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IN LIBRERIA

28 ottobre 2005

A tutti...



Cari Amici tutti,
inizio questo BLOG...e di argomenti ce ne sono , e ce ne saranno vari; commentate pure e non risparmiate nulla e nessuno, dite, ridite, ribadite e scrivete...

Avevo in mente una discussione riguardo l'utilizzo della lingua parlata nella scrittura contemporanea.
Un utilizzo che è molto dibattuto...
Forse ora abusato da parte di molti giovani e meno giovani, quasi ci sia una "scuola" di genere, ma nonostante questo esiste sempre un'altra facciata che continua a nutrire molto dissenso da parte di chi conserva un idea "accademica" riguardo le strutture stilistiche...
e dicono "No, lo scritto ha ceri requisiti, variabili certo, ma certi requisiuti precis all'interno della variabilità", forse imbellettati, da cima a fondo, aggiustati.
Ma dietro ad una costruzione apparentemente semplice come la lingua parlata ci può essere invece una ricerca molto complessa; alcuni dicono tutte scuse...
A fare i finti semplici dicono.
C'è anche da dire che la lingua parlata, scritta, non è mica come la lingua parlata, parlata, che se prendi un libro di Paolo Nori, e ci trovi delle ripetizioni che stanno bene, e non si può dire nulla.
Una mia mica una volta mi ha scritto, "Io queste ripetizioni, le devo levare, devo. Ecco appunto"
Perché diventava una cosa contagiosa leggere quel modo, e quasi si trasferiva ad un modo si parlare che per sè non esiste, ma se uno legge dice: "E'scritto come parlato", poi invece non è vero...
Io so che Nori mi cava la depresssione però... ecco appunto. E mica solo a me.
A fare degli arrangiamenti di stile invece, è più facile, altro kè (in un certo senso; e dipende che stile logico eh), che chi si ferma troppo sullo stile "pulito", beh a volte credo abbia poche idee...

Poi, l'altro argomento è riguardo l'immaginario erotico attuale, che a differenza di un tempo secondo me, dopo l'invasione pubblicitaria, si decentra sempre e solo più sul dettaglio, e meno sull'immagine generale; e il dettaglio diventa feticcio...

E voi, cosa ne pensate?

Mica voglio essere troppo seria, per cui se poi avete voglia di commentare scrivere e soprattutto proporre argomenti altri, tipo, musica, autori, libri, erotismo, fetish , trsusti, animali, biologia, chimica, genetica, zio x, fumetti, arte e non gossip e lapo-dance (beh no, quello no magari)... ecc, ecce, ecc AVANTI....

Ciao Gente

Gisy

6 commenti:

F@ust ha detto...

Ciao Gisela! Sono perfettamente d'accordo con te che la lingua parlata "scritta" è cosa diversissima dalla lingua "parlata e basta", l'una è mimesi dell'altra. E come prova pratica, io proporrei un registratore che registra un discorso... tra amici, al mercato, in un pub etc...
Poi si prova a sbobinare e a trascrivere parola per
parola, e rileggere a
voce alta: ne uscirà letteralmente una merda! Invece, secondo me, per ricreare il parlato nello scritto occorre un lavoro esagerato di lima sulla pagina... Tipo quello che diceva Tondelli: "La scrittura
è 'sta gran rottura di coglioni, che nulla viene bene al primo tentativo..." Infatti si legga ALTRI LIBERTINI e quell'incredibile
capacità di riprodurre, riflettendolo sullo specchio della penna, il Parlato... Soprattutto alla fine del primo racconto di ALTRI LIBERTINI ("Postoristoro"): la sega al drogato per trovargli una vena e infilargli l'ago, in modo tale da farlo uscire al più presto dal down! Non è certo una
trasposizione pari pari del parlato, ma un - diciamo
così - RICREARE sulla pagina facendosi un mazzo tanto...

Io la penso così :)

Alfa ha detto...

Il problema per me è diverso: la letterattura contemporanea cerca di avvicinarsi alla lingua parlata, che lo faccia lavorandoci sopra o pure no, per il sottoscritto è abbastanza indifferente: ho la sensazione che tale escamotage di avvicinamento al parlato usi un'infinità di scuse intellettuali per nascondere una verità molto più inquietante, ovvero che gli scrittori dei giorni nostri cerchino una sistema espressivo più semplice per motivi commerciali legati sia ad una maggiore produttività e una mancanza di voglia di "sbattersi" (cercare di ri-farsi al parlato è più semplice, dal momento che è il nostro sistema naturale di espressione e questo implica tra l'altro la stra-abusata scrittura in prima persona) e ad una possibilità di allargare il target dei potenziali lettori (leggi aquirenti). Trovo tutto questo triste e, se le cose non cambiano, stiamo entrando in un'era del tramonto delle letteratura.

Per quanto Tondelli abbia "lavorato" sulla lingua (..) per riprodurre il parlato nello scritto, il suo "lavoro esagerato" non può essere nemmeno paragonato con quello di un Gadda o di un Bene o di un Joyce: riprodurre il parlato rimane sempre PIU' SEMPLICE...

Gisy ha detto...

Esistono senz'altro strutture stilistiche ammirevoli dal punto di vista della composizione, ma che però possono avere un valore emotivo molto basso proprio per il fatto che si è lavorato sulla forma, sullo stile, e si perde in tramissione emotiva. (Ovvio che non vale per tutto)
Certo Joyce non è attacabile, come non è attacabile Gadda, (anche a prescindere dal fatto di averli letti), ma questi sono esempi talmente al di là delle possibilità di confronto, che possono essere esempi attendibili per chi vuole intraprendere un'idea di scrittura, (di lettura sì, ma di scrittura non credo). Come non sono attendibili altri principi riguardo la scrittura. Ad esempio il fatto che questi stessi autori non seguano assolutamente trama; e per dire molti editori, ora ma non solo ora, hanno una sorta di sdegno per la letteratura senza trama. Questo è un problema loro, non che questo toglierà mai qualcosa a Joyce o Gadda, però allo scrittore normale, medio, piccolo sì, toglie molto in possibilità, e non si può ribattere dicendo "beh anche quelli hanno fatto così, e poi gli editori si sbagliano in questo senso, o è giusto in fin dei conti?
Il criterio qual'è allora? Ammesso che ci sia...
Ci sono grandi libri con trama, grandi libri senza trama, grandi libri arrangiati stilisticamente e altri assolutamente svincolati da un criterio di "imbellettamento".

Trovo che lo scrivere parlato avvicini ai fatti del reale, è sicuramente una scrittura più vicina alla gente e proprio per questo io non la trovo deteriore affatto, ma c'è della costruzione dietro spesso, dunque piano a dire che è più facile, dipende...
E poi cosa significa più facile? Più accessibile, o "allora siamo tutti buoni a scrivere così"?
Dipende da cosa una persona ricerca in un libro. Se uno gli piace stare lì e compiacersi dela struttura allora va bene, ma vuol dire che quella persona non cercherà veri contenuti che non sia il compiacimento della difficoltà stessa .
Buzzati per dire che è molto scarno stilisticamente, ma rendere benissimo emozioni, il senso di estraneità, dei suoi personaggi. Quella ad esempio non è una lingua proporiamente parlata, ma una lingua limpida, semplice, ugualmente efficace; e la lettura riesce più appasionante di quanto personalemnte non possa fare un W. Burroughs che sicuramente potrà dare altre cose ad altri lettori.
Ma la semplicità di lettura, e di creazione deve essere un discrimine?

.... :-) G...

warzaw ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
warzaw ha detto...

Ciao,
scusa per il poccio, ma non sono esperto di blog... questo è il commento vero.
Mi va di parlare di erotismo e fetish. Innanzitutto ho apprezzato le tue foto con estremità in pp. Peccato non fossero in odorama (o in gustorama). Ebbene sì, mi dichiaro, sono un (maso-)feticista di piedi... puzzolenti!
Vorrei qui proporre una interpretazione gestaltica del feticismo dei piedi.
Per me è impensabile provare attrazione erotica per piedi femminili anche belli ma decontestualizzati, isolati dal corpo cui appartengono (per esempio un pp dei piedi). L'erotismo per me sta proprio nel rapporto dei piedi non solo con il resto del corpo fisico, ma con l'atteggiamento complessivo della persona. Il modo di muoversi, di guardare, di sorridere, di parlare.
Trovo molto erotico per esempio il contrasto tra una ragazza dai lineamenti fini, dai movimenti eleganti, dalla voce e l'atteggiamento gentile e dei piedi particolarmente ostici dal punto di vista olfattivo. Si crea così una sorta di tensione erotica.
Troverei invece più banali e insignificanti (dal punto di vista erotico) gli stessi piedi all'estremità di una grassona, grezza che non si lava per niente.
Non so se mi spiego.
È un po' l'equivalente dell'associazione tra il gorgonzola e la frutta. Ma qui si entra nel campo del maso-feticismo del formaggio di cui penso di essere l'unico esponente in Italia, o almeno in Emilia.
Cosa ne pensi?
È un argomento troppo basso?
A presto
Warzaw
PS. Ti piace il formaggio?

Gisy ha detto...

Questo argometo ha bisogno di più spazio direi, duqnue aprirò un nuovo post...
Nessun argomento è abbastanza basso...soprattutto se si trova all'altezza dei piedi...

;-)G