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IN LIBRERIA

10 giugno 2007

Raffaello Baldini

Credo Raffaello Baldini meriti di essere conosciuto il più possibile. Raffaello Baldini un grandissimo poeta dialettale (e no), forse e mi sbilancio un pò, oserei dire tra i più bravi poeti italiani degli ultimi '50 anni.
Romagnolo d'origine (1924) scomparso nel 2005.
Sa raccontare con estremo senso del comico, del surreale le più svariate situazioni, e descrivedno minuzionamente i personaggi di provincia con tutte le loro concatenazioni. Non escludendo mai il raccontare l'amore con estrema delicatezza, malinconia, e l'innarestabile e unico presente del passato che sono poi i ricordi.

Coglioni

Si dice bene i coglioni, ma loro,

io ne conosco più d’uno,

si credono d’essere,

non lo sanno che sono dei coglioni, e si sposano, hanno figli, e i figli sono figli di coglioni,

che io non dico mica,

il babbo è il babbo,

tu non abbia da voler bene al tuo babbo, portargli rispetto,

però questi figli, non lo so, io, non se n’accorgono?

quando parlano con il loro babbo, non lo vedono, non lo sentono?

o sono coglioni anche loro?

che lì allora è fatica, fra coglioni –

ecco, sì, no, c’è delle volte che gli scappa detto: il mio babbo è un coglione

ma in un altro senso, nel senso che è buono, che è un galantuomo…

Che questo però è un discorso,

come sarebbe allora?

i galantuomini sono dei poveri coglioni?

Intendiamoci, può essere che un coglione sia un galantuomo, può essere che sia buono,

ma può essere anche cattivo,

ci sono i buoni e i cattivi anche tra i coglioni,

coglione vuol mica dire,

uno è un coglione, ma può andare vestito bene, portare gli occhiali,

può essere, guarda io quello che ti dico,

può essere anche intelligente, e nello stesso tempo coglione, che è un caso eccezionale, ma succede,

essere coglione è una cosa,

può essere tutto un coglione, può essere anche istruito, può essere perfino laureato…

certo che se è ignorante, i coglioni ignoranti, quelli sono una disgrazia, non si ragiona, è come parlare al muro,

e prepotenti –

che uno, io capisco,

quando dico che un coglione può essere tutto,

uno può rimanere disorientato,

gli viene da dire: allora, se uno è un coglione, in cosa si distingue?

insomma, cosa vuol dire essere un coglione? cos’è la coglionaggine?

Eh, questa è una domanda, è fatica,

come si può dire? fammi pensare, non c’è un esempio?

Ecco, i coglioni fanno le cose alla rovescia, e tu li vedi che sbagliano, tu lo sai come andrebbero fatte,

provi a dirglielo, anche con le buone maniere, ma loro niente, tirano dritto,

tu cerchi di dargli una mano, di metterli sulla buona strada, loro ti guardano con un’aria:

t’arrabbi:

“Sono dei coglioni!” ti sfoghi in piazza, e in piazza c’è anche qualcuno che ti ascolta:

“Hai ragione, sono coglioni, però…”

“Però?…”

“Cosa si può fare? Sono tanti, comandano loro”.

Raffaello Baldini (c)



I COGLIONI (2)

Dunque, no, fammi capire, i coglioni

tu vedi che sbagliano, gli vorresti dare una mano, metterli sulla buona strada,

ma siccome sono coglioni non ti stanno a sentire,

e tu ti arrabbi,

ho capito bene?

solo che, secondo me,

che sbaglierò, però, da quello che vedo,

non ti stanno a sentire perché la buona strada

ce n’è tanti che l’hanno già trovata,

sono pieni di soldi, case, macchine, tutto,

che noi, io e te, sono cose che non le abbiamo,

e magari neanche le vogliamo,

però loro le hanno, e se le tengono,

e io, capisco anch’io quello che vuoi dire,

loro danno valore a cose che non ce l’hanno, seguono le mode,

che noi, se avessimo noi i loro soldi…

solo che non li abbiamo,

non abbiamo una lira,

e io,

adesso non arrabbiarti anche con me,

ma delle volte,

non sarà,

mi viene da pensare,

che i coglioni siamo noi?

siamo io e te?

Raffaello Baldini (c)

10 commenti:

Alberto ha detto...

Bella questa poesia mi è proprio piaciuta! Non conoscevo questo poeta.
Ciao.

cristina ha detto...

Un'emozione vedere questo post.
Lello quella volta se ne è andato a primavera. Un'altra morte di quelle mie.
Nei miei ricordi è molto coperto, anche d'estate, pallido ad agosto come a dicembre, misurato nel mangiare e nel bere come nel ridere. Le lucciole lo sorprendevano ad ogni nuova stagione.
Sembrava sempre meravigliato, in attesa, quando decideva, ironico, a tratti silenzioso.
Spiluccavano quantità di "brustolini", lui e la Lina, lei dolce e esuberante, con i miei genitori, poi si pentiva.
Non credo che tu sbagli a definirlo uno dei migliori degli ultimi cinquanta anni.
Due poesie nel nostro dialetto:

L'invéran

Cumè ch'al s'è zchéurti al zunernèdi!
al zéinch u n s vaid bèla pio lòmm.

Mu mè u m'è vnù nòta
al dis e mèz dla matéina.
A n tròv la pirètta dla luce.
U n fa ancòura e' dè.

(L'inverno

Come si sono accorciate le giornate!
alle cinque non si vede ormai più lume.

A me mi è venuta notte
alla dieci e mezzo della mattina.
Non trovo la peretta della luce.
Non si fa ancora giorno.)


Nadel

Ch'un avnéss mai Nadèl,
i lòmm, la bòba, al machini, la zénta,
ch'un s pasda invéll,
'na préssia tòtt, bèvar alzèd, pachétt,
la nèbia, al fazi lòstri di mazlèr,
auguri, auguri, chèrti culurèdi,
al melarènzi sérbi,
agli anéusi, i féigh sécch, ch'i t s mètt tra i dint,
spatàsi, ucèl panèd, tòsa, sgadèzz,
butàighi tott zàisi fina agli òt,
e la matéina dòp 'na ferma, un zétt,
u s sint caminé in piaza qualcadéun,
l'inznìr e' pòrta fura e' chen, adlà
l'Alba la guèrda la televisiòun,
e' pèpa e' fa i auguri in trenta lèungui,
pu i pi sòtta la tèvla fina al tre,
ch'u s fa nòta t'un sbréss, e tè disdài
te schéur, csa fét acquè? t vu un pèz 'd tiròun?
mo zènd la luce, l'era schéur cumpàgn,
an,la vzéiglia, quant l'à sunè e' telefan,
chi parla? non si sente, l'era li,
da dalòngh, pronto, pronto, non si sente,
pronto, chi parla? pronto,
non sento niente, e invìnci ò sentì tòtt.

(Natale

Non venisse mai Natale,
le luci, il chiasso, le macchine, la gente,
che non si passa da nessuna parte,
una fretta tutti, baveri alzati, pacchetti,
la nebbia, le facce lustre dei macellai,
auguri, auguri, carte colorate,
le arance acerbe,
le noci, i fichi secchi, che si mettono fra i denti,
spinte, occhiali appannati, tosse, segatura,
negozi tutti accesi fino alle otto,
e la mattina dopo, un fermo, un silenzio,
si sente camminare in piazza qualcuno,
l'ingegnere porta fuori il cane, di là
l'Alba guarda la televisione,
il papa fa gli auguri in trenta lingue,
poi i piedi sotto la tavola fino alle tre,
che si fa notte in un batter d'occhio, e tu seduto
nel buio, cosa fai qui? vuoi un pezzo di torrone?
ma accendi la luce, era buio uguale,
l'anno scorso, la vigilia, quando ha suonato il telefono,
chi parla? non si sente, era lei,
da lontano, pronto, pronto, non si sente,
pronto, chi parla? pronto,
non sento niente, e invece ho sentito tutto.)

Gisy ha detto...

@Alberto - Questa è una, ma quante ce ne sarebbero...

@Cristina - che bello che lo citi.
I pezzi nostalgici sono i miei preferiti.
Con questa delicatezza solo, solo sua.
E quanto racconta dell'amore, lo fa sempre quel senso dell'attesa e della perdita che adesso sembra non esserci più, ma chissà perché ancora fa lacrime a pensarci.
Bellissima la tua testimonianza. Come mi spiace a non aver fatto in tempo a conoscerlo. E dire che ero giù a Modena da un pò. Magerò tanti brustolini per ricordralo, ma tanti!

antonio ha detto...

Ahhhwwwww!!!!
La poesia di Natale mi ha fatto venire in mente, nel finale, un mio Natale... Lei, quella che se incontrassi adesso scapperei, che chiamo per ringraziare del regalo, lo stesso con cui chiuse la porta in faccia a dei sentimenti non corrisposti. Fu la fine di una conoscenza che mi aveva fatto palpitare. Un fiore marcito invece che sbocciare...
Credo che appena possibile cercherò qualcosa di questo Autore... e chissà che non trovi anche "una vita a precipizio". Chissà!

Gisy ha detto...

Ne vale veramente la pena, e non lo dico per promozione, ma per amore.
O se vogliamo per diffondere qualcosa in cui credo veramente. Baldini ha quella caratteristica di rendere la magia dei sentimenti, come ogni VERO autore.


QUELLA SERA

La Renata, quella sera.
Quattro balli di seguito, senza dire niente,
le ho preso una mano e lei mi è venuta dietro come una bambina
fino alla Bosca,
stavamo sempre zitti,
l'ho cercata nel buio, non ci credevo,
l'ho sentita tutta, e quella bocca, quel profumo,
la camicetta sbottonata, tremavo,
e sotto senza niente, c'era lei,
è venuta giù piano, dolce, con gli occhi chiusi.
E poi la domenica dopo s'è sposata.

LA SERA

Io invece è la sera,
ma non sono i pensieri,
che pensi delle gran cose,
magari il pomeriggio sono lì che sto facendo dei conti, metto a posto delle carte e dico: stasera voglio uscire, vado al cinema o se no al caffè a fare un tresette,
poi viene la sera, mangio, vado di là,
e adesso uscire, che ore sono?
no, un’altra volta, stasera sto a casa,
di sotto le macchine corrono,
dove vanno?
Boh,
io, seduto qui, a gambe allungate, non accendo neanche la luce,
sto ad ascoltare quella bambina di sopra che studia il piano.

Ilaria ha detto...

IN DUE

Lo dico sempre anch'io, in due è il massimo,
per stare insieme, se vuoi stare insieme, in dieci, in venti,
come fai a stare insieme?
la gente invece gli piace d'essere in tanti,
"Eravamo una trentina, senza contare i bambini", e sono contenti,
"Stiamo insieme",
che non vuol dir niente, starai attaccato, non insieme,
più siete e peggio è,
stare insieme è un'altra cosa, non te n'accorgi?
No, non se n'accorgono,
per loro, essere in pochi è come non esserci, loro
hanno bisogno d'essere in molti, in cento, in mille,
in diecimila, in centomila,
[...]
invece in due, tu e lei, la sera, in casa,
a un certo momento spegni la televisione,
chiacchieri un po', lei va di là, torna,
sorpresa! due gelati,
vuoi crema o cioccolato?
poi ogni tanto si esce, si va nei posti,
a mangiare fuori, al cinema,
il cinema è una roba,
come da bambini le favole,
si sta tutti lì a sedere, zitti, incantati,
se ti viene delle volte da dir qualcosa, dietro
c'è sempre uno che protesta: ssst! silenzio!
poi Fine, si accendono le luci,
è come svegliarsi, ti alzi, e basta un niente,
che le tieni il cappotto, che se l'infila,
che la stringi, non molto, solo sentirla.

Gisy ha detto...

Questo è il romanticismo più bello...il senso dello stare assieme, come lo manda...grazie Ilaria

Anonimo ha detto...

Ilaria, ma conosci anche Baldini?!
Succede come con Cavazzoni e Benati - li conosciamo in pochi, e siamo molto discreti...

Ciao Gisy!

Gianfranco

Paolo (barbar) ha detto...

sono smonato e coglione. E comunque vedi, ecco con poco, due parole, ci si rende conto che basta poco veramente poco a far passare la giornata, e tanto domani arriverà comunque. Grazie gisy e tutti coloro che hanno commentato. Cercherò anch'io i libri di questo poeta.

Gisy ha detto...

A volte è la felicità deli altri che fa fare le cose..graziea te

Ecco lascio qui un pò di bibliografia

Anno 2000, Florida

Ed americana del monologo teatrale Carta canta - Page Proof, a cura di Daniele Benati, Bordighera press


Ecco lascio qui un pò di bibliografia

Anno 2004
Libro: C'era tre volte. Con CD Audio
Editore: Full Color Sound
€ 13,00


Anno 2003
Intercity di Baldini Raffaello
Libro: Intercity
Editore: Einaudi
€ 13,50


Anno 2000
La nàiva-Furistír-Ciacri di Baldini Raffaello
Libro: La nàiva-Furistír-Ciacri
Autore: Baldini Raffaello
Editore: Einaudi
€ 18,00


Anno 1998
Carta canta-Zitti tutti! -In fondo a destra.
Editore: Einaudi
€ 11,80


Anno 1995

Libro: Ad nota
Autore: Baldini Raffaello
Editore: Mondadori
€ 12,91