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09 settembre 2011

Meccanica umana
















Meccanica umana. Chiunque soffre cerca di comunicare la propria sofferenza – sia maltrattando, sia provocando pietà – al fine di diminuirla, e in effetti così la diminuisce veramente. Chi è del tutto in basso, chi nessuno compiange, chi non ha il potere di maltrattare nessuno […], è avvelenato dalla sofferenza che resta in lui. Questo è imperioso, come la forza di gravità.
Far del male ad altri significa riceverne qualcosa. Che cosa? Che cosa si è guadagnato (e si dovrà restituire) quando si è fatto del male? Ci si è accresciuti. Ci si è distesi. Si è riempito un vuoto in se stessi creandolo in un’altra persona.
Tendenza ad espandere il male fuor di sé: e io l’ho ancora! Gli esseri e le cose non mi sono sacri abbastanza. Così potessi non macchiare io nulla, quand’anche fossi tutta trasformata in fango. Non insozzare nulla, nemmeno nel pensiero. Nemmeno nei momenti peggiori potrei distruggere una statua greca o un affresco di Giotto. Perché lo farei dunque con un’altra cosa? Perché, per esempio, con un istante della vita d’un essere umano, che potrebb’essere un istante felice?

[Simone Weil]

2 commenti:

Fabio ha detto...

...la paura dei pensieri più intimi e inconfessabili, la necessità di azioni "politicamente corrette", l'affermazione di un Io socialmente accettabile...infruttuosi autoinganni...

Gisy ha detto...

Inganni indotti direi, e non se ne esce.
Oggi a maggior ragione la condizione di libertà si fa sempre più ardua. eppure quest'apparente scelta immensa del tutto.