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IN LIBRERIA

10 novembre 2008

Morte ed altre considerazioni


Oggi è lunedì, dovrei cominciare a fare un sacco di cose, che c'ho un pacco di consegne e però e come se il sangue mi arrivasse diluito in fondo alle vene.
Ilaria mi ha augurato un buon inizio settimana, beh grazie, ne avevo bisogno, perché questo fine settimana, come ogni volta che vado su a Vicenza a trovare mia madre, mi piomba una addosso qualcosa che distrugge la maggior parte dei buoni sentimenti, come se i buoni sentimenti e lo stare decentemente siano solo una ricopertura di sottilissimo strato, pronti a cedere da un momento all'altro.
Ma questo è nulla.

Tante altre cose, che sembrano cavolate, poi lì per lì a pensarci son cose che capitano tutti i giorni, ma le cose che capitano tutti i giorni son poi le cose che fanno della vita la tua vita, e uno dice molto semplicemente "son cose che capitano tutte i giorni" beh è vero.
Lo sappiamo, di tutto capita tutti i giorni.

A farla breve mentre eravamo in autostrada nell'A1 c'era poi una coda lunghissima, che c'era un'incidente, ma mica era un'indicente di quelli facili, era un'incidente dove c'erano due morti che ho visto la scena di un sacco nero che usciva dall'ambulanza, e io da lì mi è venuta l'ossessione, a pensare che quelle persone che sicuramente son morte, chissà chi erano, che anche se erano dei perfetti sconosciuti per me, e per tutti quelli che passavano di lì, ho cominciato a pensarci in continuazione.
Forse per una mia deformazione del pensiero, mi vien da credere che chi vedo o so che son morti in condizioni abbastanza tragiche - siano stati sicuramente degli stinchi di santo, e non dei figli di puttana - poi magari nemmeno un classico stico di santo, che se fosse un classico stinco di santo da vivo mi sarebbe stato un po' sulle palle quasi quanto uno figlio di puttana; ma insomma mi vien da pensare che quelle persone erano sicuramente eccezionali, per lo meno per bene.
Sicuramente delle persone a modo anche nella testa, che a differenze di me che ci penso ogni ora alla morte, alle malattie, e alle ossessioni , quelli figurati ci pensavano che quel giorno morivano per sempre.

E poi mi veniva da piangere; alla fine più a pensare che i famigliari di quelle persone, quando noi abbiamo visto qell'incidente, ancora non sapevano nulla, e sicuramente si saranno disperati tantissimo, a vedere crescere dei figli giorno per giorno, dandogli utto quello che speravano per farli diventare una cosa bella, nel bene nel male la loro speranza cresciuta nell'altro, con le punizioni i tiramenti d'orecchie le comprensioni, le carezze e le berle.
Stamattina ho pensato ai loro colleghi di lavoro, probabilmente solo oggi avranno saputo del disastro, visto che era sabato verso sera. Magari no, ma mi immagino, e certo le mie son solo congetture, ma ci sono e le penso.

E a pensare a queste cose poi andando su a Vicenza prima di raggiungere Valdastico e arrivare, pensavo che si può morire da un momento all'altro, e anche se non ci pensi, che sicuramente non ci avrebbero mai pensato, sennò di sicuro mica partivano e se ne stavano ben dentro casa - e magari pensavano di cose da fare in settimana, questa che deve ancora passare, o cose si cui adesso parliamo sempre tutti tipo Obama, politica, Berlusconi, o anche no, o anche parlavano e ascoltavano la radio, per cosa poi. Morire in un giorno di novembre.
Non dico nulla di speciale, me ne rendo conto, ma siccome mi ha fatto stare molto male, ho detto beh lo scrivo, è un pò un fatto egoistico forse, ma tante cazzate che scrivo del blog, questa no, la vivo come se volessi ricordarmeli anche un giorno, che pure se erano degli sconosciuti che non hanno nulla che fare con lamia vita, in quel momento hanno avuto a che fare con la mia vita.

E poi, e poi si parla anche di letteratura, di refusi, di quanto in un posto si mangi bene e male, del parrucchiere, di un sacco di cose che davvero, difronte queste cose, non valgono nulla, ma davvero nulla.

Proseguendo fuori dall'autostrada, ogni mazzo di fiore che vedevo lungo le stradette che portava al paese di mia madre, pensavo ecco un altro era successo qui, e poi qui, e poi qui, ci facevo caso un sacco, e ce n'erano davvero diversi.
Che quei fiori lungo strada in vari casi erano per persone che non parlavano la lingua di quei posti - ma quei fiori in genare hanno meno resistenza di cuore e di impegno. Stanziano poi nella memoria dei loro cari, o sulle tombe.
Ci sono invece incidenti del posto che conosco, perché in un paesino le chiacchiere non si fermano mai, e tutti si conoscono per diversi motivi - e c'è un mazzo di fiori che anche dopo venticinque anni sulla curve lo rinnovano sempre di freschi fiori, perché uno che era morto lì era poi un figlio, e anche se quei genitori sono invecchiati quel ragazzo si è fermato per sempre a 17 anni, e sarà sempre il loro figlio di 17 anni, anche quando ne avrebbe dovuto avere quasi quarantacinque.

Son cose che mi distruggono il cuore a pensarci, eppure accadono ogni giorno, ma poi quando le vedi ti torna in mente lo scatafascio, cos'è l'umano, la fragilità e la potenza che assieme teniamo.
Ho pensato che nel libro che sto ricorreggendo in questi giorni, mancano rivedendo questi fatti dei passaggi fondamentali che avevo rimosso forse è proprio per dolore, e credo che per questo voglio metterli anche se ho una scadenza davvero a breve.
Poi davvero ti chiedi, cosa abbi o non abbia senso, quanto il bello si può distruggere in un niente, anche sotto il più meraviglioso dei tramonti. Ed è proprio perché siamo consapevoli o almeno sentiamo che esiste lo splendore che tanto ci si rammarica davanti l'impossibilità di viverlo, in un giorno qualsiasi, le cose vanno, come vanno, con i loro progetti, e i fine settimana.

8 commenti:

Pietro ha detto...

La morte è così assurda che basta un attimo per schiacciarla dalla mente, poi vedi queste cose e sei costretto a pensarci per forza.

Anonimo ha detto...

vedere la morte, dove anche noi passiamo. Mi è capitato. La prima volta ero bambino. Come nel tuo caso, stavano mettendo il morto (un motociclista investito da un autobus) dentro la bara...
Una decina di anni fa, rientrando a casa dal lavoro, il morto era proprio davanti a casa mia, finito sotto un camion. Era li sotto il telo.
Si rimane colpiti. Si pensa, come tu hai ben descritto in questo tuo commento.
Poi non si può far altro, che proseguire. Anche se col pensiero si rimane li, per un bel pò. E poi per tutta la vita ci si ricorda del fatto accaduto e visto.

paolo
barbar

BC. Bruno Carioli ha detto...

Spesso leggiamo ed ascoltiamo di fatti luttuosi.
Tutte storie tristi, di dolore, comunque, per qualcuno.
Ma le morti che più mi impressionano sono quelle sul lavoro.

Ilaria ha detto...

Pensa che a me tutti questi pensieri vengono a volte anche solo leggendo il classico trafiletto di giornale; magari si parla di una morte incidentale e io son già lì che rimugino, mi immagino quella persona, attraversava la strada come avrà fatto magari ogni giorno da quando era nata, sempre nello stesso punto, e stavolta no, stavolta è stata falciata da un pirata della strada, per dirne una; e solo cinque minuti prima non poteva assolutamente sapere o presentire che sarebbe morta. E magari aveva solo 16 anni. A cosa è servito nascere, imparare cose, fare fatica, ridere, innamorarsi, fare progetti... per *niente*? Son cose che mi sbalestrano, sì, come i mazzi di fiori o le piccole lapidi ai margini delle strade, ce n'è una proprio vicino casa mia... E sono proprio d'accordo con il finale del tuo post, questo splendore che sappiamo che c'è, questa precarietà e questo spreco che a volte ci coglie. Uffi.
Be', magari la prossima volta evito di augurarti una buona settimana... ;-) Un abbraccione.

Gisy ha detto...

Purtroppo sono scene che restano nella testa, fan riflettere molto credo su quello che siamo, e quanto poco basta per non esserci...
Almeno passando per lo tesso luogo pensare che lì davvero potrebbe essere chiunque con qualunque storia - e viene annullata in quel momento in cui tu stesso vedi - con tutte le conseguenze che normalmente pensi all'interno di un intreccio famigliare...o di amici o di o di...

simile certe notizie di cronaca anche se certo vi è un distacco ben diverso, però delle volte io devo spegnere perché sto male.
C'è chi ad esempio questo no lo patisce, cioè se non ha dei coinvolgimenti diretti, però a me vien sempre da pensare quanto vicini possiamo essere a certi episodi anche drammatici.

Condividiamo con il mondo approvazioni disapprovazioni, dovremo avere una grande dura di quel meraviglioso che ci resta, quando tra un dibattito e l'altro quando lo riusciamo a sentire.

La morte può anche essere serena, se la vita lo è. Credo.

Cmq son immagini che ci penso ancora, era una fiat 500 di quelle nuove. :(

Visir ha detto...

Morire può sembrare così tragico che viene da rallegrarsi che capiti una volta sola nella vita.
Le tue riflessioni (in stile gergale chissà perchè) sono quelle di tutti. Come potrebbe essere diverso se ogni cosa intorno a noi ci ricorda l'impermanenza delle cose. Mangiamo una bistecca e in realtà ci nutriamo di vita, così per la verdura, i microrganismi inspirati insieme all'aria, pure loro sono vivi.
E' naturale che noi in qulche modo restituiamo ciò che abbiamo preso in prestito.
Come diceva lo scrittore della "citta della gioia" solo ciò che doniamo non può venire perso.
Semplicemente.

Gisy ha detto...

@ Visir - Si muore più volte nella vita, solo che conserviamo il nostro involucro e abbiano comunque dei ricordi - ma come disse de andrè in un'intervista - "la morte cicca", è una sola.

Io spero che tutti ci si pensa in un modo e nell'altro, poi del resto è una tematica che ha mosso le religioni e la filosofia, la psicologia e quant'altro se ne abbia a che fare.

Tutti ci si pensa, e non serve avere a che fare con dei morti per pensarci, ma visto che la vita va in quella direzione e lo sappiamo...ma non è perché lo pensiamo in tanti che un pensiero diventi di "entità minore" - l'emozione sia nel bene che nel male è sempre unica, unica e non c'è nulla da fare, e visto che da individui possiamo comunicare perché non dare ad altri quella forza che proviamo - è un universo reversibile.

E' anche questa la grandezza, che non deve smettere, pensare da individui, essendo unici, ma prendendo dall'universale, dando l'universale.

Il discorso bistecca per me regge fino ad un certo punto, perché qui si parla di trauma emozionale, nel vedere una cosa che certo non è secondo natura morire contriti addosso un guard rail - Per quel che mi riguarda, la cosa che mi ha fatto male, come farebbe male a altri, o più male, è vedere "il momento fresco" - dove hai proprio la percezione che una cosa da esserci cessa di esserci nella sua totalità, e per sempre almeno in questo modo, in questa nostro modo di percepire, vedere la materia essere un'altra materia, può essere destabilizzante...

Visir ha detto...

Comprendo. Tuttavia ho nella mia vita spesso visto morire e, io stesso, ho rischiato almeno un paio di volte di fare il grande salto.
Non c'è nulla di cui aver paura, almeno questa è la mia esperienza.
Considera, per gioco, noi stessi con il nostro involucro.
Forse che non siamo tutti in una prigione di carne? Forse che non dobbiamo vivere l'esperienza di vedere e percepire attraverso i sensi (mente compresa) senza mai realmente toccare? Di che ci rammarichiamo se un girno ci toccherà evadere?
Allora se considerei questo puoi ben capire che ciò che usualmente chiamiamo fine è in realtà solo un nuovo inizio (a cosa non so).
Un inizio da cui tutti proveniemo in un cerchio o in una spirale il cui senso è dato dal nostro modo di essere. Paiono discorsi forse astratti e certo non è facile parlarne o scriverne.
La tristezza è una nuvola che passa, così la paura, la malinconia, ma anche la gioia, la gioventù, la bellezza. Ogni cosa si muove e chi siamo noi per crederci speciali da meritare un destino diverso?
Per me vivere bene è non credere al domani...Semplicemente.
Un caro saluto.