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IN LIBRERIA

19 giugno 2008

In mancanza d'essere, avere.

Quel che mi colpisce sempre più oggi, è la mancanza di sensibilità e la diffidenza estrema, sembra che più i rapporti si infittiscono in realtà le distanze umane si allarghino.
Mi è capitato l'altro giorno di essere al lavoro, di aver un mal di testa tremendo, bene, cose che capitano, molto semplicemente vado a chiedere una pastiglia a "dei colleghi" metto tra virgolette perché essendo in molti il rapporto di confidenza non è strettissimo. Mi sento rispondere da una che praticamente mi vede da otto anni tutte le settimane, in modo aggressivo, "No, non le ho e se anche le avessi (le pastiglie per il mal di testa" non sarei tenuta a dartele".

Mi son trattenuta dal rispondere male, perché odio mettermi sul livello di chi mi infastidisce, però naturalmente non è vera quella sua risposta, dato che quello richiesto non era un farmaco da ricetta, né io sono minorenne (ahimè...)e poi aggiunge "e comunque se ne hai bisogno di fuori ci sono le farmacie" (tra l'altro ero in orario di lavoro)

Ma io dico: se anche non ti va di darmi una pastiglia (perché poi boh certa gente pur di non farti un favore a te si fa un torto a sé), e anche se quella donna eventualmente avesse la borsa debordante di moment, se semplicemente avesse risposto "no, non le ho" . Punto. Non chiedo nemmeno il "mi dispiace".

Invece no, devi andare a fondo nel renderti fastidioso - c'è chi ci gode a farti vedere il disprezzo gratuito. A me, lo dirò sempre nelle persone, intelligenti, furbe, colte, ecc, non è che me ne fregi più di tanto, l'umanità (e anche la simpatica devo dire) dalla non umanità è il vero discrimine che posso provare nei confronti di qualcuno.

E' un mondo feroce, inferocito dove tutti si aspettano di essere "inculati" da qualcun altro - quindi diventano iene prima ancora di conoscere i motivi. E anche nelle superficialità emerge questo loro essere rattrappiti nell'anima.

Mi capita a volte a Bologna di usare un biglietto orario, di 60 minuti. Se per dire il mio tragitto ne dura 15 minuti, la prima cosa che faccio quando scendo da l mezzo, è di dare a qualcuno quel biglietto che ha ancora una validità residua di 45 minuti.

Bene, mi accorgo, che la maggior parte si rifiuta di prenderlo, e sapete perché? Perché non prendono in considerazione che possa essere un gesto senza fini, la prima cosa che pensano è che te lo devono pagare, o cose del genere, non capiscono proprio sono spiazzati, anzi ti rispondono quasi male. Non esiste più l'essere gentili perché può esserci un'indole così. E pur di dindere illoro miseropezzetto di terra rauca, vogliono fare i despoti della mutua, poveretti, senza cielo e puniti in terra.

Capisco anche che è un mondo dove rischi che dài i tuoi buoni sentimenti in pasto alla gente, e ti bevono gli occhi come farebbero i cani. Io sono tendenzialmente per dare fiducia anche se il primo impatto è quello a pelle, e se non c'è quello non vado nemmeno oltre. Invece c'è un'ostinazione a reti di rapporti fasulli non sulla base del sentire, ma del possibile scambio di favori, che non è certo quel bilancio dell'anima, ma l'idea che se oggi io faccio qualcosa per te, beh domani non mi potrai negare questo.

Io spero che non sia sempre così, cavoli esiste ancora il bene per il bene, senza andare a messa ben inteso.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Gi, con una così l'unica è mandarla a fan...!

;) cris

Augusto Forin ha detto...

Certo il mondo e' feroce e il tuo ambiente di lavoro deve essere abbastanza stressante se ti ritrovi dei colleghi cosi' incattiviti. Pero' anche l'offrire un biglietto ancora valido rientra nell'ottica dell'inculare; non certo il beneficiario ma l'azienda di trasporto si! Dubito pero' che chi rifiuta il tuo biglietto operi questo discrimine. Il bene per il bene esiste ed e' un'ottima pratica anche se non e' difficile imbatterci in chi si approfittera' dei nostri buoni sentimenti.