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IN LIBRERIA

22 gennaio 2006

Piero Ciampi e De Andrè

Carissimi, venerdì sono stata a S. Benedetto del Tronto per una presentazione su Ciampi...devo dire posto bellissimo S. Benedetto che se non ci fossi andata mi sarei davvero persa qualcosa di veramente speciale. E poi lì Ciampi mi pare che lo amino particolarmente... ;-)
Comunque non è di questo che volevo parlare.
Durante la presenazione mi è scappato detto con leggerezza, o in modo superficiale che Piero Ciampi a differenza di De Andrè (che per me è un altro per quanto molto noto grande della musica italiana), non è affatto costruito...
Naturalmente non è che volessi in questo modo sminuire l'iilustre cantautore genovese confrontandolo con Ciampi. Anche se in parte mi son resa conto che alcuni han capito così...volevo solo dire che De Andrè era uno che stava lì e si spaccava i maroni a fare di una canzone; una canzone difficilmente migliorabile in quato a perfezione, e poi si avvaleva anche di un "equipe" di collaboratori più ampia rispetto Piero Ciampi, il chè sempre con una sua personalità e autenticità forte e ineguagliabile.
La sincerità c'è. Non c'è dubbio, De Andrè era uno sicncero negli ideali, nelle parole e negli stati d'animo, uno che percò si metteva a tavolino e sapeva che una canzone e la poesia dovesse avere una certa struttura armonica, e si metteva e faceva e rifaceva finché poi non si potesse fare di meglio, per quanto poi ci si possa ricordare Brassens o francesi, ma in Italia è tra i pochi grandi veri...
Piero di sicuro era un altro che se vogliamo "eccedeva in sicncerità"!, però di sicuro non si metteva lì a fare, sifare e rifare, magari era ubriaco duro e la sera improvvisava un testo inventadolo, o si riciclava mille volte un verso che gli piaceva.
Il chè da un punto di vista artistico non voglio dire che sia qualificante di qualcosa anche se a me starebbe subito simpatico uno così...Il modo di procedere di De Andrè ovvero questa sua "costruzione" che non intendo per nulla nel senso di "falsità", ma proprio di struttura, è se vogliamo anche una cosa in più una capacità che Piero non aveva affatto, e del resto anche De Andrè su alcune cose mai sarebbe stato come Piero.
Ecco tutto qua ci tenevo a dire che per me sono entrambi grandissimi per motivi molto differenti, uno quasi sconosciuto e l'altro invece conosciuto come meritava di essere.
Anche voi se volete dire qualcosa sul confronto tra i due c'è spazio...

;-)

22 commenti:

F@ust ha detto...

C'è un episodio che avvicina molto De André a Piero Ciampi. E'il memorabile concerto con la PFM in cui Faber canta tutto il tempo UBRIACO FRADICIO, talmente ubriaco da dire - mentre introduce RIMINI - "i Vitellini di Felloni" e non "i Vitelloni di Fellini", e in SALLY canta "mia madre mi disse:"non devi giocare con gli Svizzeri nel bosco"" quando in realtà dovrebbe cantare "mia madre mi disse:"non devi giocare con gli zingari nel bosco""... be' cmq ancora nulla in confronto al testo totalmente ribaltato di ADIUS di Piero nell'altrettanto memorabile concerto live (anche lì ubriaco perso) di Castiglioncello!!!!! Ciao!

Gisy ha detto...

Eh sì, sì lo so, anche se all'inizio io pensavo che facesse apposta a dire così...mi pareva imposibile uno sbaglio ;-))), e poi forte anche "non devi giocare con gli svizzeri nel bosco" quella mi era proprio sfuggita! Ma sicuramente, non sfasature proprio pubbliche alla Ciampi è fatica...non so per chi ha in mente sanremo '76 di Piero sa di che cosa parlo :-))).

Ma poi io credo che son cosa che fanno piacere, agli invidiosi perché così possono parlare male, e agli affezionati come sintomo d'affetto..

G.

fabio ha detto...

Credo comunque che si collochino entrambi all'nterno del mondo dei cantatutori/geniali, su due piedistalli ben distinti.

Se vogliamo confrontarli usando poche parole, prendendo in prestito un'immagine ciampiana, si potrebbe dire:"De Andrè con la testa, Ciampi con il cuore"
Ma non è così netta, cè molto altro dietro ad entrambi, c'è istinto, pazzia, dolore, amore ed odio....... c'è la loro vita.

Li amo tutti e due.
Ciao, Fabio.

mississippi ha detto...

Anch'io penso che, malgrado le molte similitudini politiche e culturali, De Andre e Ciampi siano stati molto diversi sia nella vita artistica che in quella privata.
Non è un caso che l'opera di Piero è difficilmente reperibile, mentre di De Andre si continua a ripubblicare tutto e la copia di tutto. De Andre ha centellinato le canzoni, gli album e le apparizioni televisive. Piero scriveva le canzoni per gli amici e non si fece riprendere nemmeno dalle telecamere al Tenco '76. Tuttavia il modo di relazionarsi verso il pubblico e i mass-media non deve pregiudicare il valore di una artista, qualora la sua opera poetica non venga deteriorata da esigenze commerciali. De Andre ha saputo vendere i suoi prodotti e la sua immagine senza rovinarsi. Piero odiava il denaro, le carte di credito, il commercio e le case discografiche. Un po' per scelta, un po' per la stupidità della gente che non l'ha capito, ha costruito il suo insuccesso.
Per quanto riguarda il modo di scrivere, effettivamente emerge, nel confronto della struttura poetica delle canzoni, una grande differenza tra i due. De Andre è ossessionato dalla metrica, mentre il verso di Piero è molto libero e irregolare. Questa rigidità metrica finisce per dare al verso di Fabrizio una più facile assimilazione, ma ne riduce sia l'aspetto visionario che confidenziale. Il verso di Piero è sghembo, a volte appare sconnesso, ma è capace di evocare nell'ascoltatore, qualora lo ascolti con molta attenzione, sensazioni e brividi da capogiro.

Alex ha detto...

Eccomi qui cara Gisy, il confronto tra Ciampi e De Andrè mi interessa moltissimo, sono 2 dei miei cantautori preferiti, anche se penso di conoscere meglio De Andrè, se non altro per il fatto che ho avuto la fortuna di vederlo almeno 4 volte dal vivo, mentre Piero l'ho visto solo in televisione, a parte questo sono davvero molto diversi come linguaggio e scrittura, anche se possono essere entrambi considerati dei "poeti anarchici", Piero però è più poeta e meno musicista di De Andrè, che era un discreto chitarrista e anche un buon autore di canzoni (soprattutto delle ballate iniziali tipo "La guerra di Piero", "La canzone di Marinella", "Bocca di rosa", ecc. che ha scritto da solo), poi è cresciuto molto musicalmente e infatti si è sempre avvalso di collaboratori di prestigio (Piovani, Reverberi, Bubola, Pagani, Fossati, ecc.) che gli permettevano di fare quel salto di qualità che da solo non avrebbe potuto fare, in questo è stato molto umile perchè era conscio dei propri limiti, Ciampi anche aveva bisogno di collaboratori per la parte musicale perchè credo che non sapesse molto di musica, non so quante canzoni abbia scritto da solo ma penso che si contino sulle dita di 1 mano, alla fine era 1 poeta che cantava più che 1 "cantautore", con questo non lo voglio sminuire, anzi, voglio solo dire che forse non si può considerarlo 1 "musicista", mentre De Andrè poteva anche fare 1 concerto da solo con la chitarra pur non essendo certo Jimi Hendrix...
Sul perfezionismo di Fabrizio poi sono perfettamente d'accordo, era uno che non lasciava niente al caso, provava e riprovava in studio fino a che non era del tutto soddisfatto dei risultati, per questo faceva 1 disco ogni 6 anni, però che dischi !!! Piero non aveva proprio la mentalità del fare musica per "mestiere", per lui cantare era una necessità, un modo di raccontare le sue poesie, però non credo che "odiasse" il denaro, probabilmente non lo sapeva gestire, non era capace di risparmiarlo o di investirlo ma faceva comodo anche a lui, ho letto che scappò più volte con gli anticipi della casa discografica, diciamo che non era certo quello l'obiettivo della sua attività, in questo forse era più "artista" di De Andrè, che comunque non si può certo considerare 1 cantautore "commerciale", anche se si sapeva vendere sicuramente meglio, per quanto riguarda i loro dischi poi credo che quelli di De Andrè abbiano maggior valore dal punto di vista musicale, mentre quelli di Ciampi dal punto di vista poetico, non a caso i dischi di Ciampi non li può cantare nessuno, ogni tanto fanno una cover come i La Crus con "Il vino" ma le sue canzoni sono così personali che è difficile rifarle, i dischi di De Andrè invece possono rivivere anche cantati da altri, soprattutto dai suoi collaboratori, ad esempio l'altra sera all'Auditorium ho visto il concerto di Mauro Pagani che rifaceva (benissimo) tutto "Creuza de Ma", Morgan ha rifatto (molto bene secondo me) tutto "Non al denaro nè all'amore nè al cielo", allo stesso modo Bubola potrebbe rifare "L'indiano" o "Rimini" e Fossati "Anime salve" di cui canta anche qualche canzone dal vivo, i dischi di Ciampi a parte Nada non mi viene in mente nessuno che li possa cantare, e comunque è più facile citarlo Ciampi o scopiazzarlo come ha fatto Zucchero che cantarlo, perchè appunto era unico, 1 caso isolato, De Andrè era più inserito in una cerchia di "cantautori" del quale forse Ciampi non faceva neanche parte, non so se mi sono spiegato, comunque se fai altre presentazioni del tuo libro fammelo sapere che magari lo segnalo da qualche parte...;-)
Alex.

cristiano ha detto...

Caro Alex,
che Fabrizio lavorasse con persone di qualità è indubbio, ma che queste (almeno per alcuni tra quelli che hai citato) gli abbiano fatto fare un salto di qualità è estremamente dubbio, se non addirittura vero il contrario.
Massimo Bubola è un mediocrissimo autore e musicista, oltre che una persona un po' scontrosetta.
Con Fabrizio ha fatto almeno due ottime canzoni (Send Creek e Coda di lupo). Da solo deve ancora provare a farne una. Lo stesso vale per l'ottimo Piovani direttore d'orchestra, ma che con la canzone si da del lei. Sembra, quindi, che Fabrizio avesse l'assoluto dono di prendere il meglio che una persona potesse dargli e trasformarlo in un ottimo prodotto, impastandolo con la poesia che lui stesso diceva di non avere. E che dire di Oliviero Malaspina, che vanta molte collaborazioni con Fabrizio, ma che da solo (guarda caso) scrive cose che definire banali è dare valore (lo ho ascoltato molte volte e visto al Tenco.....poi sono andato a bere qualcosa...)
Discorso differente merita il caro amico Mauro Pagani: la sua collaborazione con Fabrizio era veramente paritetica, almeno nelle forme della musicalità. Mauro è un ottimo musicista ed arrangiatore ed ha fatto il suo mestiere al fianco ed in sincronia con un maestro di parole ed un profondo conoscitore di musica. Perchè Fabrizio era molto di più di un discreto chitarrista, era a suo modo un direttore d'orchestra, della sua orchestra.
Lo stesso valga per Giampiero Reverberi, che ha fatto molto anche senza Faber.
Non salvo neppure Ivano Fossati, i cui ultimi due album (sentiti "Cara Democrazia" del disco che esce il 3 Febbraio e poi dimmi) sono un insulto non alla sua intelligenza, ma a quella degli altri.
Per quanto abbia molto amore per Ivano ed abbia segnato un buon momento della mia vita artistica, la sua esecuzione di Anima Salve o Smisurata Preghiera non sono paragonabili al colore che Fabrizio riusciva dare alle cose.
Post-metto: non sono un deandreiano.
Penso che chi, oggi, possa ereditare la genialità di Faber sia solo Max Manfredi, anche se con modalità completamente differenti.
Di Piero Ciampi, magari parlo in un altro post, che molte cose le ho capite a fondo di Piero da discirsi fatti con Pino Pavone e il Grande Ezio Vendrame.

saluti

Cristiano

Alex ha detto...

Caro Cristiano,
ovviamente non sono affatto d'accordo sulla maggior parte delle cose che scrivi, Bubola non è affatto 1 mediocrissimo autore, e di belle canzoni con Fabrizio ne ha scritte molte più di 2, penso ad "Andrea", "Sally", "Se ti tagliassero a pezzetti", "Hotel Supramonte", "Canto del servo pastore", "Quello che non ho", fino a "Don Raffaè", da solo ha fatto "Il cielo d'Irlanda" e penso che possa bastare, è la più bella canzone italiana scritta su quella splendida terra che è l'Irlanda, ascoltarla è come fare un viaggio fino a lì con la mente, e quando una canzone riesce a fare questo è una grande canzone, non a caso l'ha ripresa anche la Mannoia che i pezzi da cantare se li sceglie bene, mica è scema, e il suo ultimo disco "Quel lungo treno" è davvero 1 buon lavoro, poi forse non sai che ha scritto 3 testi per "Passa la bellezza" del tuo caro amico Mauro Pagani, che da ottimo musicista se l'ha scelto come paroliere 1 motivo ci sarà, insomma non capisco il tuo astio, ci dev'essere 1 motivo personale, forse qualche volta ti ha risposto male e te la sei presa...
Stesso discorso vale per Fossati, i suoi ultimi 2 dischi in studio "La disciplina della terra" e "Lampo viaggiatore" sono bellissimi, quasi 2 capolavori direi (per non parlare dello splendido live acustico), forse sono 1 insulto alla tua di intelligenza, ma canzoni come "Angelus" (ripresa anche da Patty Pravo), "Invisibile", "C'è tempo" e "Il bacio sulla bocca" dove le metti? se poi giudichi 1 intero disco solo dal singolo beh se per questo a me non era piaciuta nemmeno "La bottega di filosofia" ma poi ascoltando il disco mi sono dovuto ricredere, eccome !!!
Malaspina nemmeno lo considero, tutte queste collaborazioni con De Andrè non le conosco, non mi risulta che abbia mai scritto 1 disco insieme a lui, se mai è De Andrè che ha duettato con lui in qualche canzone nei suoi lavori per aiutarlo ad emergere (come ha fatto con Max Manfredi, che io stimo molto), ma non può essere considerato uno dei suoi fidati collaboratori, com'è stato invece Francesco De Gregori per "Volume 8", che non è certo il suo miglior disco, ma non vorremo buttare nel cesso pure De Gregori spero !!!
Insomma alla fine secondo me De Andrè è solo cresciuto grazie ai suoi collaboratori, altro che, senza di loro sarebbe rimasto a fare ballate tutta la vita, invece se ha potuto affrontare percorsi musicali più vari e complessi è stato proprio grazie a loro, altro che, gli ultimi suoi dischi (da "Creuza de ma" fino ad "Anime salve" passando per "Le nuvole") sono i suoi veri capolavori, e se non si capisce questo secondo me non si capisce De Andrè, lui è stato grande proprio perchè ha saputo prendere dai suoi collaboratori quello che da solo non avrebbe potuto fare, ma questo non era 1 limite, era 1 ricchezza, molti per fare sempre tutto da soli (per non fare nomi Baglioni e Venditti) hanno pubblicato delle schifezze clamorose, De Andrè non ha mai sbagliato 1 colpo, anzi è sempre migliorato, fino alla fine, io considero "Smisurata preghiera" il vertice della sua produzione, e quella canzone senza Fossati (autore della musica) non l'avrebbe mai fatta...
Alex.

cristiano ha detto...

Vedi Alex,
tu parli spesso di capolavori riferendoti a cose che ti piacciono.
Ma non è la stessa cosa.
Quando un sommelier degusta un vino, mette da parte l’emotività del gusto e ne valuta la sapidità, i profumi, l’acidità, l’anno.
Se il vino che beve non è un buon vino, non lo reputa un prodotto di qualità, che piaccia o meno.

Per rispondere alle tue affermazioni mi muovo step by step.
Dire che Massimo Bubbola ha fatto grande Fabrizio è come dire che Brel ha imparato a cantare dal suo cane e che Gozzano ha scritto poesia ispirato da un istrice.
Ciò non significa che non abbia prodotto qualche cosa di interessante o che non sia un professionista, ma definirlo un grande artista perché ha prodotto qualche bella canzone, beh…mi sembra un po’eccessivo, non trovi?
Riguardo allo strumento, non aggiungo commenti. Per me i chitarristi sono un’altra cosa.
Mauro Pagani è un musicista, non un paroliere. Se si è fatto fare alcuni testi da Massimo Bubbola è perché lui non sa di parole quanto di musica ed evidentemente non è in contatto con molti bravi giocolieri di parole (uno tra questi è Marco Onagro che ha finito ora un lavoro con Vittorio DeScalzi su testi inediti di Mannerini, proprio la “seconda parte” dell’album dei New Trolls i cui testi sono di Fabrizio).
Con Bubbola io non ho niente di personale, altri si , ma queste sono altre storie.
Per quanto riguarda Fossati, ti ho detto che sono particolarmente affezionato alla sua opera.
D’accordo da la Disciplina della Terra a ritroso su quasi tutto. Il lampo viaggiatore ha qualche bella canzone (una tra tutte è Pane e Coraggio), ma non è un buon prodotto.
Se ti abitui ad un livello di qualità è difficile sopportare che scada.
Del resto l’arte è espressione dell’anima e necessità di comunicazione. Anche il silenzio è artistico. Se non si ha niente da dire bisogna tacere, non parlare per forza.
Cara Democrazia non è brutta come la Bottega di Filosofia è semplicemente, enormemente, più banale in tutta a sua magnitudine.
D’accordo che un brano non dice un disco, ma dice sul perché si fa un disco.
Per ora ho sentito questa, poi ne parleremo.

Malaspina stava scrivendo insieme a Fabrizio il disco che sarebbe uscito se Faber non fosse scomparso; un disco i cui provini sono già di alta qualità. Malaspina non sa scrivere ottimamente parole; evidentemente ha qualche buona idea che in mano ad uno come Faber diventa qualcosa di molto migliore di quello che può essere in sé.
Volume 8 è un buon disco, concordo non sia un capolavoro anche per De Gregori (che salvo dal cesso perché ho molto rispetto per Bob Dylan!). I miglior disco di Faber rimane La Buona Novella, anche se un’opera un po’ ruffiana.
Il problema è che molti beni rifugio coprono il senso del discernimento, lo assottigliano.
Per cui qualcuno e bravo o grande in confronto di qualcun altro.
Questo non accade per il David o la Gioconda che vivono di beltà autonoma inconfrontata.
Cantautori molto bravi e originali ci sono e sono vivi e vegeti.
Allora perché aver bisogno di difendere un brutto prodotto, quando posso averne uno migliore?
Perché il migliore non te lo fanno conoscere.
E mi riferisco ad un eletta schiera di autori, di cui Max Manfredi è la punta eccellente di visibilità, come Franco Boggero, Augusto Forin, Chicco Sirianni, Carlo Pestelli, lo stesso Ongaro (cerca il cd Archivio Postumia), Isa, Alessio Lega, etc.
Ti post-metto, come nell’altro scritto, che di mestiere non faccio il critico musicale.
Quindi i miei pensieri non sono sentenze, ma diciamo che di musica d’autore ne faccio e ne ho fatta molta. Un po’come un allievo di Bissani per la cucina.
Saluti

Cristiano

Alex ha detto...

A parte che sbagli tutti i nomi, da Bubola (e non Bubbola) a Vissani (e non Bissani), ma il paragone tra la cucina e la musica non sta proprio in piedi scusa, la cucina è 1 "arte" minore e deperibile (e te lo dico io che sono praticamente figlio di uno chef), nel senso che anche i piatti migliori prima o poi finiscono nel cesso, i dischi migliori no per fortuna, restano per sempre, per quanto riguarda Bubola poi non ho mai detto che è stato lui a fare grande De Andrè, ma che come tutti i suoi collaboratori (chi più, chi meno) ha contribuito a farlo crescere musicalmente, se poi tu credi che De Andrè fosse Mozart e Leopardi nella stessa persona e che non avesse bisogno di nessuno sei libero di farlo ma fai un torto alla sua di intelligenza, De Andrè non era uno stupido nè un ingenuo che si faceva scrivere le musiche da altri per fargli 1 piacere, se avesse fatto completamente a meno dei suoi collaboratori non avrebbe mai fatto quello che ha fatto, e lui era perfettamente conscio dei suoi limiti, anche in questo stava la sua grandezza...
Alex.

cristiano ha detto...

I nomi si sbagliano a volte digitando in fretta, la grammatica si impara (specialmente l'uso della punteggiatura, ma mi fa piacere che sei un figlio d'arte!Anch'io sono figlio di chef e cucino molto bene. Se passi da Genova fammi sapere, ti invito a cena e continuiamo a discutere di persona, altrimenti annoiamo il blog.

Saluti
Cristiano

Alex ha detto...

da Genova? ma non sarai mica Cristiano il figlio di Fabrizio? a parte gli scherzi se non avessi detto che sei figlio di uno chef ci stavo quasi per credere, però magari Fabrizio sapeva cucinare molto bene ed era uno chef per passione (come mio padre del resto), chi può dirlo? in ogni caso ho molta stima di Cristiano (De Andrè), come musicista è anche più preparato e completo del padre (suona molto bene quasi tutti gli strumenti), anche se certamente non ha la sua ispirazione poetica nè la stessa capacità di scrittura, però quando canta le canzoni del padre dal vivo fa impressione per quanto gli somiglia...
Alex.

Gisy ha detto...

A me personalmente fanno piacere queti scontri animati...

Fondamentalemnte credo una cosa che certo arrangiatori e collaboratori che lavoravano con Fabrizio non erano gli ultimi arrivati, già di ottimo livello prima di incontrare Fabrizio, ma del resto se anche loro hanno accettato e cercato di lavorare con lui, è perché ci avrebbero visto un "vantaggio" reciproco, perché comunque esistevano lo stesso, ma anche Fabrizio ha fatto fare a loro un salto di qualità, e in parte viceversa...
Se no si sarebbero "accontentati" di quello che già facevano...
Il figlio concordo con Alex ottimo musicista, ma in quanto evocazione poetica non c'è paragone.
E' comunque una responsabilità mica da poco essere figlio di un genio...

Io la vedo un pò così...
Gisy

warzaw ha detto...

Attenzione a non focalizzarsi troppo su un confronto a due. Ciampi e De André. Dopo l'ottimo dibattito sarebbe giusto a questo punto ricollocare Fabrizio e Piero nel più ampio contesto della musica italiana dell'epoca e allargare il confronto con altri loro contemporanei. Insomma i vari Bindi, Tenco, Paoli, Lauzi, Endrigo, Jannacci e poi Conte, Dalla, De Gregori, Venditti, Cocciante, Rossi. Ma anche i "minori" (notare bene le virgolette): Gianco, Manfredi, Carella, Bertoli (sono una marea). Il problema della canzone italiana prodotta dai cantautori sembrerebbe essere quella di essere troppo legata, dal punto di vista musicale a certi schemi tradizionali, così a far la differenza, sempre dal punto di vista dell'emissione sonora, rimane il particolare timbro o intonazione della voce. Per cui anche le stonature di un Jannacci e Conte fanno la peculiarità dell'artista. In Italia soltanto i gruppi del cosiddetto "progressive rock" hanno tentato, seppur in parte emulando il rock d'oltremanica", di proporre delle soluzioni musicali alternative, di confine tra i generi colti e meno colti, complesse anche se non sempre "perfette", immediate.
Alla fin fine anche questi gruppi possono essere considerati cantautori, dal momento che scrivevano di loro pugno tutte le canzoni. Forse nel complesso questa volta erano i testi a rimetterci, ma in alcuni casi anche questi si son dimostrati di ottimo livello; penso per esempio agli album "L'apprendista" e "Macchina Maccheronica" degli Stormy Six.
personalmente ritengo che molte delle composizioni di De Gregori siano dal punto di vista del tema e dello svolgimento musicale superiori alla maggior parte dei brani di Dylan che trovo spesso troppo ripetitivi. A questo proposito trovo molti brani di Guccini molto più dylaniani.
Parlo comunque da appassionato e non da esperto musicale.

Gisy ha detto...

Sì, va bene che Guccini sia più Dylanito di altri ok, ma cioè non so quanto abbia senso dire perché da Dylan hanno preso ad ampie mani più che tanti ovvaimente anche De Gregori più che dichiaratamente. Di più. POi a me piace De Gregori almeno le prime cose, fino ad apprezzare abbastanza "amore nel pomeriggio", ma dire che è in qualche modo "superiore" a Dylan beh no, no, non son assolutamte d'accordo, ma neanche un pò.
Simpatie a parte o meno.
Chiaro che parlando in un contesto di musica Italiana, si fanno confronti di un certo tipo, ma occhi aperti perché non si può ignorare che le derive sono sempre di un 80% americane e un 20% francesi circa.
Cioè ci sono i Tom Waits, i Cohen, Beatles ecc...ecc ecc, poi certo io per prima sono molto appassionata di musica Italiana, perché alla fine fa sempre piacere sentire le sonorità della propria lingua, soprattutto se l'inglese non lo si capisce al volo e dovrei concentrarmi sul testo.
Ma a confronto anche i più bravi, beh insomma sono un altra cosa.
Io ecco a dire il vero direi che salvo molto da un punto di vista critico le cose in dialetto a quel punto, molto Jannacci che è veramente poesia alta, dello stesso De Andrè Crueza de ma...poi che piacciano tante altre cose sì va bene, possono piacere anche se il livello non è alto, (figuriamoci che a me piacciono gli Alunni del sole, Umberto Balsamo, Adamo, Gianni Bella e cose anche così), che certo non si possono dire di qualità, però li ascolto, o per lo meno non cambio stazione se le passsano.
Però in tanti, di Italiani più che artisti, li strovo degli anche se vuoi discreti impiegati artistici, che nel loro lavoro riescono apprezzabili, questo finché non si ha un confronto vero con altro però. Certo se poi si rimane in un ambito italiano anche un pò provinciale, allora ok, va bene.
Ha senso. Senza voler offendere nessuno...

Gisy

cristiano ha detto...

Lo ho sospettato che Fabrizio, Genova e Cristiano potessero far pensare all’illustre erede! Comunque, rinnovo l’invito se passi dalla Superba (tra l’altro, Gisy, so che si dovrebbe presentare anche qui il tuo libro su Piero).

Si, Cristiano è un ottimo musicista e un po’ meno buon paroliere, anche se ha scritto qualche bella canzone (Notti di Genova non è male)
Il timbro vocale……beh….è natura!
Anche queste sono scelte. A me è capitato in età più giovane di contattare Lillo (Claudio) Fossati per lavorare insieme ad alcuni brani che stavo scrivendo.
Lillo accettò di buona lena, ma poi partì in tournè con Lella Costa e non se ne fece nulla.
Lillo ha la voce identica a quella di Ivano, ma suona la batteria e tutti gli amenicoli di contorno ai tamburi, non canta e non credo scriva canzoni.
Se avesse fatto il cantautore, con buona probabilità il confronto con il padre sarebbe inevitabile. Sono identici.
Un cantautore che, sua croce, ha il timbro vocale spaventosamente uguale a quello di Faber è Claudio Roncone (il Rosso ed il Nero è il titolo del disco) e questo non lo avvantaggia certo, ma anche questa è natura.

Certo, Ciampi, Tenco, De Andrè e tutta la compagnia danzante (e cantante) vanno collocati in un periodo più o meno simile.
In alcuni casi vantaggioso in altri meno.
Lo stesso Umberto Bindi, uomo di grande cultura e nobiltà d’animo, per quanto stravagante, ne pagò le spese per aver apertamente dichiarato la propria omosessualità.
Bindi diceva che se fosse nato qualche anno dopo sarebbe stato come Renato Zero (nel senso di vivere in spettacolo la propria libertà) ed invece fu boicottato sistematicamente da Sanremo (leggi festival di) e da buona parte dell’ambiente dello spettacolo.
Altrettanto d’accordo sui “minori”, anche se con attenzione perché il binomio poco noto quindi bravo spesso non è vero.

Il termine cantautore (praticamente colui che se la scrive e se la canta) è un termine con non ha molto senso. Al limite a più senso canzone d’autore, ma ogni canzone ha un autore.
Questo permette di “catalogare”(altro termine che la mia indole rifiuta) come cantautore chiunque abbia sonorità, diciamo, folk? o come i trovatori? o popolari? Non saprei…..
Questo genere di canzoni sembra essere diventato un rifugio peccatorum del riciclo di molti artisti, a discapito di chi si adopera e confronta in quest’ambito da sempre.
Però, nel mare degli ascolti, le cose buone e “nuove” ci sono.
Un disco che non so se è ancora in commercio (anche se edito nel 2001, ma queste cose non si ristampano chissà perché) è Lasciatemi Vivere di Grazia De Marchi (testo sempre di Marco Ongaro).
Grazia è un’ottima interprete, non scrive, ma il disco è di una qualità molto alta.
E poi, fortunatamente, c’è Max, molte delle cui canzoni sono state scritte anni fa, che esprime un’alternativa nuova alla canzone d’autore per testi e risoluzioni musicali (le canzoni di Max sono molto difficili da suonare). E poi canta. E non parlo di timbro, dico cantare come un cantante.
E’ evidente che nessuno inventa nulla per quanto riguarda la musica (a parte alcune cose nel jazz o nella musica sperimentale), quindi il risultato della “novità” sta nell’impasto e nel concetto che la canzone induce nell’autore, ma soprattutto nell’ascoltatore.
Poi ci sono i critici musicali (quelli che lo fanno di professione) a spiegare agli autori chi sono, cosa volevano dire, ma soprattutto cosa devono fare per migliorare.
Di questa categoria di “addetti ai lavori” si, è difficilissimo trovarne uno buono e con discernimento.
Non partecipo spesso a discussioni nei forum, ma ben vengano le discussioni in internet, sui blog, nei siti specifici e non , perché almeno si cerca di by-passare i fomentatori di confusione e magari si riesce a commentare i punti, od i disappunti, di un prodotto.
Magari anche con gli autori stessi.

A presto a tutti

Cristiano

senzascampounasalita ha detto...

Per rispondere a Fabio:Piero non e' un cantautore.Fabrizio e' un grandissimo cantautore .
O, per dirla con Carmelo Bene:il talento fa quello che vuole,il genio fa quello che puo'.

Alex ha detto...

Adoro C.B. ma in questo caso trovo la citazione un pochino impropria, voglio dire chi sarebbe dei due il genio e chi il telento? secondo me sono 2 geni ciascuno a suo modo, sia Piero che Fabrizio facevano "quello che potevano" e non quello che volevano, nel senso che entrambi non è che fossero dotati di smisurato talento altrimenti avrebbero fatto tutto da soli, proprio per questo sono 2 geni, perchè nonostante i loro limiti tecnici sono riusciti a mettere splendidamente in musica la loro "poesia" facendone arte...
Alex.

fabio ha detto...

Ripeto li amo tutti e due,
la commozione che provo a riascoltarli ogni volta è grande!!!
Il tuo giudizio su Ciampi è rispettabile, anche se non lo condivido,
non capisco questi confronti netti dove per esaltare l’uno si debba per forza
screditare l’altro, non siamo mica in campagna elettorale!!!
Comunque, mettiamo per un attimo che sia vero quello che dici,
(condizione assurda), ma chi se ne frega!!!, non ti basta godere di quello che dice?
A cosa serve dire che "Non era un cantautore".....?

Forse alla fine, hai ragione tu, LUI non era un solo un
cantautore, LUI era un POETA!!!

senzascampounasalita ha detto...

E' vero Fabio,piero era un poeta.E non sto certo a pensare in quale categoria mettere piero ma se qualcuno lo mette in una che ritengo sbagliata lo dico.anche se forse sarebbe meglio tacere per non dare linfa a questa voglia di "categoria" che mira a "digerire" tutto.

Anche se non avesse scritto niente e non avesse cantato(se avesse fatto il muratore) sarebbe stato un poeta...a differenza di de andre'.Se De andre il genio e' Piero, de andre' e' il talento.forse e' sbagliato,forse e' semplicistico,ma io la vedo cos�

senzascampounasalita ha detto...

E' vero Fabio,piero era un poeta.E non sto certo a pensare in quale categoria mettere piero ma se qualcuno lo mette in una che ritengo sbagliata lo dico.anche se forse sarebbe meglio tacere per non dare linfa a questa voglia di "categoria" che mira a "digerire" tutto.

Anche se non avesse scritto niente e non avesse cantato(se avesse fatto il muratore) sarebbe stato un poeta...a differenza di de andre'.il genio e' Piero, de andre' e' il talento.forse e' sbagliato,forse e' semplicistico,ma io la vedo cos�

warzaw ha detto...

Ok, forse ho un po' esagerato nel dire che alcune composizioni di De Gregori sono superiori alla maggior parte di quelle di Dylan. Dylan prima di tutto ha un'importanza storica, è alla base di tutto il movimento folk-rock americano e non solo. Però non sempre ha curato abbastanza la parte musicale delle sue composizioni. O meglio ha sempre chiamato la crema dei collaboratori dai Byrds alla Band, da Al Kooper a Mark Knopfler, però la struttura delle sue composizioni è spesso troppo elementare per essere trascinata per così tanto tempo (un po' come la Locomotiva gucciniana). Certo i testi sono un altra cosa. Ma allora Dylan vale più come letterato. Il De Gregori dylaniano è sicuramente inferiore a Dylan, quello meno dylaniano a volte no. Ha sviluppato per lo meno melodie più affascinanti (penso a Pezzi di vetro, La donna cannone, Alice tanto per citare le più famose), magari più vicine ad altro soft rock americano, anche per il suo tono di voce lieve. Poi in concerto è sciatto come Bob.
Se ripenso al complesso dei cantautori di area folkstudio dei primi 70, più che un'influenza dylaniana e folckrock in generale, vedo di più una matrice "nera", di gospel-soul, magari filtrata dalla versione che di quella musica hanno dato il pop-soul inglese dei vari Elton John, Rod Stewart, Cat Stevens, Joe Cocker. Questo vale soprattutto per Cocciante, Venditti, Baglioni, Gaetano, anche certi pezzi di De Gregori (per esempio in alcuni di Bufalo Bill). Con quei lenti crescendo vocali e strumentali, l'uso insistito dei cori e dei fiati. Questa influenza andava per la maggiore in tutto il pop rock cantautorale e non dell'epoca (Battisti e associati su tutti).
Anche in quelle cosiddette produzioni più commerciali suonavano grandi sessionmen e C'era una particolare cura anche negli arrangiamenti, quindi anche i vari Gianni Bella, Alunni del Sole, Umberto Balsamo si ascoltano ancora perché qualcosa di ben fatto c'era. Poi i testi abusavano di stereotipi. Comunque gli Alunni del Sole hanno fatto cose abbastanza dignitose, ai limiti del progressive, come "L'aquilone", una delle mie canzoni preferite.
Ciampi e De André erano poco soul, poco pop, e prevalentemente "francesi". Ciampi ancora più di De André nei 70 non sembrava considerare molto il sound del momento, nel sul versante progressive, ne su quello folk-rock o pop-soul. De André con la Buona Novella e sopratutto Storia di un'impiegato vira molto al prog. Con la Pfm in concerto sta tra folk, prog e funk e Amico fragile ha un'assolo di chitarra molto floydiana.

Mercedes ha detto...

Prima di tutto, mi scuso per il mio italiano. Sono spagnola e cercherò di fare il meglio.
Voglio soltanto dire che la mia scoperta di De Andrè, un cantautore per noi sconosciutto, mi ha sconvolto. Credo sia un grande della musica mondiale e peccato non sia conosciutto aldilà del suo paese. De Andrè ha una voce bellissima e proffonda, una gran sensibilità nella poesia, e ha saputo fare nei ultimi tempi dei capolavori musicali -Creüza de Mä-. D'altra parte i testi delle sue canzone, hanno qualcosa di "proffetico": ci parla dei grandi peccati della nostra società. NOn avete parlano neanche della sua facilità per fare della musica della tradizione francesa -branni di Brassens-, americana e anche messicana: quando canta Avventura a Durango o La Fiera della Maddalena, la sua voce sembra talmente quella di un messicano.
De Andrè è stato il primo cantautore italiano che ho mai ascoltato. Ho deciso di sentirne ancora della musica italiana per cercarne altri autori come lui. Ma non ne ho trovato. L'uno fa sempre la stessa musica, l'altro non può fare le "r" e è insoportabile ascoltarlo, Mauro Pagani fa una musica mediterranea bellissima, è un grande anche lui, ma non è proprio cantautore. Max Manfreddi, si, per me lui sia il meglio. E il branno che canta con De Andrè -La fiera della Maddalena- è diventato il mio branno preferito.
Cristiano? È un gran musicista e a me particolarmente piace come canta, ma due grandi nella stessa famiglia sarebbe troppo! E perchè Luvi la dolcissima voce di Geordie canta adesso come tante donne italiane che sembrano essere sempre arrabbiate? Peccato!