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News e appuntamenti


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IN LIBRERIA

26 gennaio 2008

Il fascino discreto della borghesia (dopo i 40 scatta l'orgia?)

Metto un pezzo che ho semplificato (per un fatto di lettura) da "La ragazza definitiva", era proprio il caso di intitolarlo "la figa della mutua questo eh...)
Per chi ancora non conosce, buona lettura.

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Io che mi son sempre sentita di un carino scricchio­lante pur facendo la modella, ho finito col pensarmi «figa della mutua», ovvero una ragazza passabile di sto­ria in storia quasi fosse una prescrizione medica. Questo fatto delle tante storie che transitano nella mia vita mi ha portato ad avere un mio flirt con la madre di un mio ex.

Lei è una gran gnocca. Una veneta di quarantacinque anni che ne dimostrava quindici in meno, occhi azzurro ghiaccio, lunghi e lisci capelli platino e delle tettine che sfidavano la gravità. Già da qualche tempo si era capito che ci si piaceva, sguardi, commenti e le solite cose. Fatto sta che una sera cominciano ad arrivarmi dei messaggini da parte di questa:
- «Ma ti piacciono anche le donne?». - «Quelle carine, femminili. «Ah, per fortuna perché pensavo ti piacessero quelle più maschili». «No, anzi, e che siano delle belle fighe».

Nel giro di pochi giorni, mi invita a pranzo e mi chiede di fermarmi a casa sua anche la notte.

Accetto.

La sera prima di arrivare lì, invece ero stata a trovare un mio ex prof delle superiori, che era un po’ di tempo che avevo in mente di averci qualcosa, qualcosa intendo di sesso. Perché poi uno crede che il sesso sia una cosa superficiale, forse è anche così, ma d’altra parte si capiscono aspetti delle persone che non ci arriveresti nemmeno con la psicanalisi. Nel sesso invece uno è un po’ più spoglio. In tutti i sensi.

Così vado a casa di questo prof, lui mette su della musica e a me viene un inizio d’influenza. Però dato che non ci si vede sempre, l’esibizionismo ha avuto la meglio e mi sono svestita. Poi qualcosa si sarà anche fatto, qualcosa di orale che non era un’interrogazione. Mi chiede di riprendere delle scene con la telecamera, perché era vari anni che non vedeva un culo così, dice, ma dato che non ero in forma ho preferito di no.

Succede che si lascia tutto un po’ a metà perché mi sale la febbre e a lui qualcos’altro. Mi faccio portare a letto con qualche medicina, e anche se io ero tutta anchilosata, mi stava vicino col cazzo duro mi sembra, o a volte duro, a volte un po’ così così. Che poi se uno col cazzo ci prende confidenza si rende conto che lo può benissimo usare anche come scacciapensieri, nel senso come fosse una cosa di gomma che fa squeek, squeek.

Cerco di riposare perché avrei dovuto vedermi con la madre del mio ex il giorno dopo. E tutto questo, mi sembrava un po’ una specie di spedizione punitiva del sesso.

La mattina lui molto gentilmente in macchina mi porta davanti al parcheggio di un supermercato dove avevo appuntamento con lei. Arriviamo, lei è già lì super topa con dei jeans strappati dai quali si vedevano per bene le sottostanti calze a rete autoreggenti. Ancora più che mezza ammalata presento al mio amico la tipa, la quale ha subito nutrito una gran simpatia per lui, perché lei essendo una gran figa, ma anche molto borghese, l’idea che lui fosse un professore la attizzava. Lui mi saluta sorridente, e vedendomi mal messa le dice: "mi raccomando, abbi riguardo di lei

Io in effetti temevo che non ne avrebbe avuto troppo, perché dato che da tre settimane continuava a mandarmi messaggi di complimenti e di intenti, una volta che ci si riusciva a vedere, mi sarebbe saltata addosso anche se avessi avuto la lebbra, e non gliene importava un bel cazzo di niente che io avessi passato una notte di merda e avessi ancora la febbre. Però ormai era detto tra le righe.

Mi porta in un bar.

Mi dice che deve arrivare un suo amico e io devo dirgli di essere sua cugina. A me pare strano. Arriva questo tipo che mi sembra appena uscito da un cantiere, mica che io abbia qualcosa contro quelli che sono appena usciti dai cantieri, ma subito la mattina alle dieci trovarmi con lei e questo tizio mi sembrava un po’ un film. Ma di quelli un po’ scrausi. Dunque senza che io dica e sappia nulla, chiede al tipo se ha voglia di venire a casa con noi. E stringendo gli occhi, ride.

Il tipo un po’ meno, e anche io un po’ meno.

Ho capito che a lei il tipo piaceva, ma non so perché non capiva che non sempre vale la proprietà transitiva nelle persone.

Quello del cantiere, che poi non so in realtà se davvero lavorasse in un cantiere, ma l’idea era quella, era un po’ imbarazzato e stava zitto. Era giovane, cioè più di lei intendo, e forse non ancora abituato a certe cose. Comunque io, visto che il tipo parlava poco dico: «Forse è meglio che noi andiamo via a preparare il pranzo, che lui dovrà tornare a lavorare nel cantiere». In effetti lui non dice niente, e questo mi fa proprio pensare che l’idea del cantiere non fosse poi così sbagliata. Lui quasi in silenzio va via, e così anche noi.

Arriviamo a casa di lei, dove c’è sua figlia, la sorella del mio ex che è ancora una ragazzina e ci accoglie in festa piena di gioia. Io che non amo particolarmente i bambini, che han sempre voglia di giocare quando a te non te ne può fregare di meno, le dico che ho la febbre e non è il caso che mi stia così vicina. Ma imperterrita ama il rischio, e un po’ come sua madre non gliene frega un bel cazzo di niente se ho passato una notte di merda e ho ancora la febbre. Vuole giocare. A shanghai. La prima cosa che mi son messa dentro da piccola.

Arriva con molta calma anche il pranzo, e poi subito dopo si sa che c’è la pennichella. Ma la tipa figa, ancora in fase digestiva, mi prende per un braccio e mi dice che vuol farmi vedere la camera dove c’è il focolare. Così andiamo in questa stanza con luce soffusa, mi si mette di fronte, si avvicina e comincia a baciarmi, poi così anch’io. Non penso a nulla, a parte che lo sapevo già che andava così, che non c’è poi niente di male nel fatto che vada così, nel saperlo già invece ce n’è un po’ di cosa triste.

Lei si leva i jeans strappati, che tanto sapevo già cos’aveva sotto: le calze a rete auto reggenti e un paio di tanga trasparenti, così si vede chiaramente che la figa ce l’ha depilata. Insomma più trasparente di quello poteva esserci solo la radiografia.

Con molta disinvoltura mi spoglio, e sul letto con un po’ di moccolo al naso continuiamo a baciarci tenendoci nudamente strette, speculari in ginocchio avvolte l’un l’altra in un limonoso tiepido bacio umidiccio.

Lei si piace molto, e si fa guardare. Io non disdegnavo e pensavo lì per lì che è ben fatta e che ancora per un po’ ne avrebbe fatte tirare di oche, e che adesso era lì con me, che mi voleva fare un casino, e anch’ io alla fine nonostante la febbre.

Le chiedo se ha avuto molti uomini.

Mi dice di no.

Avrei voluto fosse stata la più troia di tutte. Allora glielo richiedo, ma ancora non capisce.

La risposta è no, pochi, uno scambio di coppia una volta, ma poi del resto nulla, oltre a questo aggiunge in veneto: «Cosa vutu, mi go vudo solo me marìo», * ‘Cosa vuoi, io ho avuto solo mio marito’. Faceva meglio a mentire. Tutto questo succede mentre io le sono sotto. Umido e mucose, magari se le mettevo su il vix respirava meglio.

Ad un certo punto mi viene in mente che da lì era nato anche il mio ex, ed un po’ mi ha fatto senso in quel preciso istante. Pensavo che ad una che ha avuto due figli, da sotto lì le si potessero vedere anche le biglie degli occhi. Invece no.

Poi prende un po’ le distanze, in modo che io possa vederla meglio, si distende orizzontalmente e si mette una mano tra i capelli. Fa un’altra uscita poco felice, chiedendo retoricamente: «Non son miga male vero per aver avudo do fioi?», * ‘Non son mica male vero, per aver avuto due figli?’. Sì le dico, certo, che davvero ha un corpo invidiabile.

Faccio un po’ finta di nulla, torniamo a baciarci mentre ci si accarezza, e lei con molto garbo provinciale dice di voler prendere dei vibratori. Non li trova subito, e esclama: «Dove galo messo i cassi me marìo?», * ‘Dove ha messo i cazzi mio marito’. Poi li trova dentro un cofanetto chiuso a chiave. Di tre tipi: uno medio, uno grosso e poi ridendo dice: «E quelo pì piccolo per il cuo», * ‘E quello più piccolo per il culo’. Che a me invece mi vien fastidio solo a pensarci al sesso anale, anche se a quasi tutti gli uomini che conosco piace. Va bene, comodo che è più stretto e uno si sente stringere meglio l’oca. Ma a me sembra di avere uno stronzo al contrario, e non mi sembra una cosa piacevole avere uno stronzo al contrario.

Fatto sta che prende uno di questi, non il più piccolo, e comincia a leccarlo, si dà da fare da sotto, proprio come fosse vero. Lei me la lecca ad oltranza e nemmeno male, mi infila qualche dito dentro, e porca puttana sempre in veneto dice: «Te piase? Cosa gonti da fare deso?», * ‘Ti piace? Cosa devo fare adesso?’.

A me girano le palle, che una sia così fuori luogo, e le dico: «Zitta troia».

Oh, e sta zitta.

Anzi le piace che le dico così. Anzi vuole che vada avanti a dirle ste cose porche ed umilianti. E vado avanti. Per fortuna così non dice più nulla per un po’. Riesco a pensare solo che è figa, e non che tutta questa figaggine è inversamente proporzionale a stile e al cervello. Però in silenzio faceva il suo porco effetto. Tanto mica dovevo farci un dialogo sopra i massimi sistemi. Magari un dialogo sotto qualcos’altro. I minimi.

In una qualche maniera continuiamo tra lingue e mucose, ed a certo punto mentre la lecco sinuosamente nei suoi meandri fradici, allo stesso tempo la masturbo con le dita dentro quasi fino le viscere. Si agita un po’, dicendomi in modo lascivo: «Ma ca brava ca ti sì», * ‘Ma che brava che sei’, e poi va avanti un po’ ad urlettini viziosi ansimante, fin quando finalmente viene. Mi chiede ancora cosa può fare, ed io le dico: «Nulla, che mi guardi bene da sdraiata e basta, è meglio, che chi fa per sé fa per tre, così farsi una sega è allora un po’ come fare un’orgia.

Poi ci addormentiamo vicine scherzando un po’ con i piedini prima.

Quando ci si risveglia si torna giù, e c’è sua figlia che dice: «Avete dormito per quasi tre ore e mezza». Per fortuna non mi chiede più di giocare a shanghai. La sera si va a cena e il giorno dopo, mi riaccompagna di corsa al treno che prendo per un pelo.

Due giorni dopo mi arrivano due messaggi: uno dal mio amico prof, e uno da lei. Tutti e due sono a letto con l’influenza.

Poi glielo ho detto ad entrambi, che tutti e due si erano ammalati. Si son messi a ridere, ma ognuno per conto proprio, pur sapendo l’un dell’altro, perché se non fosse stato per me non si sarebbero conosciuti. Così con consenso, a lei ho dato il numero di lui e viceversa, se si volevano sentire. Credo si siano trovati visto che a lei piaceva il fatto che lui fosse un prof, lui invece alla fine non fa distinzioni, anche se lei non fa la prof non importa, l’importante è che faccia altre cose. E le fa.

9 commenti:

antonio ha detto...

Curiosa la scelta della foto... Lui (dalla L grande, naturalmente) senza numero, grigio e distante, senza numero. Nemmeno lo 0, come si indica il primo affetto da una malattia. A proposito, l'influenza?
L'unica semplificazione evidente al testo è il concetto sul dialetto.

Gisy ha detto...

L'influenza, eh la febbre è amdata giù, ma dire che sto bene sarebbe un'iperbole... diciamo che mi ci vorrebbe qualche altro gg di riposo. E invece c'è ancora solo domani! :(
Laurer
Ho messo questo post - ripreso dal libro naturalmente...

Mi dicono così in tanti che le donne dopo i 40 son così scatenate!
Cioè un pò è vero pure per quelle che ho conosciuto io - però - qual'è il concetto di scatenate? hehehe

Anonimo ha detto...

vorrei sapere se hai risolto l'enigma della loren in bagattelle per un massacro.
ti sarei grato se mi inviassi notizie in merito.
cordialità
gaetano
gae47it@yahoo.it

Gisy ha detto...

Guarda magari lo sapessi. Vatte a fidare ( e alla pesca) di queste stampe alternative tarocche.

Anonimo ha detto...

il fatto è che in altre edizioni non esiste più, è oramai illegale.
comunque sono convinto che c'è qualche strana follia dietro alla traduzione.gisy, hai l'aspetto e la scrittura di una dea
brava
gae47it@yahoo.it

Gisy ha detto...

Per quello sì, ma totalmente pazzaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

SerialLicker ha detto...

stufo di aspettare, vado a cercarti da Fnac...

grazie di scrivere

Anonimo ha detto...

allora sei il miglior argomento a sostegno dell'elogio della follia.
ad maiora
gaetano
gae47it@yahoo.it

SerialLicker ha detto...

da Fnac non ci sei
l'ho segnalato, con malcelato fastidio, a una povera cassiera...
ha promesso di rimediare