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IN LIBRERIA

27 aprile 2009

Polvere è ciò che si scrive


Più leggo quello che scrive Gianni Celati, più mi sento vicina a quella sensazione che avrei sempre voluto scrivere sullo scrivere e che non sono mai riuscita a scrivere, e allora riporto quello che lui dice e che avrei voluto scrivere io, giacché lo sento vero, così vero che ci voleva Celati per dirlo in queesto modo vero, e rendere visibile (oltre che leggibile) l'essenziale.

“Tutto ciò che si scrive è già polvere nel momento stesso in cui viene scritto, ed è giusto che vada a disperdersi con le altre polveri e ceneri del mondo. Scrivere è un modo di consumare il tempo, rendendogli l’omaggio che gli è dovuto: lui dà e toglie, e quello che dà è solo quello che toglie, così la sua somma è sempre lo zero, l’insostanziale.
Noi chiediamo di poter celebrare questo insostanziale, e il vuoto, l’ombra, l’erba secca, le pietre dei muri che crollano e la polvere che respiriamo.”

14 commenti:

Bloggo ha detto...

'scolta due cose: la prima che quando entro nel tuo blog ci son dei pop-up di pubblicità (magari è colpa del contatore di visite), poi la seconda ti segnalo questa.

Gisy ha detto...

Grande Gianni ! E grazie per avermi dato questo link - ce ne vorrebbe tanto di più spazio per lui - certo ci vorrebbe più lui che parla che quel ### di giornalista - sapevo che era temporaneamente in Svizzera...peccato non sia più vicino, per poterlo ascoltare dal vivo più spesso "la disgrazia sono i colleghi" eh eh - se c'ha ragione.

Son diventata matta a scaricare real player, ma ne è valsa la pena, assolutamente.

Per la pubblicità, a me non si apre nè pubblicità, nè pop-up...non so agli altri, o se dipende dal Browser usato. Io con Mozilla vedo tutto regolare

Cmq ti linko bello il tuo blog

Pietro ha detto...

insomma non mi sembra invogli a scrivere...

Gisy ha detto...

@ Pietro - Beh è una visione piuttosto superficiale questa tua...Celati ha tutt'altro spirito...

cris ha detto...

E come la pensi su Calvino?
"Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati: messaggi che mi sarebbe difficile comunicare ad altri, definire, tradurre in parole... Sono annunci o presagi che riguardano me e il mondo insieme: e di me non gli avvenimenti esteriori dell'esistenza ma ciò che accade dentro, nel fondo; e del mondo non qualche fatto particolare ma il modo d'essere generale di tutto. Comprenderete dunque la mia difficoltà a parlarne, se non per accenni"

Anonimo ha detto...

Tutto nel tempo sarà polvere...
("vengo dal nulla, finirò polvere" Erich Fromm.-)
Polvere cosmica, di stelle, la Terra è fatta di polvere.
Le grandi civiltà finiscono e spariscono nella polvere...
L'umano stesso polverizza, per costruire e distruggere... Le guerre, l'atomica, le torri di new york....

paolo
barbar

bruno ha detto...

Ciao Gisy.

Gisy ha detto...

@Cris - Calvino - essendo pure lui molto onirico e leggero ha delle ottime estendibilità -
Quello che riporti è talmente vero che spaventa - ci sono giorni in cui davvero si è pieni di significati - e capisci che hai questo limite maledetto del dover dire entro la materia e spazio - e non solo - che questa intensità ha comunque un termine - pure nella sua limitata intensità - che per noi son parole, virgole, esclamazioni, rime, rabbia amore e quant'altro - un tutto che siamo noi - sai che non basta sentire per dire - Celati - dice nell'intervista all tv svizzera - è tutto in più quel che si scrive perché ciò che è indispensabile esiste già - noi credo umani e miserabili non ci capacitiamo di questo senso di inutilità difronte la possenza universale, vorremmo dire che anche noi valiamo - valiamo il fatto di dire quel che già è immenso in cui siamo esistiti ed esistenti...eppure non basta.

Posso solo che dargli la mano a calvino

Il Grande Favollo ha detto...

Ci sono due scrittori, a mio giudizio, che hanno dato densità alla polvere: uno è Goffredo Pariss, il quale riuscì a definire come scultore la dimensione della morte e della corporalità della vita, lavandola dal un certo romanticismo per il gusto di essere pessimisti, che permea molti scrittori per noia, i quali, essendo benestanti di famiglia, esercitano l'estetica di una lingua scapigliata perchè vogliono sentire la sofferenza in ogni caso. L'altro scrittore è Junger, che ha descritto le pietre e la polvere come qualcosa di eterno, di osservato in quel momento. La sacralità dell'oggetto naturale, osservato senza orologi, nella luce in cui detto oggetto è osservato. Junger usa la luce di "in vedetta" di Fattori, nella descrizione dei suoi ozi di Sardegna. Non credo che la scrittura sia polvere, forse è qualcosa di più effimero, ma in questo momento io ancora ricordo quello che lessi anni addietro e che costituisce le mie molecole, ora, fino a quando morirò. Dopo, dopo io sarò polvere.

Anonimo ha detto...

Noi siamo Luoghi e terreni che provengono da ciò che intorno a noi risuona, è giusto considerare la scrittura come un territorio costituito dal nulla - la neige, le vent, le fou - Lo stesso territorio che dentro di noi si muove in base ai nostri stati d'animo, alle nostre considerazioni sui sentimenti che quotidianamente analizziamo sugli altri, così tutto ha un termine ed è giusto che muoia nel suo divenire...

ma se non è siglato dalla sua fisicità rimarrà sospeso per sempre.

E spesso i libri traggono in inganno : ti promettono una direzione giusta, ti consigliano, ti aggravano come alleggeriscono...

Per questo Gianni si rifà proprio al vivere i libri, all'assaporarli da un altro punto di vista; lasciando la lettura come una perdita di tempo...

E forse scriverli non è che toglier quel poco di buono che nelle nuvole rimane solo immaginario.

Trincia-senna

cris ha detto...

dopo (sono alla fine) mi piacerebbe parlare di Junger, ma ora perché qui fai riferimento alla luce di "in vedetta" (o "Parete bianca" o il "Muro bianco") di Fattori?

:))

Il Grande Favollo ha detto...

Egreg. Cris. Leggendo qualche passo del "Contemplatore solitario" di Junger, ho avuto la sensazione che lo scrittore fermasse l'oggetto delle sue contemplazioni sotto una luce tirata, netta, senza menzogna, una luce che facesse perdere la vacuità degli oggetti osservati, fino a renderne una essenza atemporale. "In vedetta" di Fattori è una luce del sud, che rende perfettamente l'eternità dell'osservazione, senza possibilità di disgregazione. Non amo fare citazioni per mostrare che "ho studiato". Mi piacerebbe condividere alcune sensazioni.

cris ha detto...

ma cos'hai? non ti ho mica offeso...
egreg cris (cos'è?)...mi viene da star male!
"Non amo fare citazioni per mostrare che "ho studiato".

boh...??

Il Grande Favollo ha detto...

Scusa Cris, c'è che ultimamente ho avuto a che fare con bloggers non disponibili alla confidenza. Vado un po' con le pinze. Scusa di nuovo.