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IN LIBRERIA

08 aprile 2011

A Silvia Tagliaferri

















La morte fa veramente schifo, ed è qualcosa di tremendo, di qui on ci si esce, se non per quel chiudere gli occhi in maniera pacifica col mondo.
La settimana scorso ho perso una delle mie migliori amiche, e la cosa che davvero pare impossibile quando succedono tragedie simili, nell'immediato pare impossibile che qualcuno che hai ben presente, direi benissimo presente, presentissimo non ci sarà mai più.
E appena lo sai pensi ti pare ancora più impossibile non poter mettere un piede nella linea dell'indeitro a fermare il corso dei fatti, prima che quell'infinito cominci a farsi strada tra te e chi ti è caro.
Però posso dire di esser anche molto incazzata, incazzata con questo mondo, con la nostra società col fatto che ti costringono a doverti sentire adatto, e la cosa che mi fa anche più incazzare che le persone dotate di una maggiore sensibilità che spesso coincide anche con la fragilità finiscano con l'essere schiacciati da questi "doveri etici" nei confronti di questa merda di società. Dove se non hai un lavoro di un certo tipo, una   relazione di un certo tipo, uno status di fatto di un certo tipo tacitamente ti snobbano, e anche se te sei la persona più stupefacente del mondo non gliene frega proprio nulla, te devi dimostrare quelle stronzate date dall'accademia del vivere.
Ma una cosa è certa, sembra nessuno sia mai responsabile di nulla,  mentre andrebbero tutelate persone che hanno qualcosa da dire realmente, persone che farebbero davvero bene, darebbero respiro alla società e dalla stesa vengono letteralmente fatte fuori.
Le parole poi son davvero poca cosa difronte a tragedie simili, perché è come avere un vortice e un crepaccio nel cuore dove si è sprofondati senza diritto di replica alcuna.
Resta un vuoto incolmabile, che non sarà facile dire col tempo tutto se ne va, anche se è vero il bello e il brutto si attutisce, ma dal momento che tutti saremo di troppo per sempre anche un'assenza prende la stessa eternità. Ed ora come faccio a scriverle a chiamarla a fare tutto quello che avrei potuto fare prima in un qualsiasi momento.
E la cosa buffa è che aveva sempre un parola buona e di conforto quando erano gli altri a stare male, e poi era lei che non poteva più stare qui.
Non ci sono cose razionali per cui posso dire che in tutto questo si poteva evitare con grande grandissimo rammarico tutto dovrebbe essere stato diverso; certo è che chi si toglie la vita si leva un peso, ma lo dà moltiplicato ai propri cari, e poi guardo questo sbocciare di primavera e mi incazzo ancora di più, e mi verrebbe da dire "cogliona cosa ti sei persa".
Ma forse tutte le scelte vanno rispettate anche se una voce cara è difficile da sopportare solo nel ricordo, ed ora dovrà passare quel tempo necessario  a fare diventare nostalgia il dolore, ma che dolore.

voglio dedicare oltre a De Andrè e l'ho già fatto che adorava e piangeva da tanta poesia quando l'ascoltava questa sentita canzone di Marco Ongaro.

2 commenti:

cris ha detto...

le tue sono parole di dolore, difficile darti sollievo. L'unica cura è, purtroppo, il tempo. Un grande abbraccio.

A. Fraid ha detto...

«certo è che chi si toglie la vita si leva un peso, ma lo dà moltiplicato ai propri cari, e poi guardo questo sbocciare di primavera e mi incazzo ancora di più, e mi verrebbe da dire "cogliona cosa ti sei persa".»

credo che tutto il senso di questo post possa essere riassunto da questa frase.

chiusa intromissione.
a presto.
f#