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IN LIBRERIA

26 febbraio 2009

Certi giorni...

Certi giorni son troppo incazzata per scrivere, allora scrivo dei giorni dopo dei giorni prima che ero incazzata.
La settimana scorsa che nello specifico era esattamente un giovedì mi è andato tutto storto. Poi storto relativamente, cavolate, ma quelle cose che se anche parti con le buone intenzioni, le sghemberie delle vicende sovrapposte ti portano ad un lancinante malumore, tale che rispondi male a qualunque proposito di gentilezza altrui.
Si comincia, mi alzo esco di casa, faccio per andare a Bologna e vedo che il treno è in ritardo di 15 minuti, allora dico “beh il cappuccino tiepido anziché prenderlo a Bologna lo prendo a Modena”. E ho avuto la splendida idea di ordinarlo al nuovo bar della stazione.
Allora mi serve una cameriera negra che pareva anche simpatica e le faccio “un cappuccino “ tiepido” mi guarda e poi io ripeto a voce e risoluta alta “TIEPIDO” eh mi raccomando. Lei mi dice sì sì, mi pareva anche convinta per quello, ma si vede non abbastanza. Allora fa il cappuccino, e vedo che vien su un fumo tremendo – allora chiedo “Ma è tiepido?” – e lei mi dice sì sì TIEPIDO TIEPIDO. Allora era impossibile che quel cappuccino fosse tiepido , però per sfida lo avvicino alle labbra e mi son scottata infatti mi veniva la sfioppola, e appoggio la tazza e vengo via.
Però forse è meglio che un corso di italiano basilare a quelli del bar della stazione di Modena lo facciano eh. Mica solo ai negri dico.

Poi con sta storia che era carnevale praticamente alla fine del lavoro mi era venuta una voglia boia di frappe, o crostoli che in veneto di dica o chiacchiere in meridionale che si dica – e entro in un negozio di dolciumi a Bologna, so già da tempo il tipo che gestisce mi sta sui maroni, ma ha un buon fornitore di leccornie e allora la mi ingordigia e golosità mi ha fatto cedere all’antipatia - non ho resistito e son entrata e gli dico “Voglio un etto di frappe” nel frattempo c’era un giovinastro vestito bene che ci provava e mi diceva, ma invece di prendere delle frappe prendi le sfogliatine che son le più buone
“Oh c’ho voglia di frappe dico io” e lui – il giovinotto vestito bene “ continua “posso comprartele io?” Insomma io volevo le frappe e al droghiere che mi sta pure sui maroni gli dico “allora un etto di frappe” - poi le pesa e mi fa “sarà ben stat bravo son un etto esatto” – e allora prendo il sacchettino unto di frappe pago 2,50 euro e vado via mentre quello che se la menava con le sfogliatine continuava a dire che erano meglio le sfogliatine, e mi ha pure detto “beh magari domani così ci vediamo ancora”.
Io esco e mentre faccio per mangiare le frappe mi rendo conto che le frappe sono solo due frappe, due misere frappe tutto volume come devono essere sì le frappe, ma con sul fondo un peso eccessivo di zucchero a velo. Ma eccessivo che anche Mardona si sarebbe sconfortato alla vista.
Allora per ripicca ho tenuto il sacchetto che per sbaglio mi è anche volato per aria e mi aveva zuccherato la borsa nera, mista a alle briciole di frappe. In ogni caso questo non è servito a far scendere i miei dubbi e volevo proprio pesarlo con il bilancino che a casa segnava in effetti 55 gr di zucchero velo - quando il totale frappa era 100 gr cioè 55 gr di zucchero a velo. Solo che ormai ero a Modena e c’avevo una voglia il giorno dopo di tornare con il sacchettino e farmi risarcire quel zucchero a velo in frappe reali. ( ci manca solo che mi dica, beh hai mi visto delle frappe senza zucchero avelo?”
Cmq non è finita la giornata perché arriva ora di cena e vado a fare la spesa con la voglia di brodo di manzo per mandare giù le frappe che non mi sono rimaste sullo stomaco.
Il macellaio del conad che non è mai di buon umore, ma quella sera era anche di buon umore e io ordino un pezzo di manzo da brodo, che me ne sta per tagliare una fetta troppo grossa e gli dico, “di meno eh”, e me ne taglia di meno, poi mi fa “ma lo sa eh che per fare un buon brodo ci vuole anche la gallina e il doppione” – e io gli dico scazzata “eh-?
-“sì ci vuole il doppione – sai cos’è il doppione?”
- “eh cosa?” –
Non era mica tanto un consiglio, ma voleva a tutti i costi rifilarmi sto doppione. O forse bella figuro io non so bene cosa volesse, fatto sta che insisteva un poco-
E io so benissimo cos’è il doppione – il brodo lo faccio da 12 anni ogni settimana anche ad agosto – e il doppione lo alternato ogni tre settimane, e ancora incazzata dal cappuccino bollente e i 55 gr di zucchero a velo in eccesso – io gli rispondo
“ma un lo fa poi come vuole il brodo – io voglio un brodo di manzo senza doppione” – e poi dopo avermi consegnato la carne si è ritirato nello sgabuzzino tutto intirizzito a tagliare altra carne. Il mio moroso che era con me mi ha anche fatto venire un po’ di sensi di colpa, ha detto che mi son sbilanciata verso il bancone del macellaio a dirgli – Oh ma uno lo farà ben come vuole il brodo” – e allora mi veniva voglia di andarmi a scusarmi per davvero che non poteva sapere di tutta la storia del cappuccino bollente e dell’etto falso di frappe, e poi quando son stata per tornare al bancone della carne però, quella sera non ce l’ho fatta. Volevo chiedergli “scusa ce l’ha del doppione?”
-Sì –
- Beh allora se lo metta su per il culo.
Certi giorni non gira. Ho fatto finta di prendere un’altra cosa al banco vicino.

10 commenti:

Pietro ha detto...

Una volta ch'ero incazzato, alla coop, al banco degli affettati, avevo chiesto due etti di prosciutto, la tipa pesa 230 gr, e mi fa: Lascio? Io le ho risposto, no, tolga pure...

Alex ha detto...

Guccini ti risponderebbe così: "se son d'umore nero allora scrivo, frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruir su macerie o mantenermi vivo..." :-))
però anche tu come sei poco politically correct con i "negri", si dice "neri" o "di colore"! :-))

Anonimo ha detto...

buona tradizione il bollito, ottimo il brodo.

paolo
barbar

Gianluca ha detto...

il giovinastro puntava alle chiappe, altro che frappe!
ma ancora circola gente così?! va bene che provandoci potresti beccare quella volta su 100, ma menarla tutto il tempo con le sfogliatine... -_-

la giornata no è qualcosa che prima o poi arriva, bisognerebbe accorgersene in tempo e cercare di non fare mosse sbagliate fino a sera!
cmq 'ste voglie di frappe e cappuccini tiepidi fanno troppo fighetta modenese che si avvia a diventare tardona modenese, appellati alle tue diverse origini e cambia finchè puoi!
Intervento di Gian Luca su giovedì, febbraio 26, 2009 - 7.08

Gisy ha detto...

@ Pietro - anche a me è una cosa che mi fa fottutamente incazzare.
Guardo storto o dico. Ma se guardo solo storto non mi vedono più se il negozietto e di un singolo.

@ Alex - Quando si è incazzati il "politically correct" non vale ! Si sa

@ Paolo - cmq il brodo è venuto davvero ottimo. farlo bollire a lungo e poi a lungo

@ Gian - Chissà che da tardona razdora modenese poi non rompano più le palle, a meno che non me le rompano solo i salumieri...

:)

Anonimo ha detto...

Quanti termini per le chiacchiere! :-) Io sapevo anche Cenci, da Viareggio in giù e Galani in Veneto. In Provenza si chiamano Oreillettes, comunque sono sempre le stesse e... niente vale quelle fatte in casa da mani sapienti! :-P
Ah, è vero che quella parola è razzista. Io non la uso mai però, se sono inka, bestemmio quando giro le stazioni nell'autoradio e capito su Radio Maria e Radio Mater. Quindi faccio meglio a tacere...

Anonimo ha detto...

Ah, scusa ho dimenticato di firmarmi.
LUCA

federica ha detto...

ho letto questo post qualche giorno fa.mentre leggevo mi facevo grasse risate.le giornate così sembrano uno scherzo del destino.quando comincia storta la giornata quasi già te lo aspetti che non finisca bene e forse anche questo stato di attesa ti rende molto più vulnerabile ai piccoli fastidi quotidiani che non restano, a quel punto, piccoli inconvenienti ma cominciano a diventare parte, pian piano, di una trama più ampia di cui ci si sente vittima.il cappuccino bollente?che sfiga.nonostante, devo dire, la mia solidarietà da cappucino-dipendente per tale accaduto, quando sono arrivata alla parola 'negra' beh, ti devo dire che stavo dalla parte della negra e anche del destino a te avverso.inutile farti quì la morale.dapprima ho anche pensato, con tanta buona volontà, che poteva pure esserti scappata, che iltuo blog è sì un posto pubblico ma anche il tuo posto personale d'altronde..poi però holetto i commenti e anche la tua risposta nella quale è evidente una consapevolezza forte sull'uso della parola 'negra', un uso appunto offensivo.il razzismo cos'è infatti?pensare ad una persona giudicandola non in base a ciò che è, ciò che fa, ciò che pensa ma in base al colore della pelle, alla sua religione,al suo sesso ecc.è come se la 'negra' avesse pensato di te: 'ma vedi sta sciaquetta sessuomane sempre col culo di fuori'. avevo deciso di non scriverti ma semplicemente di non leggere più il tuo blog.poi ho creduto che fosse anche mio dovere scrivere su questo blog prima di non tornarci più.ecco fatto.

federica

Gisy ha detto...

@ Federica - apprezzo che ci siano lettrice come te.
Che dire.
Speriamo che la negra abbia un suo altro blog personale dove sfogarsi - poter scrivere delle sciacquette sessuofobe spaccamaroni che ordinano i cappuccini TIEPIDI la mattina alle 7.50.

Comunque scrivi bene

Anonimo ha detto...

Che dire ancora?!
Una caduta di stile, un errore ci può anche stare. Spero che non si tratti veramente di razzismo, anzi sono sicuro che non è così. Se la cameriera fosse stata bianca o gialla sarebbe stata la stessa cosa. Il cappuccino non l'ha curato e basta! Avrebbe dato fastidio a chiunque. Magari era a pezzi anche la cameriera quella mattina.
Let's forgive and forget!
LUCA