnati male, si è per forza di cosa soli.

Credo nel libro di aver parlato abbastanza del bene e del male,anche se può essere "offuscato" dalle parti di sesso, o passato secondo piano,. Per me la morte invece è proprio il criterio che regola queste due facciate, anche nella vita naturalmente.

Oggi a Bologna mentre aspettavo l'autobus una ragazza in bici stava attraversando la strada, una macchina ha sorpassato sulle strisce, ha preso la ruota della bici, si è sentito un ciocco ed e la ragazza è caduta a terra.
Mi son venuti I brividi, è stata una questione di secondi, lei era in terra, poi ho visto che indolenzita si è rialzata, sarebbero bastati 3 secondi in meno perché la centrasse in pieno, o forse 3 secondo in più perché non succedesse nulla e la giornata non avrebbe costituito nessun evento eclatante su cui pesnare.
E' stata questioni di 3 secondi, quasi mi sentivo male io a vedere quella scena.
Così da un momento uno passa ad esserci a no. E tutti discorsi che si possono fare vanno a farsi fottere.
E oggi era anche una bella giornata a Bologna.

A me son cose, come la notizia di Perugia che non mi lasciano indifferenti.

Poi volevo ripostare quello che mi è stato scritto nel medesimo blog di Myspace da parte di uno...

Cara illustre dott.ssa Sherman, dopo aver appreso le sue opinioni anche in fatto di chiesa, politica, morale, giornalismo e quantaltro.....tutto a creare il più classico dei minestroni da osteria di bassa lega , le vorrei consigliare una lettura che mi è capitato di fare due giorni fà......sul quotidiano Libero, del giornalista Massimiliano Parente a commento dell'ultimo libro di una sua collega: Isabella Santacroce. Bhe se si vuole fare due grasse risate perchè la giornata è iniziata male quello è l'optimum....Credo inoltre che potrà trovare comunanze con la Sua illustre collega, mentre forse coglierà attraverso gli occhi del giornalista Parente ciò che le Sue opere suscitano in noi poveri contemporanei.
PS. Ma veramente pensi quello che scrivi????? Una curiosità, che quotidiani leggi???

Marco ha detto...

si vede che "era"...
si vede dall'incipit cambiato, nel sito parallelo: non è più "Aveva cominciato a scrivere il proprio nome in minuscolo."...

Ma una domanda ho, non retorica, per chi vive con fatica una fede, o per chi vuole, sempre con fatica, una fede: perché (vi) necessita una fede? Io riesco solo a dire (come Vian): "Io non vorrei crepare.". E non vedo altre ragioni. E forse ne vorrei vedere.

Ah, un piccolo "nonsondaccordoconte", esplicito: la morte non mi sembra possa essere il criterio che regoli bene e male. Se è vero che la morte è il male assoluto del singolo, è anche il bene della sua specie: dunque anch'essa è bifronte, esattamente come i nostri gesti, il nostro mondo di azioni e reazioni.

Have a nice(r) tomorrow

Marco ha detto...

per chi crede, per chi non ce la fa, per tutti coloro che hanno bisogno di conforto per opposte ragioni...

"il suo lavoro è l'offerta di ogni giorno ad un iddio incomprensibile e insaziabile
la sua vita è tutta in quest'offerta e forse ne godrà sino all'ultima stanchezza
ogni anno fermenta nuovo vino e s'imprime nel dondolio delle case
in ira o in gioia improvvisa
terra fatta da questi uomini che aspettano l'ultimo incontro
l'ultimo sacramento, l'ultima offerta sopra all'offerta di tutta la vita
il mattone, la rena, la breccia, tutto caricato sulla sua spalla
per la costruzione delle case picene dai colori teneri
tutte le ore della sua vita ammucchiate, inesorabili
come la breccia che il fiume ammucchia alla foce
e il mare, e gli uomini lambiscono in un gioco insaziabile"

(Luigi di Ruscio)

Gisy ha detto...

Sì, ho cambiato quella frase in "Ascolta le critiche degli altri e capirai il loro Dio". perché mi pare che in base a quello che gli altri TI criticano o TI criticheranno capirai I LORO VALORI. Quelli con cui hai a che fare. Non parlo solo di amici, che in quel casouna critica è molto meglio di una confidenza. (pure degli estranei eh)

Ad esempio se uno mi dice "ma una come te non fara mica la cameriera?"
Io capisco che lui ha una determinata (in)coscienza di classe legata alla collozazione delle persone in base al proprio "prestigio" che dovrebbe essere (secondo lui) determinato dalla mansione svolta.
Ancora se uno mi dice e mi è stato detto "credi di sconvolgere con quello che hai scritto? Sembri una puritana in realtà."
Capisco che questa persona crede nell'eccesso, e pensa che se uno scrive di vicende apparentemente diverse voglia farsi vedere...
Ma gli esempi ovviamente sono tanti quanti le persone...

Quando dico che "Per me la morte invece è proprio il criterio che regola queste due facciate, anche nella vita naturalmente (il bene e il male). dico che a me, dunque non in assoluto, la morte di qualcuno, o la morte anche nel senso più in generale, mi spinge a riflessione riguardo il bene e il male umano ed eventualmente divino. Ma è un fatto mio personale. A me provoca questo.

Marco ha detto...

per gisy:

Non avevo capito cosa tu intendessi:
tante volte ci si sente fraintesi dall'altro,
tante volte invece non si intende l'altro.

E forse è la stessa cosa: per capire se stesso, l'uomo ha bisogno di essere capito dall'altro. Per essere capito dall'altro, ha bisogno di capire l'altro.

Il bene, il male, la vita, la morte, Achille nell'Ade beve il sangue dato da Circe, e dice ad Ulisse: "Meglio essere l'ultimo dei mortali, che un principe nel regno dei morti".

Nessun povero cristo ha mai detto nulla più di questo.

Gisy ha detto...

Eh beh è una verità assoluta, questa sì. Abbiamo bisogno degli altri "per esistersi". specchi siamo tutti specchi per un senso sospeso, ma necessario.

ciampipiero ha detto...

mi piace il trasgredire inteso come nudita' estrema,come impossibilita' di autodifesa.
Molte volte,invece, si trasgredisce proprio per difendersi,anche se sembra paraddosale.

la definizione di gisy rende molto piu' affascinante la parola.